Io, il jazz e Luciano Moscati
Ho conosciuto Luciano Moscati in uno dei modi fortuiti dei quali la nostra essenza di pixelidi '2.0' è quotidianamente costellata.
Il giorno invece in cui ho iniziato a percepire Luciano Moscati ho imparato a scoprire - attraverso le nostre lettere musicali e armoniche - quanta passione albergasse in lui per la musica jazz, e quanta consapevolezza. Luciano non è un onnivoro, ossia non è una di quelle persone che si lascia abbacinare da una qualunque distonia sonora, da un nome di attualità, da una tendenza e in questo sta la sua grandezza e il suo infinito buon gusto. Quando mi ha chiesto qualche riga di scritto in cui confondermi (in senso letterale), esserne onorata è stato quasi pari all'emozione per una simile richiesta.
Quando qualcuno, nei percorsi comuni di un discorso di note, mi chiede se mi piaccia il jazz io rimango spesso attonita, non riesco a trovare le parole per rispondere. E' come se io provassi amore profondo e totale per un uomo e qualcuno volesse sapere se per caso mi stia simpatico. Dico spesso che il jazz è il mio respiro e solo chi non ne conosce l'intensità e l'importanza fatica ad afferrare il concetto. Mentre scrivo mi rendo conto che sia certamente possibile definire il jazz non solo come un linguaggio artistico ed estetico, ma proprio come una "lingua", che mette in comunicazione solo le persone che ne conoscono i costrutti.
Lingua in evoluzione, però, senza che nulla sia scritto. Senza una sintassi precostituita. Mi occupo di jazz da molti anni e il gap maggiormente avvertibile è che più imparo su questa musica e meno so di saperne. Non credo esistano paragoni a riguardo... Quando ad esempio ascolto il progressive metal mi rendo conto dell'influenza che su questo clima abbiano avuto i Led Zeppelin, per dire, ma finisce lì. Nel jazz non è solamente una questione di influssi e rimandi, ma tutto si evolve nel momento stesso in cui suoni, e si evolve ulteriormente nel momento stesso in cui ascolti. Solo chi ama davvero il jazz riesce a comprendermi in questa digressione.
Winton Marsalis, in Come il jazz può cambiarti la vita, prova davvero a dare un senso al jazz come modus vivendi, e tra le molte frasi importanti all'interno di questo volume scrive che il jazz è
l'importanza di esprimere l'essenza dei tuoi sentimenti e la disponibilità a condividere un progetto con altri (...).
Io personalmente trovo che sia questo ma anche un modo di rappresentare il senso dell'imprevedibilità nel rigore, e una costante necessità di scoprire codici nuovi.
L'urgenza dell'improvvisazione. Il mio augurio al mondo. Grazie Luciano.
