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Premesse di una volontà e della sua 'rappresentazione'

— archiviato sotto:

Si inizia qui a de-scrivere, riprendendolo dai recentissimi sviluppi del primo Festival Nazionale di Filosofia sul WEB, tenuto dal 1 al 5 settembre fra Bastia Umbra ed Assisi, il passaggio al limite da una filosofia, ormai presunta malata terminale, alla psicosinergetica, che elaboravo autonomamente nei primi anni Novanta.

Premesse di una volontà e della sua 'rappresentazione'

looking for a sweet home

Tutto ciò, non sapendo che il Prof. emerito Jon Manzat si era già mosso in quella direzione concettuale, fino a giungere all'idea di una Sinsofia che rappresenti lo sforzo di coniugare trasversalmente i diversi indirizzi di ricerca, nel tentativo di andare oltre gli angusti e saturi territori di discipline che Michel Foucault definiva "massicce e compatte".

 

Premese di una volontà e della sua 'rappresentazione'


Rimandando al mio CortocircuitOne. Storia di un'astrazione fatale per una 'visione' d'insieme della mia sempre inattuale riflessione, provo ad enunciare qui qualche problema concettuale e, in relazione a quel particolare regime di luce, come lo chiamava Gilles Deleuze, azzardo alcune provvisorie ipotesi regolative. Come ho già avuto occasione di dire più o meno esplicitamente durante i workshop, ritengo del tutto velleitario prescindere da quanto le grandi tradizioni ed i grandi filosofi hanno elaborato prima e spesso meglio di noi contemporanei di un'epoca che chiamo della metastasi del pensiero.

A proposito del sopracitato Deleuze, ritengo irrinunciabile la conoscenza ed il riferimento a Mille piani, scritto nel 1980 con Felix Guattari e tradotto da Treccani nel 1988. All'idea di "Meccanosfera", con cui si chiude questo testo, in uno dei prefabbricati dottorati italici ai quali ebbi occasione di partecipare verso la metà degli anni Novanta, 'rilanciai' l'approccio trasversale adottato in Mille Piani, integrandolo con l'idea di una 'psicosfera' e dunque di quella dimensione alla quale oggi tutti sembrano 'guardare', 'subendone' più o meno passivamente e/o patologicamente la fascinazione.

Sempre negli anni Novanta, durante il mio lungo 'ritiro spirituale' in Appenzel, mentre mi dedicavo all'analisi teoretica della rifondazione logica severiniana, eleborai autonomamente l'idea di una psicosinergetica che provasse a 'fondere' o a riplasmare le categorie interpretative di quella che chiamiamo realtà effettuale e lo feci con un occhio di riguardo (è davvero il caso di dirlo, vista l'esigenza di trapianto corneale che mi sono all'epoca guadagnato...) alla dimensione semantica del globale Villaggio, scoprendo o D-svelando le dimensioni di un 'Eco' alquanto intrigante... In 'ragione' di quell''Eco', eleborai il seminario R&S - Reseaux et Sens, al quale uso invitare gli Amici di fb e, a quello, agganciai l'idea della relativa S-vacanza. Il tutto venne poi 'ufficialmente' presentato nel 2006 alla Fiera del Libro di Torino, insieme alle altre 'amenità' che caratterizzano il mio progetto.

Riporto qui a seguire alcuni estratti dal dibattito che si sta svilippando nell'ambito delle discussioni di FILOSOFIA  www.facebook.com/profile.php. Quanto argomento in questi confronti con gli amici di fabebook, si può intendere al contempo come premessa esplicativa e come integrazione della più complessa trattazione da me sviluppata in CortocircuitOne. Storia di un'astrazione fatale.


Venendo a quanto più sopra si (impersonale) continua a 'D-battere'..., Domenico Pimpinella solleva invero una questione fondamentale a tutti i campi del sapere, (per dirla con il nome di una collana della Feltrinelli), quella della dicotomia logico/analogico che, più o meno implicitamente, viene d'abitudine associata all'altra presunta polarità più 'essenziale' fra i cosiddetti razionale ed irrazionale e, di concerto, ai relativi emisferi cerebrali. Paul Watzlawick (Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick) nel suo Pragmatica della comunicazione umana, aveva affrontato la cosa con buona 'cognizione di causa'.

In 'materia', sul sito dell'UAAR avevo lanciato, fra le altre, la 'pro-vocatoria' domanda se la ragione non sia anch'essa una fede, al pari di ogni altra credenza. Al riguardo la ragione hegeliana, distinta dall'intelletto separatore, non è affatto scontato che sia 'appannaggio' di una forma della verità più vera di un'altra. La ragione dialettica, peraltro, in termini rigorosi, tutto parrebbe tranne che razionale certezza 'tecno-logica'... La cosiddetta ragione dialettica parrebbe, a tutti gli effetti..., il 'frutto' di un salto (infinito) del tutto (Tutto...?) intuitivo, cosa che, in 'realtà', dal punto di vista filosofico, vale per ogni termine o concetto 'applicato'.

In 'materia', se dedichiamo la dovuta attenzione a quanto scrive Domenico tre post più sopra, scopriamo che il cervello "più antico deterministico ed algoritmico" viene identificato a quello "emotivo, che tende a portare avanti delle sue necessità che si sono determinate stocasticamente, statisticamente". Dunque il fattore emotività/istintualità del primo cervello (presumibile come non o pre-razionale), viene strettamente associato al dato di un'intrinseca attività fisiologica di misurazione (ancorché statisticamente intesa), mentre il secondo cervello, "assemblando ulteriormente e liberamente i prodotti del primo in un linguaggio di livello superiore non decide ma è in grado di porre dei paletti cogenti a quello più antico, all'emotivo". Verrebbe da chiedersi: "Ok, ma fra questi due cervelli chi ha (la) 'ragione'?" e, sopra-Tutto, quella che chiamiamo ragione esattamente cos'è? Cosa é ?, è guarda caso la domanda che pone quella stessa 'centrale' ReS di cui, più o meno lacanianamente, si tratta nel sopracitato citato omonimo seminario. E, non a caso, in "Oltre il linguaggio", Emanuele Severino afferma che il linguaggio da ultimo parla di Dio!

Orbene, a maggior 'ragione' condividendo l'auspicio di Domenico che "In Italia possiamo diventare i capofila di un movimento che richiederebbe il lavoro anche degli artisti e della cultura in generale e non certo solo quella dei filosofi", per muovere verso una siffatta... 'sinsofia', sembra indispensabile individuare un linguaggio comune e degli altrettanto comuni denominatori condivisi che 'dicano' il legame analogico fra le cose ed i loro nomi, come recita il titolo di un libro di Giuliano Toraldo di Francia ovvero fra i nomi e le loro cose, come scrivo in CortocircuitOne.

Per uscire dalla troppa ipocrisia (ipo-krisis) della metastasi conoscitiva, occorre forse 'ispirarsi' ad un'altra delle figure che ho tentato di rappresentare con la triade "D-io/Demon-io/D-nero", un trittico concettuale che si sforza di trovare convergenze D-mostrabili e relativamente misurabili fra il fatto quotidiano e le sue più o meno retoriche rappresentazioni.

Nel senso che qui ho tentato sommariamente di de-lineare, occorre provare a ridefinire i termini e le categorie portanti o dominanti della partita che si gioca.

 

Le tre dette D

Inviato da paolo dova il 14:13
Sempre in 'materia' mi pare di notevole interesse il... di-battito che si sta sviluppando sul Forum di Alternativa, fruibile, quantomeno per i registrati al sito, al link http://www.giuliettochiesa.[…]view&catid=11&id=36