Comunicazione e menzogna
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La menzogna, in quanto veicolata attraverso il linguaggio, è naturalmente legata alla comunicazione. Etimologicamente, comunicare < lat. communis agere, cioè agire nel mettere in comune un bene.
La menzogna, in quanto veicolata attraverso il linguaggio, è naturalmente legata alla comunicazione. Etimologicamente, comunicare < lat. communis agere, cioè agire nel mettere in comune un bene. Il bene messo in comune, nello specifico, è rappresentato dalle conoscenze, che sono condivise con gli altri.menzogna [men-zó-gna] s.f.
- Dichiarazione contraria a ciò che viene fatto, sentito, visto ecc.; alterazione del vero SIN falsità; nel l. fam. e con valore meno negativo, frottola, balla, bugia: hai detto una serie di m. (Sabatini-Coletti, Dizionario della Lingua italiana)
Allo studio dell'epifania della menzogna ha dedicato un saggio Mario Lavagetto (La cicatrice di Montaigne, Einaudi, Torino, 1992), in cui prende in esame un campione di opere letterarie e ne esamina i contenuti relativamente alla menzogna (ad es. Ulisse, le sue bugie, inganni e travestimenti) (1). Sostiene Lavagetto che mentire è uno dei sinonimi del linguaggio, pertanto la menzogna in sé non è priva di valore conoscitivo. È pur vero che, come sosteneva Lacan, per mentire occorre sapere moltissime cose, e anche ricordarle!
Il linguaggio come codice linguistico si basa su codici arbitrari, cioè su sistemi di segni e simboli socialmente riconosciuti e condivisi dai parlanti e trasmessi attraverso un canale. Tuttavia, la comunicazione non è esattamente il processo più semplice del mondo e uno schema lineare mal si adatta a spiegare le difficoltà di interpretazione. È per tale motivo che lo schema di comunicazione lineare elaborato da C. Shannon e W. Weaver nel 1949 non spiega molte cose e non è affatto sufficiente a dare conto delle problematiche interpretative legate alla comunicazione.
Intanto, il canale attraverso cui si trasmette il messaggio dall'emittente al ricevente molto raramente è privo di ostacoli: sono svariati gli aspetti che intervengono nel corso della comunicazione e in tal modo la modificano. Ciò rende la comunicazione un atto complesso, in cui la comprensione non è affatto scontata.
A tal proposito, citiamo Wittgenstein che, nel suo Tractatus Logico-Philosophicus (1921), afferma: "La verità o falsità delle proposizioni non-logiche non può essere riconosciuta basandosi soltanto sulla proposizione." Infatti, occorre confrontare la proposizione con la realtà, poiché il linguaggio non ha la funzione di rendere trasparente il pensiero: la decodifica dell'enunciato richiede l'interpretazione e quindi il ricorso a strategie di comprensione e decifrazione. Questo è il motivo per cui decifrare le menzogne veicolate attraverso il linguaggio non è affatto semplice.
"Per interpretare la produzione di un enunciato come menzogna, vale a dire come vero o falso, ma anche come ironico o assertivo, folle o assennato è necessario che si conosca il contesto pragmatico-comunicativo in cui avviene lo scambio del codice-linguaggio. La conoscenza del contesto non è un'informazione che può essere ricavata dall'enunciato, ma è relativa a coordinate fisiche, sociali, relazionali, emotive o culturali della situazione in cui si svolge il processo comunicativo." (2)
A proposito di Ulisse, ci ricorda Piergiorgio Odifreddi (Le menzogne di Ulisse, Milano, Longanesi, 2004, pagg. 27-28) che "...i Greci riconoscevano come campioni nazionali di menzogna i Cretesi, e arrivarono a coniare il sostantivo kretismós come sinonimo di falsità.
R. Finocchi, Linguaggio e comunicazione, Effatà Editrice, pag. 8)
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antonella. (2009, November 19). Comunicazione e menzogna. Retrieved February 09, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/articoli-linguistica/comunicazione-e-menzogna.
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