Il potere occulto del cinema
C'è un legame profondo e conturbante fra l'espressione cinematografica e l'indagine dei fenomeni occulti e paranormali. Un sentiero tortuoso che attraversa tutta la storia della settima arte nel tentativo di rappresentare ed esorcizzare, sul piano estetico, le paure "invisibili" che giacciono nel profondo dell'animo umano.
Il cinema come incantesimo, possessione, medium anche nel senso spiritico del termine. Catalizzatore di credenze antiche, di paure dissepolte, forze sovrannaturali. Occultismo, satanismo, stregoneria, magia nera intrattengono un rapporto elettivo e privilegiato con la settima arte. Una singolare unione fra il meccanicismo della riproduzione tecnica e l’irrazionalità a sfondo mistico ed esoterico che alberga nell’immaginario fantastico dell’uomo del ventesimo secolo. Una simbiosi che interagisce sia sul piano formale che su quello dei contenuti.
Se è vero infatti, come afferma fra gli altri lo studioso Lebovici, che il cinema innesca meccanismi percettivi simili a quelli del sogno - l’ irrealtà delle immagini e i processi di identificazione e proiezione che ricordano molto da vicino la condizione onirica - è altrettanto vero che Freud riconduce i fenomeni che riguardano la premonizione e altre pratiche occulte come lo spiritismo ad una forma particolare di sogno, di rielaborazione fantastica e trasmissione inconscia di desideri illogici e repressi, dunque perché il cinema stesso non potrebbe essere, in questo senso, una forma di culto esoterico, di sogno telepatico vissuto dallo spettatore ad occhi aperti ed impressionato nella formula chimica della pellicola? D’altro canto, quella delle immagini movimento non è essa stessa una forma inspiegabile di magia o quantomeno di illusione visto che è solo un difetto nell’occhio umano, la cosiddetta resistenza retinica che ci permette di percepire in movimento 24 fotogrammi statici al secondo? È, in entrambi i casi, il bisogno di credere in qualcosa che vada aldilà della normale percezione delle cose, della vita stessa, che ci affascina e ci spinge a sospendere l’incredulità che ci accompagna in altre sfere della nostra esistenza.
Il potenziale immaginifico del cinema
Pure senza indugiare oltre in considerazioni teoriche sulla natura del mezzo cinematografico, è facile rintracciare nella storia del cinema un sottotesto che guarda all’esoterismo, all’ignoto, al soprannaturale. Tema privilegiato per una riflessione metaforica sulla condizione umana o come macchina spettacolare per garantire la suspence e la presa sullo spettatore facendo leva sulle sue paure e al contempo sulla sua curiosità, sul bisogno di vedere aldilà del visibile. Le prime avvisaglie di queste potenzialità irrealistiche si ebbero negli anni '20 con l’espressionismo tedesco, particolarmente acuto nel coniugare il fantastico con le teorie psicanalitiche freudiane per trasformarle in un’allegoria della disastrosa involuzione politica subita dalla Germania in quel decennio chiave dello scorso secolo. Film come Il Dottor Mabuse (1922) di Fritz Lang e Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920) di Wiene mescolano esoterismo, ipnotismo, onirismo e perenne incertezza fra sogno e realtà, fra follia e verità. In entrambe le vicende i protagonisti, un super-criminale e uno pseudo mago, rispettivamente, usano arcani poteri di suggestione per controllare la mente delle persone e costringerli a compiere azioni delittuose. Diversa è invece la lettura del regista danese Carl Theodor Dreyer che si avvicina al mondo della stregoneria e della magia nera visti , non tanto come parte di una cosmogonia fantastica, ma come forme di pregiudizio scatenanti una violenta e bigotta persecuzione, in particolare nei confronti degli emarginati e delle donne: è esattamente quello che succede alla sua Giovanna d’Arco (1927), martirizzata attraveso una serie di processi che rimandano a quelli perpetrati dall’Inquisizione contro le presunte streghe, e ancora di più in Dies Irae (1943) dove una donna accusata di praticare le arti magiche e sua figlia sono al centro di un intreccio fosco e drammatico che si concluderà solo con la morte passando per il rogo della superstizione e dell’intolleranza. 
La nascita del'horror
A partire dagli anni '30, l’epidemia dell’occulto e del mistero attraversa l’oceano per spostarsi dall’Europa agli Stati Uniti. Qui fra una serie su Frankenstein, una sulla Mummia e un’altra sull’Uomo Lupo - i cosiddetti “mostri della Universal” - incantesimi, maledizioni e fenomeni para-scientifici divengono parte integrante della ricetta filmica che darà vita al più macabro e immaginifico dei generi classici: l’horror. In mezzo a tante affermate produzioni che costituiscono un po’ l’infanzia, l’inconscio collettivo della paura, di recente ne è spuntata una particolarmente curiosa e significativa in relazione al tema che stiamo affrontando: L’isola degli zombies, reperto di un film girato nel 1932, invisibile fin dalla sua prima uscita e riproposto in queste settimane dalla stessa Universal attraverso i suoi canali televisivi. Pellicola interessante non solo perché ambientata in una, oggi come allora, povera e martoriata Haiti, quanto perché introduce il legame fra zombie (non ancora morti viventi ma persone soggiogate attraverso il controllo della mente, un po’ come per Caligari e il Dr. Mabuse) e magia nera, nella fattispecie il voodoo caraibico, retaggio di culti arcani ma anche attuale metafora dello schiavismo (a tale scopo se ne serve l’ambiguo occultista/capitalista interpretato da Bela Lugosi, il più famoso Dracula della storia del cinema).
