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Il ritorno, romanzo di Alberto Manguel, storia di fantasmi e di politica

In una Buenos Aires con la nebbia, i fantasmi del passato accolgono il protagonista. Il romanzo di Manguel è un libro bellissimo, di poesia e riflessione.

Il ritorno, romanzo di Alberto Manguel, storia di fantasmi e di politica

Alberto Manguel

Un lungo viaggio e una lunga attesa: in coda dietro altre persone, in coda dietro i passi della memoria. Poi un leggero mal di testa; un capogiro forse, lungo e fautore di perdite: quelle del , dello spazio e dei perché. Il ritorno è un romanzo di Alberto Manguel edito da Nottetempo. Lo scrittore argentino – noto soprattutto per le sue critiche letterarie – usa uno stile lineare, attraverso il quale le descrizione e gli eventi – chiari nel loro scandirsi attraverso piccoli fatti e piccoli spostamenti, dopo quello principale che riporta il protagonista nella sua terra natale, l’Argentina, e  precisamente nella sua città, Buenos Aires – nettamente si distaccano dal primo perimetro delle storia.

È questo un cerchio ampio in cui la dimensione della realtà e quella del sogno si amalgamano per diventare la stessa cosa. Il sogno però non somiglia ad un desiderio realizzato né ad uno che si vorrebbe un giorno vedere come tale. E’ infatti simile più ad un incubo, alla paura. Le persone che il protagonista incontra per le strade della sua città sono le stesse che frequentava prima di andare via: la splendida Liliana è esattamente come l’aveva lasciata; la sua bellezza non porta i segni del tempo trascorso. Non ha rughe di esperienza, né di maturità né di fascino. E’ bella come un fantasma morto. Mentre le mani di Fabris - questo è il nome del protagonista – sono piene di macchie che hanno il colore della mostarda.

Anche tutti gli altri gli sembrano fantasmi; compresi gli oggetti: sia quelli quotidiani sia i libri. Come se anche la cultura si fosse fermata per sempre; in un’immobilità che è ovviamente anche simbolica. Fabris è tornato per il matrimonio del figlio. Ma nella storia non c’è traccia di feste. Ci sono piuttosto i racconti degli interrogatori durante gli anni del regime, che i “fantasmi” rimasti gli raccontano, con una precisione razionale e fredda, tanto da rendere l’orrore e la disperazione ancora più forte. E le motivazioni ancora più deboli e insensate.

8874522347Gli unici elementi colorati del libro sono le illustrazioni di Antonio Seguì - nell’appendice finale del testo - che arricchiscono una pubblicazione, un racconto, la cui densità, i cui molteplici significati si aprono, alla nostra lettura, non solo uno dopo l’altro, ma quasi contenendosi. Riconducendo – attraverso la costruzione delle frasi, la composizione e i rimandi dei pensieri di Fabris Nestor e le narrazioni dei fatti dei suoi compagni  Toni, Liliana  e gli altri – al capitolo iniziale; all’ arrivo nella terra che lui sembra capire soltanto   ora – al momento del ritorno – e che guarda attraverso la logica del suo tempo interiore.

Un percorso, un ritorno, che permette al protagonista non solo di comprendere ma anche di spiegare, di rendere tutto leggibile e chiaro, a chi verrà dopo di lui. Che permette al personaggio e all’autore di essere guida: per noi che leggiamo – e forse siamo noi dentro gli autobus le cui luci si vedono giungere, attraverso la nebbia lontana-  per tutta la scrittura, nell’affabulazione, nella comprensione della storia politica e sociale e in quella della fantasia dell’inventore.

Alberto Manguel, Il ritorno, Nottetempo. Pagg. 96. Euro 12,0