Via da lì: il romanzo di Vincenza Alfano
Il romanzo “Via da lì” di Vincenza Alfano edito da Boompen LED, racconta di un viaggio disperato alla riscoperta delle cose belle della vita, un viaggio dal quale si può ritornare e diventare migliori ma ad un prezzo altissimo, forse troppo.
Ci si può perdere, si possono smarrire i ricordi felici, il dubbio dell’inadeguatezza può impedire la guarigione. Eppure in fondo al tunnel, affogati dal dolore e dall’incapacità di comprendere e di proteggere, Carmen e Lucio, i genitori di Mattia - il bambino che per un trauma misterioso non riesce più a parlare - potranno ritrovarsi e pensare ad un nuovo domani.
Il libro, fluido e scorrevole, descrive minuziosamente il percorso individuale e interiore di Carmen, una madre coraggiosa che cerca di strappare dal petto di suo figlio, ancora troppo piccolo per capire, il male con cui è entrato in contatto. Non è disposta ad arrendersi per niente e nessuno. Quando le cose si mettono male, quando il mondo riserva solo sorprese amare a chi si sente o è diverso come Mattia, ecco che arriva lei, la mamma, che gli prende la mano e lo porta lontano: Via di lì. Via dalla gente. Via dai soliti luoghi comuni.
Eppure scoprire che un figlio di appena 5 anni sente un dolore cosi grande da aver azzerato ogni ricordo di felicità e speranza di sviluppo può anche distruggere:
E Carmen era scesa, come sprofondata in sabbie mobili da cui è impossibile venire fuori, tenendo stretta la manina di suo figlio che quel gorgo aveva avviluppato e fatto sparire. Mattia non c’era più.
A un passo dall’abisso, dal perdere Mattia per sempre, Carmen riscoprirà cosa vuol dire fidarsi di se stessa e dell’essere madre, imparerà di nuovo quel rapporto che con lo svezzamento sembra subire un distacco naturale ma inesorabile. Accanto a lei ci sarà suo marito, Lucio, amorevole ma fermo, tanto da portare con lucidità il timone della famiglia, ora che questa sembra aver smarrito la strada.
Adesso Lucio non aveva voglia di abbandonarsi alla tristezza, che chiedeva di potersi accampare tra i suoi pensieri. Non c’era tempo. Bisognava organizzarsi e reagire. Doveva trovare la forza per Mattia, per Carmen. Doveva pensare anche a Stefano, il loro primogenito.
E cosi, nell’atmosfera decadente e deformata di una Napoli estranea al dolore di un bambino, tra solitudine e tristezza, tra bugie e speranze, tra la voglia di lasciarsi andare e combattere ma anche tra la gioia per le piccole conquiste quotidiane e un sorriso di un bambino che viene donato senza motivo, i due genitori potranno risalire una montagna che sembra inizialmente troppo imponente per qualunque uomo. E un giorno o l’altro, perché no, si potrà anche incominciare a guardare al domani senza paura, a sperare davvero.
Gloria Esposito, 08/06/2010
