Tutta la vita in una piccola esperienza
I racconti di Tiziano Scarpa, "La vita, non il mondo" sono poetici e bellissimi. Si leggono come un piccolo testo, ma li usiamo poi come una chiave per capire gli effetti che tali piccole cose possono, fortunatamente, avere.
Le opere di questo scrittore – che l’anno scorso ha vinto il Premio Strega - e il suo modo di presentarle, variano sempre. Sono libri dalle storie complicate, il linguaggio spesso è ricercato, le sue presentazioni sono a volte al limite dello spettacolo teatrale: l’attore è lui, che recita – con il corpo, la voce artefatta, talvolta i musicisti presenti, come in scena, usando egli stesso un linguaggio che varia. Ci fa ricordare Dario Fo, ma anche la letteratura orale dei poeti provenzali; o ancor più semplicemente i cantastorie o i narratori di fiabe per bambini durante le feste di piazza.
Probabilmente lui fa accadere o allestisce tutto ciò perché ha in mente la storia della lingua, della letteratura, e il gusto dell’uomo. Le sue opere sono la sintesi di una poetica fatta a strati, in cui le molte idee, una dentro l’altra, si sviluppano come le foglie delle piante; crescono sopra i tronchi di altri alberi – i luoghi del mondo, in questo caso – diventando rigogliose e complesse. Una poetica che a volte diventa più precisamente poesia, così come quando scrive La vita, non il mondo edito da Laterza.
In questo piccolo libro – piccolo come pagine; piccolo perché è verde è quadrato; piccolo perché entra in tasca e in una borsa piccola - Tiziano Scarpa scrive semplicemente dei piccoli racconti. Piccoli perché occupano appena lo spazio di una pagina. Il titolo di ognuno, graficamente, riempie un luogo importante all’inizio di ogni lettura. E il loro essere di dimensioni ridotte finisce qui. Sono racconti sintetici, se possiamo ancora definirli racconti e non invece epifanie, cioè momenti in cui la scrittura opera uno svelamento improvviso, permettendo al lettore una comprensione totale. Momenti in cui l’intelligenza si muove rapida, sul filo dell’intuizione, senza trascurare però l’impatto emotivo di chi leggendo capisce – per esempio attraverso un particolare su un muro, un chiodo – che qualcosa può esser ancora sostenuto in piedi; viva; presente.
Che sia proprio un chiodo a testimoniare questa sorta di salvifica possibilità umana non è un caso, poiché Tiziano Scarpa sa – o in qualche modo ricorda – che esso appare anche in altre opere di letteratura russa classica, come simbolo di un altro altrettanto illustre momento epifanico. Gli scritti de La vita, non il mondo sono tutti in prosa, ma esplicano una tecnica propria della poesia, cioè quella della densità sintetica della scrittura. Producendo, in questi piccoli, brevi capolavori, un effetto di composizione raro nella sua compiutezza, raro nella sua bellezza. E anche qualcosa di raro resta dentro la mente del lettore, dopo l’incontro con questo libro. Tiziano Scarpa definisce i suoi racconti così: delle esperienze. Luci lungo una buia via nel bosco; lucciole in un campo estivo; lumini nella camera del bimbo, che cacciano la paura. Spie di un sentiero verso una festa..
Tiziano Scarpa, La vita, non il mondo. Laterza editore. Pagg.122 Euro 10,00
