Quando la pigrizia è la forza del pensiero.
La pigrizia come scelta di procastrinare per una vita più felice, meno aggressiva, meno ansiosa: le teorie di Kathrin Passig e Sascha Lobo in Il libro dei pigri felici.
Il luogo comune che immediatamente viene contraddetto e forse sfatato da Il libro dei pigri felici di Kathrin Passig e Sascha Lobo, edito da Feltrinelli, è di base nazionale. Infatti gli autori di questo volume ironico ed intelligente, sono tedeschi: e dovrebbero cioè rappresentare – per antonomasia – l’esempio antropologico dell’efficienza e della puntualità. Invece a pag. 41 leggiamo la frase che immediatamente ci convince non solo a proseguire per tutte le pagine successive ma che anche ci induce a meditare ad un livello un pochino più profondo. Gli autori scrivono:
In questo momento state leggendo un libro, benché in realtà avreste altro da fare.
Siamo così subito portati a riflettere sul principio che l’arte poggi sopra il magnifico ozio; quel momento in cui la mente – assolutamente libera dall’organizzazione quotidiana, sociale o produttiva in senso aziendale – può godere dell’altrui creatività o, addirittura, diventare creativa essa stessa. L’importante infatti non è il luogo fisico, lo spazio reale in cui la mente possa liberarsi – non importa se si tratta di un prato, un castello o un supermercato: ciò che è necessario è che l’ozio arrivi e che il programma possa essere procrastinato. Da questo atto del rimandare – ci convincono Kathrin Passig e Sascha Lobo – saranno molti i vantaggi che scaturiranno; il benessere di cui ognuno di noi godrà. Sperimenteremo nuove possibilità di felicità: quelle che non avevamo considerato; quelle che le razionali scadenze del dovere non prevedevano.
Gli autori , pur usando un tono leggero, a volte perfino giocoso, si rifanno a principi sociologici noti sugli esiti della produttività, dello stress ecc. e spiegano quelli meno conosciuti, come per esempio l’influenza della religione protestante sull’economia, non solo dal punto di vista calvinistico ma anche da quello dello svizzero Huldrych Zwingli: teorico così intransigente da poter essere definito fondamentalista.
Le persone che nonostante la tendenza a rimandare ogni tanto riescono a cavarsela egregiamente hanno trovato la loro strada per farsi carico degli affanni della vita nelle giuste dosi.
Attraverso le loro dimostrazioni o confutazioni gli autori insinuano il dubbio o impiantano la convinzione – nel lettore – che la pigrizia, il rimandare un impegno, il ritardo, non siano atti necessariamente negativi, ma che anzi, a volte, siano la dimostrazione di un controllo buono, sano, equilibrato sulla propria esistenza. Inoltre Passig e Lobo ci presentano un elenco di dieci azioni a prima vista necessarie che sono invece assolutamente rimandabili, poiché se infine non compiute, possono risolversi da sé. La lettura di questo elenco ci è inoltre necessaria per ridere: Mettere in ordine i file sul computer; Asciugare le stoviglie; Suicidarsi; Spostare il fogliame da qualche altra parte con il mantice ed altre.
Così come, analizzando la vita quotidiana, i due autori, citando studi scientifici – questo è il magico aggettivo – ci rivelano infine che la felicità e il sonno allungano la vita e fanno dimagrire!
Kathrin Passig; Sascha Lobo, Il libro dei pigri felici, Feltrinelli. Pagg. 254. Euro13,50

Spesso la stanchezza di vivere ho trovato...
Su http://www.eprouverture.com/disseminazione/corto.php , il resto del relativo 'assaggio'
(...) Ridiamoci allora tempo «da perdere», tempo perduto ove riamministrare l'esistenza ritrovandone senso anzichè sempre scontento (3). Opponiamo alle rigide leggi dell'economia di mercato la ragionevole legge di un'economia esistenziale, con borsa forse più povera ma tempo più ricco. Non ci rendiamo conto di vendere il nostro tempo, la nostra vita, paurosamente sottocosto; forse l'angoscia deriva in realtà da tale condizione in ultima analisi, più che dai metamotivi appannaggio delle innumerevoli discipline che si vogliono terapeutiche. Se fossimo gli scaltri amministratori che ci crediamo, basterebbero pochi conti per quantificare il prezzo al quale ci vendiamo: risultato, siamo prevalentemente «in rosso», le «spese» superano di gran lunga le «entrate».