Presentato il libro 'O Cecato di Daniela De Crescenzo
In occasione della presentazione del libro di Daniela De Crescenzo, si è parlato dell’intreccio camorra e politica.
Nella cronaca nazionale, le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino nel processo Mori hanno fatto scalpore, perché non solo Forza Italia avrebbe goduto dell'appoggio elettorale della mafia, ma si presenterebbe un inquietante scenario che lega Provenzano a Dell’Utri e Berlusconi, nell’ambito della famosa trattativa Stato-mafia seguita al periodo stragista.
D’altro canto il Parlamento, qualche settimana fa, ha rifiutato la richiesta d’arresto per concorso esterno in associazione camorristica di Cosentino, che molti pentiti hanno indicato come legato al clan dei Casalesi, tuttora parlamentare, Presidente del CIPE e Sottosegretario alle Finanze.
In questo quadro di rapporti tra potere e criminalità organizzata, diventa importante scrivere e continuare a parlare di camorra.
L’11 Febbraio scorso, nella sala della Feltrinelli di Napoli, si è dunque discusso del libro “'O Cecato”, una sorta di diario di tutto quello che è accaduto nel 2008 ad opera di Setola, il killer che mise a ferro e fuoco la zona tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, aprendo una stagione di stragi. Spiega l'autrice, Daniela De Crescenzo, cronista de Il Mattino:
Ho scritto il libro perché è stata un’occasione di approfondimento: non riuscivo a capire come, nonostante i vari commissariamenti e l’attenzione dei mass media, la camorra riuscisse comunque a gestire lo smaltimento rifiuti, non solo illegalmente ma soprattutto legalmente. La dinamica era questa: l’infiltrazione nelle società miste pubblico-privato che si occupavano di rifiuti.
Accanto all’autrice, due presenze importanti della lotta contro la camorra: Rosaria Capacchione, anch'essa cronista de Il Mattino, sotto scorta per aver raccontato il processo Spartacus (il maxiprocesso che ha visto come imputati i capi dei vari clan dei Casalesi) e Raffaele Cantone, ex pm alla DDA di Napoli ed ora magistrato in Cassazione, che racconta:
Già mi ero occupato di Setola, all'epoca un uomo di secondo piano dei Bidognetti, poi riuscì ad uscire dal carcere grazie ad una perizia medica che dichiarava la sua cecità, nei fatti confutata in seguito dalla precisione dei suoi spari,
aggiungendo che
Setola si mise a capo di una banda di cani sciolti, dinamica mai vista, per restaurare la supremazia dei Casalesi dopo la pubblicazione di Gomorra e le sentenze di II Grado del processo Spartacus.
Ha poi spiegato la Capacchione che
Setola rappresenta il pezzo di storia camorristica più sanguinaria perché colpisce i cittadini che hanno trovato la forza di denunciare, insinuando di nuovo la paura nelle persone che stavano appena iniziando a fidarsi dello Stato.
Altro tema del libro è il doppio filo che unisce il braccio armato Setola, del clan dei Casalesi, a Vassallo, la faccia imprenditoriale della camorra, che una volta pentito inizia a denunciare il malaffare dei rifiuti.
La forza dei casalesi è che diviene punto di riferimento anche per le aziende del Nord nell’affare rifiuti
spiega Cantone, delineando un’economia marcia che investe tutta la nazione. Il magistrato perciò auspica un’attenzione vigile sulle malefatte della camorra, anche adesso che i riflettori si abbasseranno dopo la conclusione del processo Spartacus, perché la battaglia non è vinta.
La Capacchione, aggredita all’uscita della presentazione da alcuni familiari del boss latitante Antonio Iovine, conclude rispondendo cosi ad una domanda del pubblico in sala:
Il cosiddetto processo breve non riguarderà i reati mafiosi in senso stretto, perché sono stati esclusi, ma quelli correlati: sarà la normale quotidianità malavitosa dei clan a giovarsene.
Gloria Esposito, 14/02/2010
