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Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/06/2009
Direttore Responsabile Rosanna Caraci

 

Un amore supremo

— archiviato sotto: , , , ,

“Il Jazz è scaturito con il Big Bang…”, ed è una frase chiave tutta da analizzare. Un codice.

amore_supremo_piacenza_jazzIl primo elemento rimarcabile è jazz, e connota fortemente il nostro personale sentire e tutte le parole che verranno. Poi c'è quel verbo, scaturito: offre l'immagine di qualcosa che prepotentemente ci viene rivelato e in più ha in sé un'idea profonda di evoluzione. Il Big Bang evoca infine l'urgenza della creazione ed è in fondo una locuzione armonica quanto Big Band...A conti fatti, abbiamo in una sola, brevissima frase tre concetti dinamici e in divenire. Un fatto molto jazz, e un piccolissimo ed emozionante assaggio di quello che ci riserverà la lettura di questo libro, perfetto per chi conosce e ama questo mondo dal momento che l'autore non è solo un ottimo narratore, ma anche e soprattutto un raffinatissimo esperto della materia - il che garantisce alla scrittura una freschezza e una vitalità specialissime.

La cosa più sorprendente è però l'impatto che ha su chi il jazz non lo frequenta per nulla e non avrebbe mai pensato di accostarsi a qualcosa di così sfaccettato e imponderabile. Questo forse è il maggior successo di Un Amore Supremo, il cui rimando naturale è il brano di John Coltrane A Love Supreme: fondamentale, lirico, voluttuoso. Un vero e proprio topos della grammatica jazz.

Luca Ragagnin, scrittore torinese dai mille guizzi possibili - per stile e personalità -  non a caso ha scelto per questo volume la casa editrice Instar Libri, che ha in catalogo titoli assai importanti come Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer o L'Angelo con il fonografo di Evan Eisenberg e si differenzia rispetto al mercato editoriale per la cura del prodotto e per un'autentica passione nei confronti del mondo musicale. Jazz, in particolare.

foto LucaVivono all'interno di questo libro quasi tutti i personaggi che hanno fatto la storia di questo universo un po' incantato e un po' sbilenco. In un chiasmo ideale, da Cannonball Adderley a Joe Zawinul, 64 racconti (il 1964 è anche l'anno in cui viene registrato il disco A Love Supreme) che narrano di storie vere musicate da Ragagnin attraverso un linguaggio ricco e pertinente ad ognuno dei personaggi, e ispirate dall'ascolto di brani che vengono poi dallo scrittore elencati in una bellissima e illuminata guida alla fine del libro: Rubrichina degli ascolti (per leggere i racconti). Naturalmente, si può leggere molto intorno a Charlie Parker, o Thelonious Monk, o Bill Evans e Charlie Mingus a cui sono dedicati tre racconti ciascuno. E' però bellissima e in qualche modo poetica l'evocazione di nomi come Paul Bley, ad esempio, o Cecil Taylor, Lee Morgan, Herbie Nichols, Jackie McLean, Earl Hines, passando attraverso storie magnifiche come la costituzione di un'immaginata New Jazz Society canadese o l'incalzante, sensualissima scrittura di Amanti del jazz, o ancora la geniale costruzione del racconto Gerry Mulligan, l'elogio della pigrizia e l'applicazione jazzistica dei vasi comunicanti. Questo l'incipit: "Se non fosse stato per gli storici arrangiamenti di quattro brani di ‘Birth of The Cool' di Miles, nel 1949, il sassofono baritono del dinoccolato uomo bianco dai capelli rossicci avrebbe lasciato il posto a una sacca da golf da quattordici bastoni, o a un trialberi con cui girare i mari del mondo, o a una collezione di pipe. Lui stesso da giovane l'aveva detto: "Ciò che voglio suonare è un jazz da pipa e pantofole, un jazz pigro." Esagerava, ovviamente. (...)"

Sinergie mentali e sonorità distoniche. Decisamente un libro jazz.

 Vale la pena di notare anche la qualità della prefazione al libro, affidata a un musicista intellettuale come il contrabbassista Furio Di Castri. "Uno che vive in mezzo ai libri e che ha costruito la propria arte sulle parole sta parlando di quel suono in cui tu vivi sommerso e di cui hai fatto il tuo respiro ed è venuto da te in una serata di limpida mezzaluna innaffiata da birra rossa e vodka e melanzane a chiederti di aprire con parole tue i suoi sessantaquattro racconti sul suono degli uomini (...)" Sensazionale. Confido che il prossimo libro sia a quattro mani...

