Firenze, la città dove ogni maestranza diventa arte
Un viaggio per le strade, percorse dal Sommo Poeta, sulle tracce della mente sublime che ha declinato la lingua italiana. Una città, al bivio tra modernità e rinascimento, in cui le banche nacquero e fiorì l’arte contemporanea. Ilaria D’Adamio vi porta a scoprire gli itinerari meno conosciuti, le botteghe artigiane, le gallerie, che conservano oggi lo spirito di un “nuovo umanesimo”.
Cammino per i Lungarni e attonita, mi accorgo che il mio sguardo è invogliato a guardare lontano: Ponte alla Carraia, Ponte Santa Trinita, Ponte Vecchio. Una sequenza di attraversamenti, immersi in un’elettrica atmosfera, svelano il tramonto dietro le colline del Chianti: non desta stupore che la prospettiva sia nata qua.
Un ritmato calpestio risveglia la mia mente inebriata, una carrozza a cavallo procede veloce verso
Via Tornabuoni, oggi la più elegante strada del centro storico, costellata di boutique e sormontata dallo storico palazzo della Fondazione Ferragamo, spazio dedito all’organizzazione di mostre fusion tra arte e moda.
Abbasso gli occhi e mi perdo nel selciato delle pietre rinascimentali, dal tipico colore grigiastro.
Il pensiero corre indietro nel tempo ed alle tante personalità che hanno passeggiato spesso da queste parti.
Un Indro Montanelli, che dal Ponte Santa Trinita, commenta le future sorti di un’Italia in fase di ricostruzione dopo gli eventi della II Guerra Mondiale, una giovane Oriana Fallaci, che nel 1966 prende coscienza della sua vocazione giornalistica lungo gli argini abbattuti dalla furia della storica alluvione del fiume Arno, evento che chiamò a raccolta tutti i giovani del mondo per salvare i capolavori della Galleria degli Uffizi. Alluvione, ripresa inoltre dalla pellicola “Amici Miei -Atto II”, film dell’'82, dal genio del cinema italiano di Mario Monicelli.
E’ semplice a Firenze sentirsi sul set di un film, respirando l’atmosfera di una rinata Dolce Vita, attraversando Piazza Strozzi ed i suoi cocktail bar dal design minimale che strizzano l’occhio ai 60’.
La passione per l’arte contemporanea mi costringe ad entrare nel nobile chiostro di Palazzo Strozzi, sede oggi di numerosi enti che operano per la fruizione artistica ed il monitoraggio sulla lingua italiana.
Uno di questi, recentemente costituito è il CCCS- La Strozzina, che incentra il suo lavoro sulla presentazione di mostre tematiche di visual art e si costituisce, fucina di idee e palco per i talenti emergenti, a cui è stata dedicata una manifestazione, divenuta ormai prestigioso appuntamento biennale. Passando sotto l’arco di Piazza della Repubblica, raro monumento di architettura eclettica, lancio lo sguardo alla tenda rossa del Caffè Giubbe Rosse, che ha iniziato la sua nuova programmazione di reading letterari serali ed open air, in onore all’anima avanguardistica degli inizi del‘900, che lo elessero luogo protagonista di famosi brain storming, che coinvolsero gruppi, come i Futuristi e personaggi del calibro di Italo Calvino sino a James Joyce.
Ormai folgorata dal rosso dei tendaggi, noto, un po’ flaneur, quanta questo colore mi circondi, sulle insegne dei negozi, sui cartelli, sino a trovarmi a seguire incuriosita, il movimento del vestito di una ragazza, che conduce all’interno di un vicolo. Rosso! Come l’abito di Dante, nel celebre ritratto di Sandro Botticelli. Da via del Corso svolto a destra e con sorpresa mi trovo di fronte proprio a quella che fu la piccola chiesa medievale, prospiciente la sua casa natale, dove il Sommo Poeta verso quest'ora si recava alla funzione dei Vespri, sperando di vedere fugacemente l'amata Beatrice, amore ideale, celestiale e candida musa ispiratrice del libro del Paradiso (Divina Commedia).
Chissà su quali note di musica antiqua, Dante continuava la sua camminata passando dalla Badia Fiorentina? Ricostruisco facilmente i suoi passi dai versi scolpiti sulle targhe in marmo, affisse nelle viuzze vicine. Costeggio via del Proconsolo, al cui angolo con via Ghibellina, svetta lo storico palazzo del Bargello, sino a trovarmi in Piazza S. Firenze, illuminata dalle tante luci, provenienti dalle vetrine delle botteghe degli artigiani di lampade in ferro battuto.
