Dell'esserbenrelazionati
I recenti sviluppi di Alternativa, la ’centuria’ lanciata da Giulietto Chiesa, hanno cominciato a produrre i loro frutti. Qui a seguire una riflessione critica di Paolo Bartolini, responsabile nazionale comunicazione, che compare anche sul Forum di Alternativa
I recenti sviluppi di Alternativa, la ’centuria’ lanciata da Giulietto Chiesa, di cui al sito http://www.giuliettochiesa.it/index...; hanno cominciato a produrre i loro frutti.
PROPOSTA DI COSTITUZIONE DEL GRUPPO DI STUDIO TRANSREGIONALE SUL “BENESSERE RELAZIONALE”
di Paolo Bartolini
Dove guarda Alternativa? Il BenEssere nella società che verrà
Da qualche mese, nello spazio web che accoglie il dibattito su Alternativa, si è convenuto sull’opportunità di creare dei Gruppi di Studio locali e transregionali, ormai indispensabili per mettere ordine fra le linee argomentative emerse e produrre avanzamenti teorici che permettano al nostro laboratorio di costruire un linguaggio ed una cultura all’altezza della transizione che ci aspetta.
Tra i temi da sondare e approfondire ne avanzo uno, quello sul “Benessere relazionale”, che mi sembra davvero irrinunciabile, soprattutto in vista di un futuro piano di comunicazione che miri a raggiungere vaste aree dell’opinione pubblica.
Per motivare questa priorità, vorrei partire dalle parole di Edgar Morin sul rapporto che intercorre fra realismo e utopia.
Il filosofo francese - famoso per il suo contributo allo sviluppo di un’epistemologia della complessità nelle scienze contemporanee - afferma che “il vero realismo si fonda sull’incertezza del reale. Il problema è di non essere realistici in senso banale (adattarsi all’immediato), né irrealistici in senso banale (sottrarsi ai vincoli della realtà), ma di essere realistici/utopistici in senso complesso. Comprendere l’incertezza del reale, sapere che c’è del possibile ancora invisibile nel reale” (Morin, 2005, pag.76).
In poche righe Morin sembra ricordarci che la storia umana è continuamente attraversata da una “forza del possibile” che tende a moltiplicarne traiettorie ed esiti.
Ciò significa che, pur rimanendo all’interno di precisi vincoli e leggi naturali, l’alternativa è sempre “in agguato”, pronta a far capolino tra le pieghe della storia per modificare il corso delle vicende umane.
A ben vedere questa “creatività” è una delle caratteristiche distintive dell’essere umano, il quale tende a trasformare l’ambiente circostante ponendo in essere condizioni di vita che prima non esistevano se non nella sua immaginazione. Ecco perché l’adattamento, per la nostra specie, non può mai essere inteso come un processo “passivo”.
Tutto ciò per dire che Alternativa, a mio modesto parere, non può sottrarsi al compito di introdurre un suo discorso “visionario”, capace di veicolare ideali e passioni altrimenti condannati a naufragare in assenza di una dimensione simbolica condivisa.
Mi chiedo allora quale immagine del futuro possa offrire Alternativa per coinvolgere larghi strati della società che non si riconoscono pienamente nell’individualismo sfrenato diffuso dal neoliberismo, ma nemmeno accettano la deriva spersonalizzante dei modelli collettivistici.
Prima di abbozzare una risposta, che spero apra un filone di riflessioni e contributi da parte dei militanti di Alternativa, è qui indispensabile affermare il valore di un progetto di trasformazione che prefiguri una nuova compagine sociale rispettando tuttavia le peculiarità dell’uomo contemporaneo.
Per questo mi sento di dire che una vera alternativa al sistema sarà possibile solo nel caso in cui essa si fondi su una conoscenza multidimensionale della natura umana, osservata e compresa nei suoi aspetti bio-psico-sociali, senza forzature ideologiche.
Eccoci dunque alla necessità, già ricordata in precedenza, di coniugare realismo ed utopia proponendo cambiamenti sistemici che siano vissuti come utili e irrinunciabili da una moltitudine di persone.
