Un altro mattone nel muro
“We don’t need no education, we don’t need no thought control” cantavano, a ben ragione, i Pink Floyd a metà degli anni ’60, quando un’altra concezione di istruzione e di società sembravano a portata di mano.
La canzone Another brick in the wall , invece di rappresentare gli studenti, oggi potrebbe benissimo riferirsi ai docenti precari e alla loro necessità di trovare un proprio ruolo nel mondo.
Il libro, ben scritto e molto scorrevole, ripercorre la travagliata e anche divertente carriera della giovane trentatreenne Elvira Godono, laureata in Lettere Moderne e con un curriculum di produzioni da paura.
La scrittrice, dopo aver tentato la carriera universitaria, si ritrova catapultata nella docenza dopo vari corsi di abilitazione, che ovviamente – manco a dirlo- non abilitano proprio a nulla. Dovrà contare solo su stessa per interagire con gli alunni, che a ben vedere sono l’altra faccia della medaglia del susseguirsi di riforme che anch’esse non riformano un bel niente, ma sembrano capaci solo di tagliare la carta igienica.
Mentre mi passavano dinanzi ricercatori assunti dopo aver scritto un solo articolo, o professori associati senza aver scritto neanche un libro, io capitavo, per caso, nella scuola, concentrando in soli tre anni l’esperienza di dieci classi, spiega nel libro la stessa autrice, che si inserisce caratterialmente nella particolare categoria del docente Masaniello cioè quello che, nonostante le interminabili difficoltà di tutti i giorni, continua a chiedersi che cos’é l’empatia? e crede ancora che la pratica dell’insegnare nasca soprattutto dall’ascolto e dalla comprensione di diverse esperienze di vita.
Anima, dunque, nello scambiare il sapere; anima nel fare bene il proprio lavoro, qualunque esso sia, anche se nelle peggiori e nelle più dequalificanti condizioni. Anima nell’avere a cuore l’altro.
Another brick in the wall, insomma. Un sacrificio ineluttabile per una rivoluzione mancata.
