Tatuaggi, la parola ai professionisti
Venere e Marte e l'arte del tatuare. Continuiamo a parlare di questo argomento, che interessa molto i nostri lettori, cercando di dare, come è nel nostro stile, una visione da più punti di vista.
Torneremo ancora sull'argomento; i segni, tracciati sulla pelle, i disegni sul proprio corpo, non raramente sono legati a filo doppio con le "tracce urbane" lasciate dai writer sui muri. Questi due argomenti hanno sicuramente in comune retaggi culturali antichi che collegano la creatività dell'uomo con il suo desiderio di esprimersi e affermare la propria appartenenza a gruppi o "tribù" attraverso il segno.
"Il vero artista è uno che crede profondamente in se stesso, perché è profondamente se stesso" scriveva Oscar Wilde nel saggio "L'anima dell'uomo sotto il socialismo". Era il 1891.
A distanza di centodiciotto anni e senza alcuna connotazione politica, Cristina e Stefano incarnano a meraviglia, ciascuno a suo modo, quanto asserito dal celebre autore inglese. Perché entrambe sono artisti, consapevoli di un talento che la buona sorte ha loro affidato e ben determinati a sfruttarlo; non solo per farne una legittima fonte di guadagno, ma soprattutto per se stessi.
L'arte di cui parliamo non ha nemmeno una Musa ispiratrice, come accadeva nella Grecia antica per la musica o la letteratura, la poesia. Assolutamente no. L'arte del tatuare, semmai, è cosa più prosaica ed internazionale; quindi tanto vale pensare che a proteggerne gli interpreti sia qualche dio polinesiano o giapponese o un'entità astratta in cui tuttavia, ogni popolazione primitiva credeva con fermezza.
Cristina
Nella Torino contemporanea, tra il traffico e lo smog cittadino, Cristina esercita all'interno di uno studio privato che è davvero sorprendente. A due passi dal "quartier generale" della Torino olimpica, questa splendida ragazza di quarant'anni non dimostrati dà sfogo al proprio estro artistico tra quattro mura che trasudano il misticismo e i colori d'oriente. E' infatti il Giappone la tradizionale patria del tattoo e a giudicare dall'arredo e dalla musica in sottofondo che faranno da cornice al nostro incontro, sembra che Cristina lo voglia immediatamente chiarire.
"Dopo il Diploma al Liceo Scientifico, esauditi i desideri dei miei genitori, ho potuto finalmente mettere a frutto le mie capacità artistiche. Se le avessi seguite fin dall'inizio, probabilmente avrei dovuto frequentare il Liceo Artistico e invece...Solo in un secondo momento, dopo tanti corsi di disegno e pittura paralleli alle lezioni di matematica, latino e storia, ho finalmente dato retta alle esortazioni degli amici e il mio destino si è pienamente compiuto".
Inizia così un periodo di "esplorazioni" che la porteranno in Europa, tra Svizzera, Germania e Olanda (in particolare per le strade di Amsterdam, dove da decenni si tiene annualmente un vero e proprio "salone" per addetti ai lavori di tutto il mondo). Da sempre Paesi più all'avanguardia, i cantoni svizzeri e gli studi di tatuatori all'ombra della Porta di Brandeburgo, consentono a Cristina di sgombrare la mente da qualsivoglia dubbio: "da grande" farà la tatuatrice!. Tornata in Italia inizia subito ad esercitare, esaudendo i desideri di amici e conoscenti che vogliono farsi tatuare delfini, rose, leoni e altri disegni facili da eseguire.
Oggi, a distanza di vent'anni il panorama è un po' diverso: addirittura, ci dice, "dovessi iniziare oggi avrei più difficoltà!". Perché le pubblicazioni a tema, un tempo di nicchia, oggi sono numerose, di qualità variabile...e poi perché le tecniche sono davvero diversificate.
Ecco perché, di parola in parola, stando in compagnia di Kriss, come la chiamano gli amici, si ha la sensazione di avere di fronte un'artista: perché ci parla del tatuaggio come di un dipinto, realizzabile a colori, in bianco e nero, con chiaro-scuri, con tratto più o meno spesso, ma pur sempre steso su una tela davvero unica: il corpo umano.
E mentre parliamo, inizia spontanea una sfilata dei suoi disegni più belli. Tanto che si presterebbero ad un'esposizione in galleria; e se glielo si fa notare, sul suo volto dai lineamenti aggraziati esplode un sorriso sornione, come dire "ci sto pensando...".
I soggetti sono infiniti: animali, angeli, tribali, scritte...tutti realizzati "ad hoc", sulla base delle richieste del cliente. E dite un po' se anche per questo, non sembra di essere al cospetto di un'artista rinascimentale, quando da Raffaello a Caravaggio le pietre miliari della pittura italiana venivano effettuate su commissione!
