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The Descent - Discesa nelle tenebre

— archiviato sotto: ,

Sei giovani donne prigioniere nelle viscere della terra combattono con i mostri dell'oscurità e le furie dell'inconscio.

The Descent - Discesa nelle tenebre

The Descent

Sei giovani donne, amiche da sempre e più o meno in buoni rapporti, hanno in comune una grande passione per gli sport estremi. Dopo il grave incidente stradale occorso l'anno prima a una di loro, nel quale hanno perso la vita il marito e il figlio, organizzano una piccola spedizione speleologica in grotte sotterranee. Sarah, provata dalla tragedia, è a pezzi, non sembra più la stessa, Juno è la leader, persuasiva e autoritaria, Beth è materna e premurosa, come pure Rebecca nei confronti della sorella minore Sam, Holly, l'ultima arrivata, è giovane, irrequieta, spericolata. Dopo una breve ma piacevole notte trascorsa in una capanna di legno tra i boschi, si calano nelle grotte. L'oscurità le circonda, ma loro sono allegre, cameratesche, sicure di sé: dopo tutto hanno una mappa e Juno conosce quei luoghi come le sue tasche. Però si sbagliano. Dall'amica e capo-spedizione vengono a sapere che “queste” grotte non sono quelle in cui aveva promesso di condurle (ha taciuto la cosa volontariamente, per non spaventarle), che non sono mai state esplorate da nessuno, che nessuno sa dove si trovano, che non potrebbero ricevere soccorso. Un crollo improvviso le blocca. Restano sole, prigioniere del buio appena rischiarato dalle torce nei loro cappelli o dai razzi da segnalazione rossi. Non hanno la minima idea di dove andare, dove o se esista un'altra uscita. E, quel che è peggio, hanno l’impressione di essere seguite, osservate. Per terra s'intravedono ossa bianche, umane e animali. Una si spaventa, un’altra piange. Poi la situazione dentro e fuori del gruppo precipita, e l'orrore comincia.

Uno stereotipo ben radicato in quel campionario universale delle paure umane che è il cinema horror, vuole donna debole, irrazionale, urlante, sia che rivesta il ruolo della carnefice o quello, sostanzialmente passivo, della vittima. E anche quando sopravvive, quando è lei l'eroina del film, lo diventa solo mediante una trasformazione, dopo essere uscita da sé e aver perso i propri caratteri atavici, originari. Tali sono, ad esempio, le vendicatrici muscolari e mascolinizzate come il Tenente Ripley di “Alien” o l'agente Alice di “Resident Evil”, interpretate rispettivamente da Sigourney Weaver e Milla Jovovich. In “The Descent – Discesa nelle tenebre”, però, non troviamo né le une né le altre. Nel film di Neil Marshall, grande promessa del cinema inglese qui all'opera seconda, le protagoniste femminili, che dominano incontrastate la scena - un utero sotterraneo, un mondo inconscio di sole donne - sono spigolose, antipatiche, strafottenti, combattive ma nello stesso tempo fragili, affettuose, protettive, bisognose l'una dell'altra per scampare allo psicodramma interno/esterno, ai mostri che il buio (fisico e morale) può generare. Le cacciatrici d'avventura diventano dunque prede. Si, ma soprattutto di sé stesse.

thedescent group pic


Perché “The Descent” non è soltanto un'opera mirabile per la sua classica costruzione a suspence, per la tensione feroce che scaturisce dalla lotta furibonda in un atmosfera claustrofobica, per le esplosioni di violenza e il balenare improvviso e impressionante di dettagli realistici e orripilanti, dei corpi martoriati, morti o sofferenti. Dove questo piccolo grande horror contemporaneo si eleva diverse spanne sopra le comuni aspettative legate a questo genere di storie, è nel complesso arazzo psicologico che delinea i rapporti fra i personaggi, nel realismo e nella credibilità con cui descrive le dinamiche di un gruppo di donne - moderne, aggressive, indipendenti – rimaste sole e sperdute con il lato più oscuro di loro stesse. “The Descent” è un film che parte come una sorta di kammerspiele a sfondo rupestre e sportivo, diventa un “survivor movie”, il dramma di persone intrappolate in un ambiente ostile e senza via d'uscita, e infine divampa come un horror dai confini alieni, metafisici e sovrannaturali. Ma soprattutto è un film che utilizza il buio (che è l'essenza stessa del cinema: figure di luce ritagliate su uno sfondo buio) - non solo mero elemento spettacolare e scenografico - al fine di scavare in profondità nelle latebre dei personaggi, nei loro conflitti irrisolti, nelle tenebre del loro animo. the descent sarha monster

Lo spazio nero e indistinto che separa le sei ragazze dai confini dell'inquadratura è l'ignoto che alligna dentro loro stesse. Ciò che sanno ma non vogliono ammettere di sapere. E che allo spettatore non viene mai svelato a tutto tondo, ma filtrato dietro una persistente, innaturale, cortina di non detto, di oscurità, nel doppio senso del termine. Così intuiamo che Juno era gelosa di Sarah. E che probabilmente ha avuto una storia col suo defunto marito. Ma è anche morbosamente attaccata alla giovane Holly, che è solo la sua protegé o qualcosa di più? E in tal caso, Juno era davvero gelosa di Sarah o lo era solo della sua famiglia? E l'omicidio di Beth, la saggia del gruppo, l'arbitro dei rapporti fra l'ipersensibile e traumatizzata Sarah e le altre, è avvenuto davvero per errore o dietro il suo cadavere occultato (e sepolto ancora vivo nella miglior tradizione dell'horror britannico) si cela qualcos'altro? Non lo sapremo mai. Come non sapremo mai se l'intera storia è avvenuta realmente o se si sia trattato solamente di un lungo delirio di Sarah (il doppio sogno che apre e chiude l'angosciosa vicenda sotterranea) ancora ricoverata in stato comatoso all'ospedale dopo l'incidente che le ha distrutto la vita. Né se i mostri sono creature di un altro mondo o uomini rimasti a loro volta intrappolati nel labirinto delle viscere montane e adattatisi a vivere al buio: glabri, ciechi, albini, con rostri e denti acuminati per ghermire animali, come il cervo dissanguato e putrefatto che vediamo nel bosco, in un crepaccio, o incauti visitatori. Di più: non sapremo mai se sono mostri veri o solo orrende proiezioni, furie primordiali del subconscio femminile. the-descent-claustrofobia

L'unica cosa che sappiamo è che chi ancora oggi, a cinque anni di distanza dalla sua uscita, avrà il coraggio di sfidare il buio filmico per (ri)vedere “The Descent” non se lo dimenticherà facilmente.

 

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