Il nostro incontro con Luca:

Lorenza: Buongiorno a te, Luca. Tempo fa avevo acquistato Elogio di una Sbronza consapevole (scritto con Enrico Remmert, Gli Specchi - Marsilio, 2005 N.d.R.) giusto per quel meraviglioso titolo, dunque ho deciso che il mio primo quesito sarà: cosa scegliere da bere per questo nostro incontro di jazz e parole?!?

 Luca: Beh, visto che parti citando un libro che sprizza alcol a ogni riga, allora propongo un Jean Drink, beverone alla frutta, allungato con acqua e seltz. Era piuttosto in voga, nella New York di fine anni Cinquanta e inoltre, come racconto nel libro, quello alla pesca era il preferito di John Coltrane...

 Lorenza: Ma è perfetto! Ora mi piacerebbe sapere che forma abbia il percorso mentale che ti ha portato alla necessità di scrivere questo libro. Perché a un certo punto l'hai avvertita come necessità, credo.

 Luca: Lo stato di necessità dovrebbe essere una condizione imprescindibile per scrivere un libro, o per comporre un brano musicale, per dipingere, eccetera. Non sempre è così e non sempre la colpa è degli artisti. Ci sono un paio di libri di cui, sinceramente, un po' mi vergogno e probabilmente sarebbe stato meglio non pubblicarli, ma, in genere, cerco di assecondare un impulso forte, generato da una ridda di informazioni e stimolazioni e che poi s'acquatta comodamente dentro di me e si prende tutto il tempo che vuole prima di spingermi a organizzare un progetto e a scegliere la forma di scrittura più adeguata. È successo così per quasi tutti i miei libri, di narrativa o d'altro. Per quanto riguarda Un Amore Supremo, la tentazione di raccontare delle storie del mondo del jazz non si è fatta attendere troppo. In fondo, il jazz è un intero pianeta di vicende umane oltre che di note musicali e quindi, come già avevo fatto in tutt'altro ambito con i frammenti degli Oracoli Caldaici, divenuti le poesie de La balbuzie degli Oracoli, qui mi sono divertito a innestare una scrittura di pura fantasia su una serie di vicende jazz storicamente documentate. Perlomeno una parte dei racconti hanno questa caratteristica. Ma c'è anche dell'altro...

 Lorenza: Così inneschi potenti meccanismi di curiosità...Immagino che ci sia voluta anche una notevole commistione di energia interiore e di estro per scrivere questo libro: che valenza dai all'ispirazione che ciascuno dei musicisti contemplati nei racconti ti ha fornito?

 Luca: Una valenza centrale, da ossatura. Poi, però, come ti dicevo, intorno ho costruito corpi diversi, specie diverse. Per uno dei racconti dedicati a Bill Evans, ad esempio, come per quelli destinati a Lennie Tristano o all'Art Ensemble of Chicago, ho messo in piedi i teatrini dell'analogia, cosi che la musica, volendo, diventa un tappeto sonoro di sottofondo a vicende altre dal jazz, nei casi citati, rispettivamente al pomeriggio solitario di un bambino, a una festa in maschera e a una fantasmagoria praghese. Altrove, è l'innesto di cui ti parlavo prima a farla da padrone, poi però, a meno che tu non conosca perfettamente le vicende di cui si parla, diventa difficile separare la storia dall'invenzione, o, almeno, questo era il mio scopo. Ma mi pare che abbia funzionato abbastanza bene: ho appena letto una recensione che sostiene l'autobiografismo in uno dei racconti - Pollo fritto a colazione -, e in realtà, lì dentro, non c'è nemmeno una virgola presa dalla mia vita privata. Oppure, nel racconto dedicato al concerto del Quintetto alla Massey Hall di Toronto: beh, mi hanno chiesto dove avevo preso i documenti inerenti la costituzione della New Jazz Society... Da nessuna parte, ovviamente, perché non esistono, né, probabilmente, le cose sono andate in quel modo. Potrei citarti decine di altri esempi simili... 

