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Sembra un romanzo

Il libro di Eugenio Repetto, Mi sembra di essere qua, è la storia di tutto ciò che accade allo scrittore quando decide o addirittura mentre decide di scrivere una storia. Così il romanzo attende di diventare azione.

Sembra un romanzo

La copertina del libro di Repett

Gli oggetti che compaiono nel breve romanzo di Eugenio Repetto, Mi sembra di esser qua, edito da Firenze Libri, sembrano diventare subito dei personaggi animati. In realtà restano cose, pretesti per una storia che vorrebbe distendersi, essere narrata, esistere come una vita a sé stante,  e che invece non c’è: perché non nasce e non si sviluppa. Ma c’è una sorpresa.

Tutto il racconto infatti va e  viene, come un elastico che si tende, teso e forte, poi ritorna nella sua posizione iniziale. Non provoca nessun movimento nel mondo circostante, nessuna sintesi, né un alternativo cambiamento: resta solo l’energia scaturita dalla tensione che a sua volta ha provocato il gesto. Perché l’intero romanzo narra quello che succede non all’interno di una sua propria storia, ma ciò che accade prima che l’autore la possa  scrivere, prima che egli possa elaborare un qualsiasi fantastico racconto.

Il libro descrive – in maniera divertente -   il processo mentale che precede la scrittura, la stesura di un avvenimento letterario, la costruzione di una trama, i pensieri che l’hanno elaborata e sopra ogni cosa l’evoluzione di chi conduce il gioco letterario. L’autore infatti è presente lungo tutto il racconto e fin dal titolo, che è emblematico. Lui, presuntuosamente, è in realtà l’unico protagonista, e tutto il resto – le parole, le pagine, l’inchiostro, la penna e il pensiero -  sono soltanto il mezzo che gli permette di esistere: come scrittore. Eugenio Repetto ci rivela fin dalle prime righe: Se non scrivo sto male. Dunque scrive. Perché  è una sua esigenza, un suo bisogno quello di essere autore. La storia si affolla di ricordi, scampoli di dialoghi, oggetti di cui seguiamo per un poco il cammino, ipotesi di azioni; penne che posseggono strani e metaforici occhi inquisitori. Ogni cosa – piccola o grande – é incatenata alla precedente e poi di seguito alla successiva: la scrittura serve da collante. E l’ironia è sempre presente. 

Il gioco irriverente è infatti subito svelato nell’uso che l’autore fa dell’io narrante: gli serve  ad autocelebrarsi; egli si erge a voce interessante, che tutto può e tutto decide -  ma soprattutto a demistificarsi, perché alla fine quello che  può permettersi di definire sembra essere solo una parte di se stesso: colui che scrive, appunto. E non è già molto? Egli può sperare – in maniera quasi ansiosa, per tutto il romanzo, ponendosi continuamente la stessa domanda e rivolgendola poi al lettore – echeggiando la storia della letteratura,  aggiungendoci il senso comico della paura: ha corpo e vita colui che legge? Non un generico lettore, ma proprio il suo particolare pubblico fruitore – il suo specifico acquirente – che possa confermargli,  realisticamente – non per finta, nella letteratura -  la sua tanto bramata esistenza di scrittore.

Eugenio Repetto,  Mi sembra di esser qua,  Firenze Libri. Pagg. 55. Euro 6,80