L'alfabeto runico
L'alfabeto runico, le cui prime attestazioni risalgono al II secolo d.C., era un alfabeto segnico composto, appunto, dai segni che venivano incisi sui bastoncini tratti dal ramo di un albero durante i rituali magici praticati dai Germani. Questo alfabeto era definito fuþark, dalla sequenza dei primi 6 segni che lo compongono (*Fehu, *Uruz, *Þurisaz, *Ansuz, *Raido, *Kanuan).
Molti caratteri runici presentano somiglianze con alcuni caratteri dell'alfabeto greco, etrusco e romano, mentre altri sembrano essere stati creati dalle popolazioni germaniche. L'alfabeto runico aveva in origine delle finalità pratiche e si è sviluppato per la necessità di indicare la proprietà, le tombe o altri beni.
got. rūna
norr. rūnar
i.a. rūn
a.t.a. rūna = mistero (ted. mod. raunen = sussurrare)
Fuþark arcaico:
Es.: la runa
rappresenta il bestiame e la ricchezza, passa poi a indicare la fricativa labiale sorda f.1 La runa 
rappresenta il concetto di uomo e assunse poi il valore di bilabiale m.
Ecco alcuni dei significati riconosciuti:
- Fehu /f/= Ricchezza
- Uruz /u/ = Uro (animale)
- Thurisaz /th/ =Spina
- Kennaz /c/ = Torcia
- Isa /i/ = Ghiaccio
L'uso epigrafico dell'alfabeto runico iniziò verso il 200, anche se intenti magici coesistettero per qualche tempo. Il fuþark era inizialmente composto da 24 segni, ma successivamente ha subito delle evoluzioni sia nel numero sia nella forma delle rune (nelle lingue nordiche si ridusse a 16, mentre in anglosassone si ampliò a 28-29). Le rune erano essenzialmente delle linee rette incise perlopiù su legno, ma a volte anche su pietra. La mancanza di segni orizzontali è dovuta essenzialmente alla limitazione imposta dal materiale su cui venivano incisi i segni: praticare segni orizzontali avrebbe danneggiato le venature del legno e causato possibili errori di interpretazione della runa incisa. Le rune potevano essere incise sia da destra a sinistra sia viceversa, ma a volte potevano essere capovolte.
- i. mod. book < bōk = faggio
- ted. mod. Buch < buok < buohha = faggio
- t. mod. Buchstabe = lettera dell'alfabeto, che letteralmente significa bastoncino di faggio
- i. mod. to read = leggere, che originariamente significava interpretare
- t. mod. lesen = raccogliere e leggere (anche se in questo caso potrebbe trattarsi di un calco sul latino legere = raccogliere e leggere)
Le iscrizioni runiche ci forniscono informazioni su uno stadio arcaico e su un ambiente conservativo. Ad es. l'Iscrizione del corno d'oro di Gallehus:

ek Hlewagastiz holtijaz horna tawidō
(letteralmente = io Hlewagastiz da Holt il corno feci2)
Questa iscrizione risale all'inizio del V sec. d.C., venne alla luce in Danimarca, appunto a Gallehus. Secondo la tradizione norrena, le rune furono scoperte da Odino, definito il possente signore, che insegnò a tracciarle. L'apprendimento delle rune faceva parte delle arti tradizionali che dovevano apprendere i nobili, come ci è testimoniato da una strofa della Saga degli uomini delle Orcadi (cap. LVIII):
La scrittura runica finì con l'introduzione dell'alfabeto latino e del Cristianesimo, che vietava i riti magici come espressione di paganesimo. La Chiesa, infatti, incapace di comprendere le rune, pensava fossero formule magiche recitate con lo scopo di liberare il potere del diavolo.
Note
(1) A questo proposito, notiamo come l'ingl. mod. fee deriva dall'i.a. feoh (= bestiame, proprietà, denaro), ma ha subito un mutamento semantico; tra le forme germaniche, solo il gotico faihu significa proprietà, mentre ad esempio il tedesco Vieh significa capo di bestiame.
(2) Ek: presenta ancora la e i.e.;
Horna: conserva la a, mentre in got. è già caduta;
Tawidō: la ō è lunga (in germ. non esiste ŏ), mentre in got. è già tawida;
Degna di nota è l'allitterazione: ben tre termini nel verso iniziano con lo stesso suono (Hlewagastiz, Holtijaz, horna).
