Il Gay Pride di Napoli e non solo
Tolleranza, rispetto, uguaglianza sono i soliti aggettivi che si legano a manifestazioni importanti come quella del Gay Pride, quest’anno svoltosi a Napoli il 26 Giugno. Eppure, la parola che non si usa mai abbastanza è libertà, libertà di poter gridare al mondo come si è e di non vergognarsi mai della propria identità.
Le manifestazioni del Gay Pride - orgoglio gay inteso come fierezza di essere omosessuali - che riuniscono lesbiche, trans, queer (coloro che non accettano etichettature sessuali), bisessuali, gay ma anche eterosessuali, si inseriscono nei festeggiamenti/commemorazioni della Giornata dell’orgoglio LGBT- Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. Gli eventi annuali dell’orgoglio gay si svolgono infatti in ricordo della rivolta di Stonewall, cioè di violenti scontri successi tra la polizia di New York e alcuni omosessuali, dopo che le forze dell’ordine irruppero di notte nel bar gay Stonewall Inn a Manhattan il 27 Giugno del 1969.
Questa data - e più in generale il periodo estivo in cui è inserita - è dunque sentita dagli omosex di tutto il mondo come momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno.
In genere, quando si descrivono i Gay Pride non si parla di come siano una necessità, il risultato di un moto di insurrezione, un momento di tregua dalla lotta quotidiana per acquisire molti diritti ingiustamente negati, una pausa momentanea dalle cattiverie, dalla stupidità, dagli sfregi che ogni giorno persone comuni devono subire in ragione del loro essere. Quando si descrivono i Gay Pride si parla dei carri, dell’allegria, dei giovani mezzi nudi che si scambiano effusioni, dell’ostentazione dell’omosessualità a tutti i costi. Eppure questa, ad ogni evidenza, è una semplificazione per non dire una mistificazione della realtà.
Bisognerebbe ricordare che in numerosi paesi del mondo l’omosessualità è un reato tutt’oggi punibile con l’arresto e la detenzione e in altri, come per esempio l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, l’Iran, addirittura con la pena capitale. Bisognerebbe ricordare che il Vaticano ha rifiutato di firmare la proposta della Francia, a cui hanno aderito 25 paesi dell’UE, presentata in sede ONU per depenalizzare il reato dell’omosessualità.
Dunque ben vengano i Gay Pride, ben venga Napoli tinta di mille colori della bandiera arcobaleno gay diventata poi simbolo della pace, a condizione che se ne ricordi il significato profondo di queste manifestazioni. Durante l’evento partenopeo infatti si è colto l’occasione di affrontare temi politici di grande attualità spesso non tenuti abbastanza in considerazione quali l’estensione della legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere, le azioni di prevenzione e campagne contro l’omofobia e la transfobia, le leggi sulle unioni civili, la recezione da parte dell’Italia delle norme delle Ue in tal senso come spiega Maria Luisa Mazzarella, una delle portavoci della manifestazione. Alla luce del sole è il titolo scelto per la manifestazione nazionale tenutasi a Napoli, per ribadire le difficoltà di tutti coloro che hanno paura di rivelarsi e di non essere accettati.
E dunque non parliamo solo di carri, ma di libertà da condividere con chi ne ha la sacrosanta pretesa.
Gloria Esposito, 18/07/2010
