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Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/06/2009
Direttore Responsabile Rosanna Caraci

 

L'imperfetto di conato - seconda parte

Proseguiamo il nostro esame dell'imperfetto di conato con alcuni esempi commentati.

Esempi:

(1) Pourquoi dètournaias-tu mon funeste dessein? (Racine, 'Phèdre', cit. in Warnant, 1964, 661)
(2) Les pleurs qu'il retenait coulèrent un instant. (Vigny, 'La prison', cit. ib.)
(3) Ma che testa ho, cara. Dimenticavo di dirti che fra poco verrà qui il senatore Tassoni. (Il gattopardo, 315, cit. in Blücher, 1974, 226)
(4) Dimenticavo di dire che s'è inoltre preso anche due baionettate austriache... (Il Messaggero, 8-7-1967, cit. ib.)
(5) Sì, ve lo avevo detto io...ma mi dimenticavo un altro impegno. (Passaggio dell'Equatore, 73, cit. ib.)
(6) Una volta ha fatto una gran fiammata, e quasi mi prendevano fuoco i capelli. (Il cielo è rosso, 130, cit. ib.)
(7) Per poco non cascavo, bellezza. (La ragazza di Bube, 55, cit. ib.)
(8) Moi, je me noyais un beau jour dans la Tamise, tu , m'as tiré de l'eau. (V. Hugo, cit. in Weinrich, 1980, 142)
(9) Le dió un dolor tan fuerte que se moría; hoy está mejor. (Gili y Gaya, 1943, par. 124, cit. ib.)
(10) Mi ricordo bene Giovanni che stendeva la biancheria in una giornata di tramontana; ovviamente, dovette poi rinunciare. (Bertinetto, 1978)
(11) Giovanni cadeva già nel burrone quando gli ho steso la mano: sono arrivato appena in tempo. (ib.)
(12) Ah, già, dimenticavo di dirti che è venuto a cercarti Giovanni. (ib.)
(13) Rispondevo, ma nessun suono saliva alle mie labbra. (Pusch, 1981)
(14) Ego ad te ibam. (Paluto, Truc. 921, cit. in Ronconi, 1971, 242)
(15) Veniebatis in Africam. (Cic., Lig., 24, cit. ib., 227)
 

Commento agli esempi

Ad un primo, sommario esame degli esempi riguardanti l'imperfetto di conato balza agli occhi la varietà linguistica delle frasi: oltre all'italiano, sono presenti, infatti, anche il latino, il francese e lo spagnolo.
Indubbiamente, l'imperfetto di conato è in qualche maniera problematico e, in alcuni casi, di difficile decifrazione, tant'è che il Van der Heyde lo considera con quello di modestia:

(14) Ego ad te ibam.  

è una frase che si presta ad una duplice interpretazione, sia di modestia sia di conato. Se la interpretiamo come conativa, dobbiamo tener presente quello che dice Wheeler (Amer. Jour. Phil., XXIV, 1903, 174), quando parla di azione interrotta o del passato immediato; vale a dire che la frase bisogna immaginarla nel momento in cui viene detta: venivo da te (ma ecco che ti trovo e mi fermo qui).

 
Ma se è vero che l'imperfetto di conato viene generalmente definito come il tempo del semplice tentatimacchxscrivvo, esso non ammette il raggiungimento dello stadio finale dell'azione. Ragion per cui, questa frase non potrà più essere interpretata come conativa, in quanto, pur se interrotta, ha raggiunto una fine. Resta, allora, un'interpretazione di modestia, se pensiamo alla frase come al corrispettivo della domanda Dove andavi? esaminata nel paragrafo precedente.
Altro esempio tratto dal latino è:
 
(15) Veniebatis in Africam.

che Ronconi traduce con Cercavate di venire in Africa, presentandolo come imperfetto di conato. Ma, senza un contesto che ci dia qualche spiraglio, è difficile catalogarlo come tale.
 
Una delle frasi che più chiaramente si possono individuare come conative è la (1) Pourquoi dètournaias-tu mon funeste dessein?, che, come giustamente fanno notare i Le Bidois, va interpretata esattamente come Perchè tentavi di distogliermi... in quanto è evidente dal contesto che l'azione non ha raggiunto il suo scopo.
 
Allo stesso modo, la (2) funziona altrettanto bene come Le lacrime che tentava di trattenere....
Tra le altre frasi chiaramente conative, la seguente:

(9) Le dió un dolor tan fuerte que se moría; hoy está mejor.

e non solo per la presenza della precisazione hoy está mejor, ma anche, e soprattutto, considerando se moría come era sul punto di morire.
 
