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Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/06/2009
Direttore Responsabile Rosanna Caraci

 

Mai finora meglio di così

— archiviato sotto:

Fotografia di una generazione, una breve e non troppo rosea riflessione sulla staticità dei giovani adulti di oggi...

L’appagamento totale è quanto di più deleterio possa esistere, se dura più d’una manciata di minuti.

I successi, le idee, le ambizioni, la tenacia; le qualità che caratterizzano grandi uomini e grandi donne provengono direttamente da un impulso che oggi è sconosciuto a molti: lo spirito di sopravvivenza..

Non ci alzeremmo dal letto, la mattina, se non spinti dall’atavica necessità di nutrirci, produrre, acquisire, conseguire, imparare, riprodurci.

L’incalzante sviluppo economico e tecnologico ha portato la civiltà occidentale odierna a sopperire egregiamente alle necessità di primaria importanza come riparo, cibo, acqua, terapie mediche,che sono ormai un bene indiscusso di ognuno.

Questa condizione non è paragonabile a nessun’altra, volgendo lo sguardo a ritroso nel tempo.

Io stessa a 27 anni non ricordo di aver mai provato la fame, nemmeno una volta, e come me la totalità dei miei coetanei.

Mai finora, è stato meglio di così.

E’ per questo forse che la mia generazione si scoraggia e si incupisce di fronte alle problematiche più semplici?

E’ forse questo fenomeno che spinge a dispiacerci per ogni inezia e a renderci così vulnerabili e insicuri di fronte alle più banali situazioni che l’esistenza, inevitabilmente, prima o poi ci propone?

Nelle condizioni poc’anzi descritte dovremmo essere una generazione serena, soddisfatta, incline al sorriso e propensa alla costante evoluzione del sé, della propria identità e delle proprie attitudini.

Così come noi trentenni, tutte le popolazioni occidentali dovrebbero vivere entusiaste della propria condizione, qualunque essa sia, poiché nettamente migliore rispetto a quella dei nostri padri, nonni, antenati.

Il grande “ma” con cui sento di dover mettere in dubbio quella che dovrebbe essere la diretta conseguenza d’un processo evolutivo, è il “ma” di tutti coloro che alla soglia degli enta e degli anta ancora non sanno in che modo, come, in quali modalità interagiranno o lasceranno impronta di sé nel tempo. (In quello che dovrebbe essere il loro tempo).

Procreare senza aver nulla da insegnare non è sufficiente ad arricchire la coscienza di sé e non offre nessuna sorta di continuità intellettuale.

“Essere” senza progredire e produrre senza creare è un’ironica parodia della vita reale, di quella a cui mai prima d’ora era stato possibile sottrarsi.

Nuovi disturbi come anoressia, ansia, depressione caratterizzano le generazioni degli ultimi decenni; disturbi che i più anziani non riconoscono perché non comprendono.

Noi, 20, 30, 40enni, che abbiamo a disposizione ogni sorta di mezzo, informazione, noi che siamo nati su un trampolino di lancio per poi addormentarci in volo, come possiamo essere ancora così placidamente in balìa di eventi, situazioni, senza provare timore per noi stessi?

Ci chiamano bamboccioni e hanno ragione: non perché ci è impossibile mantenere i costi di un affitto , bensì perché siamo privi della forza intellettuale che dovrebbe portarci a provare rabbia, desiderio di rivoluzione, innovazione.

Siamo privi della voglia di conquistare, di crescere.

Abbiamo timore della vita e di ciò che comporta esistere, di scoprire che siamo incapaci di scegliere.

Siamo già vecchi: la passione e la ribellione che animavano i nostri padri a 18 anni non sono paragonabili alla nostra lieve stizza risvegliata da qualche scandalo politico.

La “necessità” è la base scatenante della “reazione”, e sarebbe fantastico se diventasse una nostra irrinunciabile necessità invecchiare solo a condizione d’essere stati giovani.

Almeno per un po'.