Con o senza Dio, qual-cosa cambia?
Domenica 10 aprile ad Assisi, nella sala stampa del santuario di S. Francesco, si è tenuto l'ultimo incontro del trittico a cura del Pontificio Consiglio della cultura.
di Paolo Dova
Di tale serie di incontri si può trovare un riscontro alla pagina Facebook . L'evento, oltre che in presa diretta streaming sul virtuale Web, si è altresì svolto fisicamente nelle città di Roma e Venezia, grazie al 'certosino' lavoro di OIKOS RIFLESSIONI che, nel settembre 2010, aveva già lanciato il primo Festival di filosofia sul Web, al quale hanno partecipato i più grossi nomi del panorama filosofico 'ufficiale', oltre che, beninteso, il più ignoto milit-ante sottoscritto... L'iniziativa, che l'ultimo giorno ha visto confrontarsi Corrado Augias ed il simpatico Vescovo di Assisi Mons. Vincenzo Paglia, vedeva anche la presenza del segretario particolare del Cardinal Ravasi che, l'11 febbraio scorso, aveva presenziato in prima persona al lancio bolognese del 'gentil cortile'. A riprova della rilevanza delle sue variegate implicazioni, l'evento in questione è stato veicolato anche dal sito di Repubblica , rimbalzato sul resto della rete in tal 'senso' sintonizzata. Qui a seguire, dopo una classica lunga pausa di 'oikostica' riflessione, dovuta anche a varie più o meno identificate interferenze che stanno caratterizzando il mio operato, mi accingo a dire la mia circa l'evoluzione della mia sinsofica prediletta 'materia'..., nella speranza che, ai troppi fra-intendimenti, vada finalmente sostituendosi quello che parrebbe caratterizzarsi come un sempre più opportuno riscontro.
Più o meno delirante che si voglia, ripresa anche da Il Sole24ore, nei giorni scorsi Mons. Ravasi si è prodotto in questa intrigante 'esternazione' di cui a questo link. Il discorso sulla (derridiana) question, ove sia ben inteso, non parrebbe molto distante da quello certamente molto più artificiosamente complicato che, anche ed in particolare su questa virtuale piazza, ebbi occasione di iniziare 'paternamente' a fare in tempi come si suol dire non sospetti; posto che mai ve ne siano di tali...
Come ovvio, in materia, ove si spera ne disponga a sufficienza, a ciascuno è naturalmente libero di intendere e di volere ... Tuttavia ,i tempi potrebbero appunto essere forse un po' più maturi per comprendere, oltre al senso/non-sense delle mie variegate diffuse anticipatrici pro-vocazioni, se non sia giunta l'ora (financo legale...) della dovuta 'presa d'atto' di certe invero classicissime convergenze, delle quali, forse in troppi, hanno incautamente creduto di poter fare a meno. Venendo dunque al dunque del mixterioso intreccio cui alludo, proprio mentre Corrado Augias mi ha riservato un caloroso sentito graditissimo saluto, proprio in ragione di questo dunque, lo invito a ripensare con attenzione a quanto egli, in apertura d'incontro, ha voluto sottolineare, circa l'inutilità degli approcci 'alti' che hanno caratterizzato il lancio bolognese dell'iniziativa.
Del resto, non a caso strada facendo, nella forse un po' concitata e comunque troppo frettolosa liquidazione dell'incontro, alla 'resa dei conti', Corrado ha poi dovuto auspicare di poter rilanciare con il simpatico 'istituzionale' interlocutore un ulteriore confronto proprio in quella materia che si suol de-finire teologica... Sì perché, alla resa dei conti appunto, al di là del dialogo, che, non dimentichiamo Severino invero ha motivo di definire "maschera del conflitto", se e nella misura in cui si intende sostenere una tesi con la dovuta necessaria legittimazione, diviene altrettanto necessario fondarla su basi oltremodo rigorose; pena il vedersene meritatamente sfuggire ogni possibile riconoscimento. E, se di rigore argomentativo dobbiamo parlare, non possiamo non farlo ramentando tuttavia come quell'ethos che Lorenzo Chiuchiù al tavolo degli ospiti 'assisi' ha voluto tradurre forse un po' troppo liberamente come libertà, ancora avvalendoci della teoresi severiniana che, in Destino della necessità trova negata la possibilità della libertà, l'auspicato ethos appunto, in verità non può che paradossalmente fondarsi su di un qualche 'categorico' imperativo che, in quanto tale, vincola inderogabilmente ad una qualche più o meno incontrovertibile fondazione. Come ad esempio sottendeva l'approccio logico/filosofico di Ludovico Geymonat, ricordato e criticato da Bobbio nel suo fortunato libretto Destra e sinistra, rimane dunque sempre e necessariamente da fondare ogni possibile 'credo' o fede che dir si voglia, su cui si intenda 'appoggiare' qualunque discorso politico di 'parte'; d'Oriente o d'Occidente che, fra l'altro si voglia. A 'buon' intenditor, pertanto, sana religio lo colga...
Infine, solo una notazione conclusiva circa l'idea condivisa dagli intervenuti circa la presunta "non concorrenza" che l'italica religio troverebbe sul suolo patrio. La lettura del Fratelli d'Italia di Ferruccio Pinotti parrebbe davvero, ed a tutti gli effetti, escludere una tale 'bipolare' e più o meno schizoide mancanza... In 'materia', sembra restare ancora una volta più che mai riservata ai non meglio precisati posteri la sempre più ardua sentenza.
