L’8 Marzo: un’occasione per ripensare al ruolo femminile
L’8 Marzo è tempo di bilanci per le donne. Lavoratrici, mogli, madri, sagge consigliere, dee della casa. Tutti ruoli che nonostante l’evoluzione della società verso l’uguaglianza, almeno formale, si assommano senza una coerenza, senza un aiuto da parte della comunità, senza adeguati servizi che possano almeno evitare sprechi di energia e di tempo per poterne alleviare, almeno in parte, il peso.
Aspettarsi tutto dalle donne e al contempo relegarle ad un ruolo marginale nel vivere quotidiano sembra un fenomeno intrinsecamente legato ad una società tradizionalmente patriarcale come l’Italia, imbrigliata da un potere temporale della Chiesa che ne ha limitato- e continua a limitarne nel concreto- la normativa su questioni etiche e civili e la valorizzazione delle differenze sessuali.
I dati del 2011 dell’Eurostat dipingono impietosamente l’Italia come fanalino di coda dell’occupazione femminile in Europa. Per quanto riguarda le donne senza figli, la media UE è del 75,8 per cento di occupazione: la Germania è all’81,8%, la Finlandia 83,2, e via via tutti gli altri Paesi; a chiudere la classifica è l’Italia al 63,9% e Malta al 56,6%. Per le madri con un figlio, invece, il tasso d’occupazione diminuisce: in media nell’Ue il tasso d’occupazione è del 71,3% con la Francia al 78%, la Gran Bretagna al 75%, la Grecia al 61,3%, l’Italia al 59% e, infine, Malta al 45%.
L’occupazione femminile, già fortemente pregiudicata in Italia dalla diffusa mentalità retrograda che rende difficoltoso alle donne l’accesso in ruoli chiavi della società, diminuisce via via che aumentano i figli, proprio a testimoniare una carenza di servizi pubblici di sostegno, quali strutture d’asilo nido etc. Un altro dato, forse più innovativo e che dovrebbe far veramente riflettere, è quello contenuto nella rubrica Vox Populi dell’11 Febbraio 2011 del Venerdì di Repubblica. La domanda che viene proposta al campione statistico (800 persone) è indicare, secondo la propria area di appartenenza elettorale, se in tempi di crisi è più grave che perda il lavoro la donna o l’uomo: per il 57% degli elettori del centrosinistra, il 69% degli elettori del centrodestra e il 65% degli elettori del terzo polo è più grave che sia l’uomo a perdere il posto.
Evidentemente, si dà per scontato che le famiglie monoreddito siano rette dal capofamiglia. Anche perché in Italia - è cosa nota- le pari opportunità si limitano alla poltrona ministeriale di Mara Carfagna.
