Graffiti Writing
Per capire chi sono i writer, bisogna cercare a fondo su internet. Perché nel mondo reale i “graffitari” sono considerati spesso dei vandali, senza possibilità di replica. “Sporcano, disegnano cose incomprensibili sui muri e sui treni” sembra di sentire dalla figura dell’uomo qualunque che passeggia per le strade. Eppure non sono solo questo.
Mural e forza creativa
Attraverso le loro opere, i writer assegnano un’identità ben definita a ciò che per antonomasia non ha alcuna anima o segno distintivo, soffocando le città con il suo grigiore: il cemento. È quindi la creatività e la voce dei giovani a diventare protagonista attraverso l’appropriazione di luoghi scippati all’infanzia, ai giochi, al verde. Un esempio della forza di questi artisti si ha nell’87, quando il muro di Berlino, simbolo di paura e oppressione, diventò tela per le loro opere.
Un cambiamento tutt’altro che irrisorio: si passò dal grigio a mille colori, da nessuna identità a mille diverse. Per quanto riguarda la storia dei writer, i mural (disegni sul muro) nascono alla fine degli anni 60 e per dipingerli sulle metro di New York inizialmente venivano utilizzati pennelli enormi; pian piano negli anni 70 si diffusero le bombolette (creando la cosiddetta Areosol Art) per cui da “writer” si cambiò nome in “bomber” e dalle “Tag”, ovvero gli pseudonimi dell’artista, si passò a dipingere i “throw up”, disegni stilizzati di facile esecuzione: vennero cosi presi di mira anche interi treni. Negli anni 80 si diffusero poi i “memorial”, ovvero omaggi a persone care scomparse. Parlando della disciplina, la comunità di questi artisti è molto rigida: non debbono mai essere dipinte chiese o monumenti, pena estromissione dal gruppo (crew).
Mural e messaggi di pace
Nonostante i mural siano messaggi di pace, la società continua a declassare i graffitari al livello di vandali. Infatti chi venisse sorpreso a “sbombolettare” sui muri dovrebbe essere denunciato in Italia, dove sarebbe costretto a pagare una multa di 103 euro. E non solo. Molte proposte di legge nel 2008 furono portate avanti per rendere sempre più aspre le sanzioni, in modifica dell’articolo 639 del Codice Penale, prevedendo fino a 30.000 euro di multa più la possibilità di arresti domiciliari e reclusione; in America poi, è stata addirittura preposta una sezione di polizia specializzata anti-graffiti. Spesso, quindi, la repressione del fenomeno da parte delle autorità è costata cara agli artisti. In alcuni casi, particolarmente drammatici, anche la vita.
Gloria Esposito, 21/12/2009