Questa piazza è ancora oggi, nel mese di giugno, l'arena del Calcio Storico Fiorentino, la sfida all'antico gioco della palla a mano tra i quattro quartieri della città: i Bianchi, i Verdi, i Gialli ed i Rossi. Ogni anno tamburini annunciano la sfilata degli statuari calcianti, che all'epoca rappresentavano in campo le acerrime rivalità delle potenti famiglie fiorentine. Quali erano, dunque, le celebri casate nobiliari che si sono succedute nelle guerre di potere tra Bianchi e Neri, tra Guelfi e Ghibellini? Basta entrare all'interno della Basilica di Santa Croce per comprenderlo, visitando i sepolcri monumentali della basilica. La chiesa a tre navate disposte sulla base a croce egizia, sono divise da pilastri ottagonali che terminano in un abside poligonale: uno dei più importanti esempi di architettura gotica in Italia.
Proprio alle tante cappelle e alle tombe di personaggi illustri, di sommi artisti, letterati e scienziati, che deve il nome di Tempio dell'Itale glorie, nella definizione che Ugo Foscolo ne dette nel carme Dei Sepolcri. “ Ma più beata che in un tempio accolte serbi l'itale glorie”, il simbolo dell'identità di una Firenze illuminata e luogo d'incontro di religiosi, letterati, umanisti e politici del tardo-medioevo e del rinascimento.
E' all'interno di questo scrigno, risalente al 1295 che si conservano i capolavori degli affreschi, ai quali lavorarono Giotto, Maso di Banco, Taddeo Gaddi, Giovanni da Milano, Agnolo Gaddi; le croci monumentali e i polittici, le splendide vetrate trecentesche; le strutture architettoniche rinascimentali dovute a Michelozzo e Brunelleschi; gli inserti scultorei quattrocenteschi(tombe, altari, pulpiti), opere dei maggiori maestri fiorentini come Donatello, Antonio e Bernardo Rossellino, Desiderio da Settignano, Benedetto da Maiano.
L'estasi del bello, sinonimo di virtù morale al tempo, mi trasporta lungo via De' Benci, dove rallegrano lo sguardo i tanti negozietti di vintage creativo, che propongono un ponte tra antica tradizione sartoriale ed esotica modernità. Entrando al loro interno non è raro, che vengano offerti cocktail a base di ortaggi e yoghurt su installazioni di colorata frutta fresca.
Vista la temperatura mi piacerebbe fermarmi a sorseggiare una birra o gustare un calice di vino rosso in una delle tante enoteche, preludio serale alla night-life che qui intorno svela i numerosi club, adatti ad ogni gusto musicale.
Inizia a farsi tardi e l'amica con cui ho fissato per una chiacchierata mi attende tra meno di mezz'ora Diladdarno. Svicolo per via De' Neri e mi lascio pervadere dai profumi delle carni grigliate, provenienti dalle cucine dei ristoranti e dai prelibati piatti tipici del localino “Trippa e Zampa”.
Giungo in piazza della Signoria. Benvenuti nel regno dei Medici! Accanto a me sulla destra, Palazzo Vecchio, sede del governo illuminato della Signoria fiorentina. A sinistra i tanti attori di strada giocano con l'eco dei portici della Galleria degli Uffizi. Le sale del museo dividono cronologicamente i quadri dal valore inestimabile dei maestri della pittura dal XII al XVIII, alcuni nomi? Giotto, Cimabue, Botticelli, Raffaello...Ma ciò che colpisce è che da pochi anni è possibile giungere oltre il fiume Arno, passando lungo il Corridoio Vasariano, attraverso quello che è chiamato il Percorso del Principe, ossia il passaggio attraverso le segrete stanze di Cosimo I dei Medici sino al Giardino di Boboli di Palazzo Pitti: un meraviglioso e suggestivo itinerario tra i tetti di Firenze e molti celebri dipinti, che suggerisce al visitatore l'impressione di esser stato ospite alla corte medicea.
Cinque minuti e sono arrivata in piazza S. Spirito, il quartiere degli artisti di Firenze, la mia amica starà ormai sospirando per il mio ritardo. Negli ultimi anni si respira un'atmosfera di rinnovato umanesimo per le tante gallerie rinate, che s'incontrano da via De' Fossi a via De' Serragli, tra cui Otto Luogo dell'arte, Tethys Gallery, Present Art. Ognuna a modo suo contribuisce alla rinascita del dibattito culturale all'interno della città, offrendo una molteplice scelta tra opere degli anni '70, design e fotografia. Odo gli accordi degli strumenti sul palco. I tecnici del suono stanno provando l'audio del concerto jazz di stasera. Il Cabiria caffè mi ha riservato uno dei suoi tavoli vintage più originali, fatto di pezzi di un vecchio cinema. Sono arrivata a destinazione. Un sorriso amichevole, mi attende...
Io resto qua...ci vediamo più tardi per il classico Nutella party. Intanto vi consiglio di portare i bagagli in albergo, vi stupirete della vista sui lungarni, che si gode dalle terrazze dal vostro hotel e non mancate di assaggiare una gustosa bistecca alla “fiorentina con cottura al sangue” , tornando. Sbrigatevi, altrimenti vi perderete l'inizio del concerto...
