Carmen, Ouverture (G. Bizet)
Modena, "Gran ballo Estense" 27 giugno 2008, Piazza del Duomo Orchestra Modena Musica diretta dal Maestro Stefano Seghedoni
La Carmen, opera lirica in quattro atti di G. Bizet, dalla genesi piuttosto tormentata, è tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845). Nel corso del tempo ha subito modifiche anche salienti che hanno portato a molteplici rappresentazioni del personaggio. Bizet, dopo il fallimento della prima edizione all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875, morì tre mesi dopo la "prima" e non poté vederne la fortuna successiva.
L'opera si apre in una piazza di Siviglia, dove annoiati gendarmi, tra la moltitudine di persone che vanno e vengono vedono Micaela: una bella ragazza in cerca di Don José. Al quale deve consegnare una lettera da parte della madre, povera e sola, in attesa del ritorno del figlio. Il primo atto, nel corso del quale tutto questo prende vita, è forse il più celebre grazie proprio a Micaela e al canto che intona con Don Josè; dando vita ad uno dei duetti più belli dell'opera. Prima dell'uscita di scena, la ragazza viene raggiunta nella piazza da altre sigaraie come lei. Nasce tra loro un epico litigio durante il quale Carmen, una provocante zingara, accoltella una sigaraia, ferendola. Arrestata e data in custodia a Don José, riuscirà a fuggire dopo aver sedotto il suo temporaneo carceriere.
La vicenda prosegue nell'osteria di Lillas Pastia. Qui, ritroviamo Carmen che danza e canta con le amiche Mercedes e Frasquita. Ad un tratto entra Zuniga che cerca di sedurla, ma viene interrotto dal torero Escamillo. Anche lui sembra essere sedotto da Carmen, che poi lo respinge. Confidandosi con le amiche, la giovane confessa di essersi innamorata di don José, che arriva subito dopo. Per confessare il suo amore alla protagonista. Vengono però disturbati da Zuniga, che esorta il giovane a tornare nell'esercito. Al suo rifiuto, Zuniga lo aggredisce, ma Carmen chiama in aiuto gli zingari. Capendo che non può far altro che scappare, José si unisce a Carmen e agli zingari.
L'atto terzo si apre sulle montagne, al covo dei contrabbandieri. Carmen e José litigano frequentemente, ormai, e la loro relazione è agli sgoccioli. Carmen interroga le carte, ma il suo destino è funesto: morirà. Subito dopo la raggiunge Micaela, alla ricerca di don José; quando entrano Escamillo e José la fanciulla scappa. Geloso del rivale, José sfida a duello il torero, ma viene bloccato dagli zingari, che trovano Micaela nascosta tra le rocce. La giovane dirà che la madre di José è in punto di morte ed egli non può fare altro che seguirla, ma giura vendetta a Carmen.
Nel quarto ed ultimo atto, nel giorno della corrida, la folla attende Escamillo che entra trionfante nell'arena. Mercedes e Frasquita avvertono Carmen che José è nei paraggi. Ignorando i consigli delle amiche, Carmen lo incontra, e quest'ultimo supplica la donna di tornare con lui. Agli sprezzanti rifiuti di lei, José s'infervora scoprendo che l'amante di Carmen è Escamillo. Minaccia Carmen, e accecato dall'ira, la uccide. Ma i rimorsi lo assalgono immediatamente, cosicché, una volta uscito tra la folla dell'arena, rivela davanti a tutti il suo delitto.
Carmen come Vivian-Julia Roberts, Rossella O'Hara- Vivian Leight. O, ancora, Emma Bovary. Secoli di storia americana ed europea che accompagnano (personalmente, me lo auguro) l'approccio alla lettura o al cinema milioni di donne, di ogni età. Essere donna significa anche questo. Essere capricciose, sfacciate, fragili. Sviluppare la consapevolezza e la capacità di gestire un corpo attraente, con un cervello ancor più irresistibile, per dar vita alla propria rinascita, affrancandosi dalla secolare sottomissione maschile e maschilista. Dimostrando, a se stesse oltreché all'altra mezza mela, di saper esser anche intimamente, fortemente volitive, come Jo March insegna tra le sempiterne "Piccole Donne" di Louisa M. Alcott. L'eroina di Bizet è tutto questo: un affresco della complessità della donna senza tempo né passaporto.
