'Inchiesta su Gesù' di Corrado Augias e Mauro Pesce
E' un libro interessante e a sorpresa, molto scorrevole e di facile comprensione.
Corrado Augias, attraverso domande dirette e di rara cultura al biblista e professore di Storia del Cristianesimo all’Università di Bologna Mauro Pesce, coautore del volume, cerca di tracciare i contorni del Gesù storico: l’uomo, nella sua fisicità di carne, sangue e muscoli, e lo sguardo, la parola, il gesto benedicente o violento, a volte, prima che la liturgia, la dottrina, il mito trasformassero la sua memoria in culto, il culto in fede, la fede in una delle grandi religioni dell’umanità, come si può leggere nella prefazione dello stesso Augias.
Una ricerca della verità, dunque, che va al di là delle forzature su cui anche il cristianesimo basa spesse volte i suoi dogmi di fede.
Un punto straordinario di analisi, su cui non ci si sofferma mai a sufficienza perché sempre più messo da parte, man mano che i secoli passavano, dalla Chiesa Cattolica, è che Gesù, Yeshua ben Yosef, era ebreo. In particolare, Gesù viveva profondamente l’osservanza alla Legge (ndr della Torah) e molte delle sue idee e parole, molte delle sue azioni si comprendono solo se le si vede come manifestazioni del suo ebraismo. Il Cristo era innovatore perché assurgeva a sua missione l’attenzione verso gli umili e i poveri, concetto rivoluzionario in una società fortemente oligarchica, ma al contempo era anche conservatore perché ebreo praticante, anzi zelante, e parlava soltanto agli ebrei: la novità verificatasi nell’ultimo mezzo secolo di studi biblici, è stata proprio il recupero, la riscoperta, dell’ebraicità di Gesù, laddove in precedenza l’antiebraismo cristiano tendeva a farne addirittura un critico della religione ebraica. Perché, dunque, questo insabbiamento del contesto ebraico in cui Gesù si muoveva? Gli autori lo spiegano così: accade però che, a partire dalla seconda metà del II secolo, i suoi seguaci, nella stragrande maggioranza, non furono più gli ebrei e il suo messaggio, per conseguenza, cominciò ad essere interpretato alla luce di una nuova teologia.
Il recupero dell’ebraicità di Gesù attraverso studi approfonditi si ebbe solo dopo l’Olocausto, in tempi perciò relativamente recenti.
Un altro spunto interessante contenuto nel libro, che si può ritrovare anche in un altro volume I figli del Graal di Laurence Gardner che tratta approfonditamente della figura di Maria Maddalena, è che molti storici sostengono che le vicende relative alla nascita di Gesù da una ‘vergine’ non erano presenti nella tradizione orale antecedente ai testi canonici. Sarebbero un inserimento successivo, motivato principalmente dalla necessità di mostrare che la vita di Gesù portava a compimento alcune profezie della Bibbia ebraica.
Ancora, su Maria Maddalena: i vangeli non dicono che la Maddalena fosse una prostituta (…) La sua trasformazione in prostituta è avvenuta solo a partire dal VI secolo in Occidente e poi si aggiunge che questa donna non poche volte viene considerata spiritualmente superiore a discepoli famosi. Nel finale del Vangelo di Tommaso Gesù la difende da Pietro che vorrebbe escluderla: Simon Pietro disse loro: ‘Cacciate via Maria, perché le femmine non sono degne della vita’. Gesù disse: ‘Io le insegnerò a diventare maschio, perché anche lei possa diventare uno spirito vivo simile a voi maschi. Poiché ogni femmina che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli’. Nel Vangelo di Maria di Magdala si legge di Levi, un discepolo, che rimprovera Pietro dicendo: 'se il maestro l’ha resa degna chi sei tu per respingerla? Certamente il maestro la conosceva molto bene. Egli l’ha amata più di noi'.
Un libro intenso e formativo, dunque, e non privo di analisi anche rivoluzionarie per chi non è un tecnico studioso di storia del cristianesimo: Gesù era un ebreo che non voleva fondare una nuova religione. Non era cristiano. Era convinto che il Dio delle Sacre Scritture ebraiche stesse cominciando a trasformare il mondo per instaurare finalmente il suo regno sulla terra. Era del tutto concentrato su Dio e pregava per capire la sua volontà e ottenere le sue rivelazioni, ma era anche del tutto concentrato sui bisogni degli uomini, in particolare i malati, i più poveri e coloro che erano trattati in modo ingiusto, scrive il professor Mauro Pesce nella sua postfazione.
Sono convinto che la ricerca storica non compromette la fede, ma neppure obbliga a credere. Certo, a volte mette in crisi alcuni aspetti dell’immagine confessionale di Gesù, ma questo porta a una riformulazione della fede, più che a una sua negazione scrive Augias nella prefazione, citando la frase chiave del biblista a proposito dell’ approccio all’approfondimento contenuto nel libro.
Inchiesta su Gesù, perciò, è un volume assolutamente da leggere (e rileggere).
Gloria Esposito, 05/11/2010
