La violenza sessuale
Le recenti prime pagine dei giornali sono state occupate, purtroppo, da alcuni gravi episodi di violenza sessuale, in alcuni casi addirittura reiterata, avvenuti nelle nostre città.
A Milano, come a Roma e, probabilmente, come in molte altre città, alcune donne sono state costrette a subire violenze e abusi estremamente gravi.
Ma quali sono le dinamiche che possono portare un soggetto a sottoporre un'altra persona a tanta brutalità?
Etimologia e classificazione
Partiamo, innanzitutto, dall'etimologia del termine che, per primo, viene in mente quando pensiamo alla violenza sessuale e cioè perversione. Questa parola deriva dal latino perversio, che significa rovesciamento, volgimento, e da pervertere, pervertire, rovinare, violare. La perversione sessuale, dunque, rappresenta un rovesciamento in senso negativo di un istinto, quello sessuale, di per sé normale.
In generale, le perversioni si possono suddividere in due grandi gruppi a seconda che ad essere perverso sia lo scopo dell'azione (come nel caso del sadomasochismo, del feticismo e dell'esibizionismo) oppure l'oggetto e, di conseguenza, l'azione (si pensi alla pedofilia, alla gerontofilia, alla zoofilia).
Scendendo più nel dettaglio, tuttavia, le classificazioni diventano variegate. Ad esempio c'è chi distingue tra:
anomalie del funzionamento e della qualità della tendenza sessuale (come nel caso del sadismo, del masochismo, dell'esibizionismo o del travestitismo);
anomala scelta del partner sessuale (pedofilia, necrofilia, zoofilia, ecc.);
grado abnorme del desiderio o della forza della pulsione sessuale (ninfomania, satiriasi, cioè aumento abnorme dell'istinto sessuale nell'uomo, e violenza carnale).
Crime Classification Manual
Il Crime Classification Manual (CCM), il manuale sulla classificazione e investigazione dei crimini violenti, creato da due agenti dell'FBI (Douglas e Robert K. Ressler) in collaborazione con la psichiatra Ann W. Burgess, inserisce lo stupro all'interno della categoria dei crimini violenti, insieme all'incendio doloso (arson) e all'attentato dinamitardo (bombing).
Gli analisti del Federal Bureau of Investigation (FBI) identificano, poi, quattro tipi di stupro, a seconda delle dinamiche psicologiche che ne possono stare alla base:
power reassurance rapist, quando la violenza sessuale è l'espressione di fantasie di stupro, che arrivano spesso fino alla convinzione non solo che la vittima trarrà piacere dall'aggressione, ma anche che successivamente si innamorerà dell'aggressore stesso;
exploitative rapist, in caso di comportamenti sessuali di natura predatoria e impulsiva, in assenza, dunque, di fantasie complesse e approfonditamente elaborate;
anger rapist, quando lo scopo primario dell'autore è quello di aggredire la vittima, che a volte appartiene ad una categoria nei cui confronti l''aggressore prova ostilità o vero e proprio odio (a causa del sesso, della razza, del ruolo, ecc.) e, pertanto, l'aspetto sessuale assume un ruolo solo secondario, come parte di una più ampia aggressione;
sadistic rapist, quando la violenza inflitta alla vittima rappresenta la concretizzazione di una preesistente fantasia sadica, e il piacere deriva proprio dall'azione dell'infliggere dolore e sofferenza a un altro soggetto.
Pur non esplicitamente riportato nella classificazione dell'FBI, si può riconoscere una ulteriore categoria, quella dei serial rapist in cui lo stupro è tipicamente reiterato nel tempo.
Il ruolo della vittima
È interessante notare come, nella visione che lo stupratore ha dell'episodio, il ruolo della vittima possa essere profondamente diverso.
In alcuni casi, infatti, agli occhi dell'aggressore, totalmente privo di empatia e di emozioni, la vittima, denudata e derubata, perde la sua identità di persona e diventa mero oggetto, strumento per la soddisfazione dei propri bisogni. È possibile che l'autore della violenza, la cui vita è caratterizzata da scarsità di relazioni sociali, faccia ricorso all'utilizzo di armi per assicurarsi il controllo totale della situazione.
Altre volte, invece, si parla di vittima-veicolo, perché la sua funzione è quella di, appunto, veicolare, trasportare e farsi carico delle frustrazioni e del senso di fallimento dell'aggressore, della sua rabbia (che in realtà è diretta verso se stesso) e della sua desolazione. In questi casi le aggressioni sessuali sono poste in essere non da sconosciuti, ma da persone preventivamente conosciute dalla vittima e sono caratterizzate dalla messa in atto di rapporti orali, oltre che da violenza verbale e fisica.
Infine, si parla di vittima-persona quando l'offender crede, seppur in maniera distorta, di avere con lei un legame privilegiato. In simili ipotesi si possono verificare episodi (rasenti l'assurdità) in cui lo stupratore stesso, non solo durante la violenza esorta la vittima a partecipare sia fisicamente, sia verbalmente al rapporto, ma, dopo l'aggressione, si mostra addirittura premuroso e interessato alla incolumità della vittima, arrivando ad esortarla a proteggersi dal rischio di incontrare persone pericolose. Questo tipo di aggressore sembra essere mosso dalla rabbia, dal desiderio di vendetta verso le donne, ritenendo la violenza lo strumento attraverso il quale assicurarsenei la totale soggezione. A volte, lo stupro rappresenta l'unico modo in cui questi soggetti riescono ad avere una relazione sessuale.
È bene precisare che le perversioni sessuali, tuttavia, pur essendo, talvolta, sintomo di vere e proprie malattie mentali, nella gran parte dei casi, sono legate ad una struttura psicopatica della personalità, con conseguente alterazione dei valori morali, instabilità, impulsività dovute a semplici anomalie del carattere. Ciò significa che molto spesso l'autore di una violenza sessuale può ritenersi assolutamente capace di intendere e di volere, perché sano dal punto di vista clinico e, pertanto, responsabile dei reati eventualmente commessi.
Questo perché, nonostante l'oggetto o le modalità di soddisfazione della pulsione sessuale possano essere anomali, tali impulsi non possono essere considerati più irresistibili di quelli a cui è sottoposto un soggetto “normale”.
Pertanto, se alcune anomalie psichiche possono spiegare certi comportamenti, ciò non può bastare a giustificarli.
Bibliografia
Picozzi M., Zappalà A. “Criminal profiling Ed. Mc Graw – Hill, Milano, 2002; Mantovani, “Il problema della criminalità” Cedam, 2000; G.Gulotta. Psicoanalisi e responsabilità penale, Giuffrè, 2005; Jhon E. Douglas, Ann W. Burgess e Robert K. Ressler (a cura di), Crime Classification Manual. ed. Centro Scientifico.
Fonte delle immagini
www.pourfemme.it