Il concetto di società relazionale mi pare assolva bene questo compito, permettendoci di immaginare una comunità umana basata sulla qualità dei rapporti interpersonali e sulla coesistenza pacifica della nostra specie con l’ambiente naturale che ci ospita, il tutto a partire da un drastico ridimensionamento del mercato nelle sfere sociali che dovrebbero competere esclusivamente allo Stato e alla società civile (pensioni, sanità, istruzione, pianificazione del territorio e utilizzo delle risorse). Ipotizzare una società fondata strutturalmente sulle relazioni tra persone vuol dire riconoscere, in linea con le scoperte maturate negli ultimi decenni in ambito psicologico e sociologico, la natura essenzialmente intersoggettiva dell’individuo, il suo essere irrimediabilmente “Sé-con-l’Altro” lungo l’intero corso della sua esistenza.
Ciò comporta, in chiave strategica e operativa, un ripensamento profondo delle pratiche educative, delle logiche di distribuzione degli spazi urbani, delle politiche dei trasporti e delle stesse regole democratiche di convivenza (S.Bartolini).
L’idea di una società siffatta - nella quale il godimento dei beni comuni e dei beni relazionali gratuiti renderebbe gradualmente superflua la proliferazione di oggetti e merci dannosi o inutili - può conquistare col tempo ampie fette di consenso popolare, a patto di smascherare impietosamente l’insostenibilità degli attuali stili di vita e il circolo vizioso che lega l’aumento compulsivo dei consumi all’impoverimento progressivo delle relazioni fra esseri umani.
Si noti poi come la spinta motivazionale a raggiungere un BenEssere meno precario e più durevole, facendo così fronte alla cultura dello stress innescata dalla competizione globale, possa avere anche un suo ruolo protettivo rispetto gli effetti dolorosi della decrescita economica che ci aspetta.
Parlare di “BenEssere relazionale”, quindi, vuol dire riconoscere l’importanza delle stratificazioni culturali che, negli ultimi anni, hanno influenzato la nostra percezione della felicità, cogliendo l’opportunità strategica di un capovolgimento del concetto di “benessere”, finalmente sottratto alle logiche della società dello spettacolo e restituito alla categoria dei diritti sociali garantiti dalla Costituzione (nell’art.3 si parla infatti di “pieno sviluppo della persona umana” e nell’art.32 della “salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”).
In conclusione, se è giusta sul versante politico - come io credo - la considerazione di Marino Badiale secondo cui solo un recupero dei grandi valori liberali e socialdemocratici inscritti nella nostra Carta Costituzionale può contrastare oggi il libero dispiegamento del “capitalismo assoluto”, essendo tali valori (libertà individuale, separazione dei poteri, Welfare, interventi pubblici per la difesa dei diritti universali, ecc.) qualcosa di ancora vivo e riconoscibile per larghe masse di cittadini appartenenti alla civiltà occidentale, sul versante culturale e simbolico è altrettanto importante il fatto di comprendere le presenti aspirazioni di benessere individuale, ravvisando nell’innalzamento della qualità di vita una lecita aspirazione umana che, ripensata in una nuova prospettiva di sostenibilità sociale ed ecologica, potrebbe diventare addirittura il motore propulsivo per avviare una fuoriuscita consapevole dall’attuale sistema capitalista.
Una consapevolezza del genere, tuttavia, deve essere coltivata mediante un lavoro accurato e transdisciplinare sui concetti stessi di “benessere” e “individuo”. Entrambi infatti vanno dislocati rispetto alla loro comune percezione, in quanto la soggettività umana è intrinsecamente relazionale e non può alienarsi ulteriormente nelle forme egocentriche perpetuate dalla società di mercato.
Di questi temi dovrebbe occuparsi, secondo me, il Gruppo di Studio sul “Benessere relazionale” di Alternativa. Perciò provo a proporre di seguito i campi di studio e di ricerca che potrebbero essere approfonditi, con lo scopo di concepire non solo riflessioni teoriche ma anche progetti integrati di formazione a tutti i livelli della società, soprattutto nelle scuole:
- Storia e diffusione degli indici di sviluppo alternativi al PIL.
- Evoluzione del concetto di “benessere” nella modernità.
- Funzionamenti di fondo dell’essere umano e determinanti sociali della salute.
- “Beni comuni” e “beni relazionali”: studio della letteratura esistente (almeno in italiano) e definizione condivisa dei termini in oggetto.
- Reperimento di documenti ufficiali (ad esempio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS) che si pronunciano sul tema della salute e dei diritti sociali dei cittadini in materia di benessere e qualità della vita.
- Caratteristiche della società relazionale.
- Proposte di intervento e progetti integrati.

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