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Due di tutto, anche per scrivere

il romanzo di Mila Venturini, Due di tutto e una valigia, usa numeri e parole per raccontare una storia di dolore, comicità, distrazione, abbandono, scoperta, eccetera eccetera eccetera.

Cioccolata31Fin dal titolo sono i numeri – quelli piccoli – a far da protagonisti nelle pagine scritte da Mila Venturini nel suo primo romanzo, Due di tutto e una valigia, edito da Nottetempo. Ci sono i numeri delle ore d’attesa, quelli degli arredi dell’ospedale, delle persone  che vanno e vengono. E poi via via di tutti gli oggetti che nel libro fanno da contorno  - ma sono simbolicamente sostanza – di una storia di amore e perdita, di separazione e crescita, di famiglie che non esistono più – forse non c’erano mai state – e si compongono invece quei nuovi sentimenti di fratellanza o amicizia che stanno diventando i nuovi affetti, costruiti più faticosamente e più piano – senza passione ma con accortezza – in un mondo in cui le città sono molto simili le une alle altre – e non sempre è uno svantaggio.

 

Nelle prime pagine del romanzo l’ironia della storia è caustica: è più forte la sofferenza della comicità. Poi, via via, all’interno della crudezza delle descrizioni di una lacerazione affettiva, tra la presa di coscienza che la vita ha sempre e comunque un suo sviluppo alternativo - anche se non dettato necessariamente dall’esaudirsi dei nostri desideri - l’ironia comincia piano piano a ricoprire il senso delle frasi, a provocare la sua eco dissacrante. E lo fa attraverso la voce narrante di una donna che ha vissuto gli eventi descritti quando era bambina.

Il processo di demolizione delle figure tutte di un pezzo o dei valori ritenuti immutabili – il padre, l’amore – regala a lei protagonista e a suo fratello più piccolo,  una visione spesso disincantata ma molto intelligente e molto sana della vita, i cui eventi non possono essere considerati come quelli magici di un film di Walt Disney, ma razionalizzati attraverso un occhio critico e relativo, sornione, buono ma anche difficile al perdono. La risata del lettore è spesso uno sforzo, un dolore per gli addominali della pancia un poco contratti dalla sofferenza descritta, ma è anche un inevitabile tentativo. Perché questo libro ci provoca, anche se rivela solo quello che in qualche modo già sapevamo – e adopera per far questo un linguaggio lineare.

Mila Venturini , citando i numeri – che non simboleggiano creatività ma piccole e immutate realtà -  o le storie senza originalità della vita – i discorsi delle maestre, le inadeguatezze di una madre, una nonna che nessuno avverte dei programmi cambiati della giornata, ecc. – vi  inserisce i pensieri dei bambini , che spesso giudicano. Poi, appena diventa evidente il senso del ridicolo appare anche evidente che, all’interno di quest’opera, non c’è gravità: perché dal ridicolo non si genera la tragedia. Gli oggetti sono le cose  in cui il movimento è un vero cambiamento: sono l’unico reale trasloco, l’unico mutamento realizzato. Tutti gli altri personaggi vorrebbero semplicemente essere contenti: nell’unico modo che conoscono, cioè vorrebbero essere lasciati in pace. Ma l’esistenza li pizzica loro malgrado, li costringe ai microspostamenti. Sposta il loro baricentro, li fa cadere, e genera comicità.

Mila Venturini, Due di tutto e una valigia, Nottetempo editore. Pagg. 167. Euro 14,00

 

Copyright 2009, by the Contributing Authors. Cita/attribuisci la Risorsa. lucilla. (2010, January 15). Due di tutto, anche per scrivere. Retrieved February 09, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/letteratura/due-di-tutto-anche-per-scrivere. Il presente lavoro è licenziato sotto una Creative Commons License Creative Commons License