 Lorenza: Trovo sensazionale anche l'operazione sul linguaggio che hai intrapreso con la tua scrittura, e non sto parlando solo dello slang un po' biascicato di Sphere (Thelonious Monk) o dell'idioma di Django Reinhardt, ma ogni racconto è scritto con un differente registro, adattando lessico e sintassi. Approfondiamo...

ragagnin_autore Luca: Ecco, semmai è qui che l'ossatura formata dall'ispirazione fornitami dai musicisti diventa corpo totale, con pelle e respiro. Perché ho cercato di riprodurre con l'uso dei più disparati registri linguistici la varietà altrettanto sfaccettata degli stili musicali che il jazz ha saputo sviscerare in appena un secolo di vita. E anche le cifre stilistiche individuali. Questo è stato l'aspetto che ho avuto chiaro e nitido in testa, prima di ancora di incominciare a scrivere. Non avevo ancora scelto gli artisti dei racconti, ma sapevo che avrei cercato delle lingue corrispondenti per ognuno di loro.

 Lorenza: Hai pubblicato questo volume con la Instar Libri, casa editrice assai virtuosa che ha nelle pubblicazioni di narrativa jazz l'illustre precedente Geoff Dyer... Io le differenze tra quel libro e il tuo le conosco tutte...e un po' maliziosamente vorrei che mi parlassi di ciò che nel tuo personale sentire ti differenzia dal quella scrittura.

 Luca: Ho amato molto quel libro ma, premesso questo, direi che non ci sono molti punti di contatto, a parte l'argomento. Natura morta con custodia di sax è permeato di atmosfera jazz, se ne sente il profumo a ogni pagina, ma è il profumo della vita del jazz, i taxi, gli impermeabili, le acconciature, i colori, i cibi, insomma, il mood esistenziale del jazz. Ha molto fascino ed è scritto splendidamente, ma manca un po' di musica. Diciamo che dentro i miei racconti si suona di più perché ci sono più musicisti e più sedute di registrazione.

Lorenza: Furio Di Castri mi ha raccontato dell'emozione da lui provata nel vedere la tua infinita collezione di dischi jazz... e per contro tu dici di essere rimasto folgorato dalla sua affermazione ‘Ora sei uno di noi': in fondo non poteva che essere lui a scrivere la prefazione al tuo libro...

 Luca: Beh, infinita... dovresti vedere la sua! Siamo molto amici e lui è un grande jazzista, così, quando l'editore mi ha chiesto chi avrei voluto come prefatore non ho avuto nemmeno il bisogno di pensarci. Poi avevamo già collaborato insieme per un mio libro precedente con cd allegato, e fatto qualche reading contrabbasso/voce... Comunque, a proposito di collezioni, per l'uscita del libro Furio mi ha regalato una prima edizione americana in vinile di A Love Supreme. Sono rimasto di sasso...

 Lorenza: Grande Furio! Prima di intervistare te ho cercato di penetrare tra i tuoi lettori umori, impressioni e pareri. Ciò che si evince in primis, è che Un Amore Supremo è un libro che non può lasciare senza emozioni chiunque ami il jazz: non scorre via piatto, né d'altro canto affatica, lascia percepire un profondo amore per la materia, ma anche una perfetta consapevolezza di storie e luoghi. L'unico difetto riscontrato dai più - che però io avverto come un vantaggio - è la presenza di una totale e irrimandabile "genialità" dell'autore, che porta proprio a quelle differenze di registro di cui si parlava prima. Vuoi provare ad analizzare questa sensazione?

 Luca: Guarda, non vorrei essere frainteso né passare per superbo, però la necessità di usare più registri, come ti dicevo, è stato un passaggio necessario, irrinunciabile, con delle ragioni precise e ponderate. È nel dna del libro. Insomma, come dire, se voglio buttare gli occhi dentro una superficie unitaria non compro un caleidoscopio, o no?

 Lorenza: Completamente d'accordo. E, per concludere...Quale mai sarà il Big Bang da cui sei scaturito tu?!?

 Luca: E chi lo sa. Magari proprio quello del Sun Ra del libro, il Big Bang del Blues...

Copyright 2009, by the Contributing Authors. Cite/attribute Resource. Cattadori, L. M. (2009, December 26). Un amore supremo. Retrieved May 18, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/arte-design/un-amore-supremo. This work is licensed under a Creative Commons License Creative Commons License