Un mix di esotismo, esoterismo e atmosfere morbosamente ambigue (indirettamente debitrici dei maestri espressionisti) che ritroveremo di seguito anche nei capolavori della RKO come Il bacio della pantera e L’uomo leopardo, entrambi diretti dal maestro Jaques Tourneur. In tutt’ e due le pellicole, prodotte dal leggendario Val Lewton, i protagonisti sono vittime inconsapevoli di primordiali maledizioni che, secondo credenze popolari, li trasformano negli animali feroci del titolo. Quindi dopo un decennio, i '50, in cui le paure legate alla Guerra Fredda e alla minaccia atomica trovano la loro massima espressione attraverso il genere fantascientifico relegando l’horror in secondo piano, l’occulto e il paranormale riaffiorano negli anni sessanta attraverso i film inglesi della Hammer e in Italia con il grande Mario Bava autore de La maschera del demonio (1960), uno dei capolavori assoluti del nostro cinema di genere. Il film rielabora in chiave sottilmente sensuale e decisamente orrorifica il tema dei sabba e delle possessioni demoniache, attraverso la figura di Asa, strega vittima del supplizio del titolo, che, accidentalmente resuscitata, compirà la sua vendetta trasformandosi in una sorta di vampira. Il film, ineguagliato nella sua bellezza formale, darà origine a un mini-filone gotico-esoterico all’italiana e lancerà la protagonista Barbara Steele come icona malefica per antonomasia (poi ripresa da registi come Corman e Cronenberg). Di possessioni, ricercatori dell’occulto e fantasmi del passato parla anche Gli invasati (1963), tratto da un romanzo di Shirley Jackson, capolavoro del gotico moderno e capostipite del sotto-genere sulle case infestate che vivrà il suo momento di gloria negli anni '80 (La Casa, Amytiville e, per certi versi, anche Shining del grande Stanley Kubrick). 
Gli anni 60: Simpathy For The Devil
Alla fine del decennio è il diavolo a metterci, come si suol dire, la coda e a guadagnarsi un ruolo da assoluto protagonista nella ribalta orrorifica. Prima con Rosemary’s Baby (1968) diretto da Roman Polansky e quindi con L’esorcista (1973) di William Friedkin. Nel primo caso si tratta di un raffinatissimo e claustrofobico thriller psicologico in cui la protagonista è oggetto delle attenzioni di una setta satanica (incarnata da alcuni insospettabili personaggi dell’alta società newyokese) che, in cambio di fama e benessere per lei e il marito, la costringe a partorire l’Anticristo, nel secondo di un horror a tinte forti che descrive con dovizia di effetti speciali e sequenze tutt’ora sconvolgenti l’abisso di una giovane posseduta da un demone. Con un meno riuscito ibrido del film di Polansky e di quello di Friedkin anche la serie Omen tenterà di resuscitare l’Anticristo come personificazione degli incubi dell’America degli anni '70. Al fascino di Lucifero, inteso stavolta come portatore di luce e redentore dell’umanità, non si sottrae nemmeno il cinema d’avanguardia con la tetralogia del Magick Lantern Circle di Kenneth Anger. Streghe ed horror moderno, ad alto tasso di suspence e di violenza esplicita, troveranno invece il loro massimo compendio ancora una volta grazie all'opera di un regista italiano: Dario Argento autore di Suspiria (1977).
Nell'immaginario corrente
In anni più recenti, occulto, paranormale e satanismo sono stati efficacemente rappresentati in tutto il loro spettro attraverso una serie di opere di vario genere e livello: il diavolo, con horror come Il signore del male di John Carpenter e L’esorcismo di Emily Rose, ma anche in un legal thriller allegorico come L’avvocato del diavolo, interpretato da Al Pacino; la stregoneria con teen-movie come Giovani Streghe (che ispirerà in qualche modo l’omonima e innocua serie) o finti documentari come The Blair Witch Project; i fantasmi e il paranormale di opere come Il sesto senso, Dark Water o The Ring , il voodoo e gli zombie nello splendido Il serpente e l’arcobaleno di Wes Craven (anch’esso ambientato ad Haiti, quasi una moderna versione della lettura in chiave politica del fenomeno contenuta in L’isola degli zombies), fino alla magia “consentita ai minori” della serie Harry Potter. Elementi riconducibili all’occulto e a paradossali forme di esoterismo e di culti pagani sono presenti anche nel cinema del grande David Lynch in particolare nella serie Twin Peaks e in film come Fuoco cammina con me e Mullholland Drive.
Fonti immagini:
[1] www.lavocedelpadrone.net
[2] www.occhirossi.it
[3] www.filmforno.com
[4] www.celluloidhopefiles.wordpress.com