Della stessa struttura formale è il (10) che, senza la precisazione seguente ovviamente, dovette rinunciare, non avrebbe più un valore conativo. Parlerei, piuttosto, di passaggio da imperfetto conativo ad imperfetto narrativo: la (10) mi ricordo  fa pensare, appunto, al tipico inizio di un racconto).
Interessante è l'esempio (11), che si può intepretare come conativo, e senza dubbio lo è, se consideriamo che, in effetti, Giovanni non ha portato a termine l'atto di cadere nel burrone. Ma una interpretazione forse ancora più appropriata sarebbe quella di imperfetto imminenziale, vista la presenza dell'avverbio già. Se poi sostituiamo stava + gerundio a cadeva il valore imminenziale non cambia affatto, anzi si può dire che qui l'uso dell'imperfetto o della perifrasi sia indifferente.
 
Chiaramente conativo è l'esempio (13) Rispondevo, ma nessun suono saliva alle mie labbra. Qui, l'azione non solo non si è conclusa, ma neppure iniziata, cosicchè "rispondevo" è l'equivalente di tentavo di rispondere.
Questo succede, naturalmente, se diamo alla frase un contesto reale, cioè se immaginiamo che il locutore stia riportando un fatto a lui accaduto e che ha materialmente vissuto. Le cose cambiano se, invece, il locutore sta ricostruendo un sogno, chè si tratterebbe, allora di imperfetto onirico.

Dei motivi che inducono Blücher a rifiutare l'etichetta di imperfetto di conato per gli esempi (3), (4) e (5) - così come rifiuterebbe il (12) citato da Bertinetto - si è trattato ampiamente nei rimandi ai testi acclusi a questo breve lavoro. Basterà qui ricordare che Blücher sostiene la commutabilità dell'imperfetto con il passato remoto ed il passato prossimo, cosa che può funzionare benissimo in alcuni casi, ma - come al solito - non in tutti. Proviamo, infatti, ad esaminare l'esempio seguente:

(4) Dimenticavo di dire che s'è inoltre preso anche due baionettate austriache...

bustoSi immagina che sia una frase presa da un discorso, mentre un locutore racconta un episodio, quindi, l'uso dell'imperfetto in quanto tempo che, sintatticamente, ha la sola funzione di immaginare come passata l'azione presente, è perfettamente giustificato. Senza contare che potremmo considerarlo come ero sul punto di dimenticare, che da solo basterebbe a giustificare un imperfetto di conato.
 
Ora, se noi, come Blücher propone di fare, sostituiamo un passato remoto a questo imperfetto, l'intera frase perde il suo senso, cioè non più essere considerata una frase pronunciata a PP con riferimento ad un PR - anche se vicinissimo nel tempo. Dire Dimenticai di dire che s'è inoltre preso anche due baionettate austriache... non è la stessa cosa, in quanto sembrerebbe che il locutore si riferisca ad un PR lontanissimo nel tempo, e quindi concluso. Invece, l'imperfetto si inserisce nel discorso cha va svolgendosi e fa riferimento ad una realtà che o è vicinissima nel passato (dimenticavo un attimo fa di dire...) o è altrettanto vicina nel futuro (stavo per dimenticare di dire...), ma è un futuro talmente prossimo che, nell'atto stesso del parlare, si sovrappone al presente e, così, si annulla.
 
Certo, anche l'imperfetto di conato, per esistere, presuppone la creazione di un mondo possibile parallelo a quello reale, e per identificare i valori modali bisogna cogliere ogni idea sottintesa, affidata ad elementi stilistici, oltre che morfologici e grammaticali.
Se si basa la propria analisi solo su questi ultimi, difficilmente si riuscirà ad ammettere l'esistenza di una modalità, e basta vedere le indagini condotte da Blücher sull'imperfetto di conato per rendersene conto.

Bibliografia
Bertinetto P. M., 1978, Tempo e aspetto nel verbo italiano. Il sistema dell'indicativo, Dispense del corso di Storia della Lingua Italiana.
Blücher K., 1974, Studio sulle forme 'ho cantato', 'cantai', 'cantavo', 'stavo cantando'. Struttura, funzione e uso nel sistema verbale dell'italiano moderno, Bergen, Oslo.
Le Bidois G. e R., 1935, Sintaxe du français moderne, Paris.
Wheeler, 1903, American Journal of Philology, XXIV, 174.
 
Legenda
PP = Passato prossimo
PR = Passato remoto

 

 

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