Stalking: nessuna vittima è sola
Un convegno organizzato dal Coisp – Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle forze di Polizia - mette in evidenza molte questioni ancora aperte. La legge 38 del 2009 è un primo passo, ma il cammino da fare è ancora lungo.
Stalking: quando la relazione diventa molesta è il titolo del convegno organizzato il 26 febbraio 2010 dal Coisp, Coordinamento per l’indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia, di cui Giuseppe Campisi è Segretario Provinciale: Questo convegno – ha spiegato in apertura dei lavori – rientra in un progetto più ampio che il Coisp ha sviluppato insieme all'Osservatorio Nazionale Stalking all’Associazione Italiana Psicologi e Criminologi. L’esigenza era quella di esplorare il problema da diversi punti di vista: penale, tecnico operativo, psicopatologico e di sottolineare che le vittime di stalking non sono sole, perché le forze di polizia sono al loro fianco, per far sentire la vicinanza delle istituzioni.Un fenomeno che richiede un approccio multidisciplinare e un confronto continuo tra le varie competenze.
Lo stalking, secondo la definizione formita da Massimo Lattanzi, Presidente dell’ONS è
una violenza psicologica trasversale, senza categorie e non standardizzabile. Alla base vi è sempre una manipolazione affettiva, di cui la molestia assillante è solo l’ultima perdita di controllo, che segue alla manipolazione e all’annientamento della vittima, centellinati giorno dopo giorno magari in un periodo di anni.
Ulteriore precisazione è arrivata da Fernanda Deniso, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato e Dirigente dell’Ufficio Minori della Questura di Torino:
I rapporti tra persecutore e vittima non sono solo sentimentali: in una casistica minore riguardano anche attività professionali che attira no attenzione del persecutore, per esempio avvocati o medici.
Il persecutore utilizza vari metodi, almeno secondo l'esperienza di Fabrizio Russo, psicologo del centro milanese dell'Osservatorio Nazionale Stalking: si va dagli appostamenti alle richieste insistenti di appuntamenti e incontri, all'invio di sms e email, a volte in forma anonima. In questi ultimi casi la Polizia Postale ha attivato una serie di strumenti per rintracciare le minacce che giungano per via telematica anche quando in forma anonima come ha spiegato Paolo Alessio, responsabile della Polizia Postale di Torino:
Proprio per ottenere riscontri nelle indagini, si è instaurata una collaborazione molto stretta con tuti gli attori che operano nel mondo telematico, ma resta fondamentale la collaborazione della vittima che deve consentirci di accedere ai contenuti per ricavare i dati necessari ad individuare i responsabili.
La legge 38/2009, arrivata in ritardo rispetto a altri paesi, nei quali il legislatore è intervenuto con maggiore celerità, è comunque un passo avanti importante anche se, ha provocatoriamente spiegato Franco Maccari, Segretario Generale Coisp “non è sufficiente fare delle leggi in un paese in cui ce ne sono già oltre 160 mila e in cui lo Stato delega tutta una serie di competenze al volontariato, una importante risorsa che deve aggiungersi ma non può sostituire lo Stato stesso".
Per questo molte sono ancora le questioni aperte. Lo ha spiegato con chiarezza Livia Locci, Procuratore aggiunto della Repubblica di Torino:
occorre cambiare l'approccio e porsi in una prospettiva non reocentrica, ma vittimocentrica, spostando il focus dell’attenzione proprio sulla vittima. Tenendo sempre presente che questi reati in un numero di casi non trascurabile approda poi a reati più importanti e più gravi.
Secondo Anna Ronfani, vicepresidente dell’Associazione Telefono Rosa, occorre anche definire quale sia un comportamento reiterato nel tempo tale da provocare un grave stato di ansia o di paura come indicato nell'art 612bis del codice civile:
cosa vuol dire cagionare perdurante stato di ansia e paura? chi deciderà e con quali criteri? Quando il timore è fondato e quando non lo è? Domande ancora aperte, soprattutto considerando che obiettivo della vittima di stalking non è la punizione del colpevole, ma trovare strumenti di prevenzione e interrompere il ciclo della violenza.
Una violenza provocata da persone con patologie diverse che spesso si accavallano: come ha spiegato Roberto Governa, medico specialista in psichiatria e Criminologia Clinica:
lo stalking è un fenomeno non omogeneo e molto articolato, per il quale è difficile creare degli standard.
Ci ha provato lo psichiatra australiano Maller, identificando cinque tipi di stalker (il rifiutato, il rancoroso, il predatore, l’inadeguato e l’erotomane) ognuno con un diverso grado di pericolosità per la vittima.
La scuola non è esente dal problema: “Lo stalking - ha sottolineato Salvatore Lo Prete, direttore dell’ente patrocinante Istituti Milano - nella scuola diventa bullismo, e occorre quindi prevedere la creazione di sportelli antistalking nelle scuole superiori e nelle università, dove i ragazzi, più restii di un adulto a rivolgersi all’autorità giudiziaria, possano trovare ascolto”.
Anche i media hanno una grande responsabilità quando si parla di stalking: quella di trattare un argomento così delicato in modo competente e informato "Un giornalista - ha chiarito Ezio Ercole, Vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte - non può essere un esperto in tutte le materie, ma deve sapersi documentare per informare in modo corretto".“Uno degli obiettivi del Coisp - ha concluso a fine lavori Giuseppe Campisi del Coisp - è proprio quello di avviare un processo di sensibilizzazione con una serie di appuntamenti in varie città d’Italia, dove è prevista l’apertura di uno sportello antistalking – tra cui Torino - per supportare le vittime di reati che rientrano in questa casistica”.