Anche i tempi di realizzazione hanno un sapore antico. "Di regola incontro chi si fa tatuare tre volte; la prima serve per conoscersi ed entrare in sintonia, qualcosa di inspiegabile che però corrisponde alla spinta propulsiva indispensabile per creare il disegno. Ovviamente, nel corso di questa prima chiacchierata formulo anche un preventivo per la realizzazione del lavoro, facendomi dare un acconto.
Lo step successivo, invece, consente a me e a chi mi ha richiesto il lavoro, di vederlo insieme, discutendone i dettagli. Al terzo, si passa all'opera!". Insomma, questo è quanto accade se ci si affida all'estro di una donna giovane e dinamica come lei...
Stefano
Ma a distanza di pochi chilometri, nella zona residenziale della "Crocetta" di Torino, anche Stefano sa il fatto suo, in quanto a tatuaggi. Se sceglieste di affidare alla sua maestria le vostre braccia, polpacci o qualsiasi altro lembo di epidermide, sappiate che vi trovereste di fronte un ragazzone alto, col braccio sinistro completamente ricoperto da disegni che si è fatto lui stesso e che non ha nessuna intenzione di fermarsi a godere dell'ottima fama conquistata in un decennio di attività. Perché se Kriss è pacata, e fuori dai soliti circuiti per gli addetti ai lavori della "body-art", Stefano è invece in moto perpetuo! Ma pur sempre un outsider.
Quello che un tempo era il suo piccolo negozietto, oggi è un atellier vero e proprio dove grazie a permessi e licenze ottenuti sul campo fa di tutto: tatuaggi, trucco permanente, piercing, piccoli interventi contro gli inestetismi cutanei (come per esempio coprire o eliminare cicatrici) e dove propone, con una panoramica fotografica, le maschere per il cinema horror che gli vengono commissionate.
Avete capito? Venere e Marte che si confrontano in un eterno duello che difficilmente troverà conclusione!
Sofisticata l'una, deciso l'altro; lei propensa a destinare un giorno delle settimana alla sola realizzazione di disegni che poi trasformerà in tatuaggi, e lui che lavora a ritmo serrato, alternando i tradizionali "book" su cui scegliere il disegno a raffigurazioni che nascono dal suo genio compresso.
Lei, che predilige lavorare con puntali in acciaio, da sterilizzare di volta in volta con il lavaggio nell'autoclave, affidando l'igiene ad alta temperatura e pressione; lui che usa materiale esclusivamente mono-uso, dal puntale, agli aghi, passando per i colori...tutto rigorosamente "usa e getta".
Eppure, un punto in comune, oltre a condividere l'idea che il tatuaggio abbia il passaporto giapponese, esaltando la tecnica e l'equilibrio che contraddistingue ogni lavoro effettuato all'ombra del vulcano Fujiama, lo hanno persino loro. Il non-giudizio su cosa ( o "dove") la gente si fa tatuare.
Un esempio? La svastica. Che qui in Europa riporta alla memoria l'ignobile periodo delle persecuzioni razziali e lo strazio diabolico dello sterminio dei non-ariani dell'Europa di metà 900, mentre ha connotazioni più pacate, se non addirittura positive in altre culture (una su tutte, quella induista).
Attivo durante tutto l'anno lui, che sta muovendo i primi passi anche nello star-system nostrano, più stagionale lei, che non esegue lavori d'estate. Perché? "Perché la pelle tatuata di fatto deve cicatrizzare, come qualsiasi ferita. E per evitare che si creino piccoli rilievi cutanei, cheloidi o altre irritazioni, preferisco non fare tattoo su pelli che poi verranno esposte al sole o al sale dell'acqua di mare. Per carità, il lavoro con chiaro-scuri non patisce il sole, ma è un fatto di "deontologia" professionale. Certo, si può curare e pulire la ferita che poi lascerà spazio al tattoo vero e proprio con vaselina e tanta crema idratante, ma personalmente, dovessi suggerire un periodo dell'anno più propizio, direi a tutti di farsi tatuare in autunno, inverno o primavera"!
Pochi chilometri nella stessa città, eppure due mondi così diversi di interpretare uno stesso mestiere. Affascinante, vero?
Qualche strada, semafori, e due facce della stessa medaglia che hanno poi la stessa valenza: amare quello che si fa, facendolo al meglio. Come per esempio non muovere un ago per tatuare un minore non accompagnato dai genitori, verificando che i documenti comunque necessari siano firmati davvero da mamma e papà, e non falsificati.
Affrancandosi da quell'immagine poco gratificante che tatuaggio a tatuatore hanno conservato per secoli nel nostro Paese: marinai, carcerati, puttane, questi due giovani artisti appartengono ad una scuola di pensiero più moderna e libera, capace di interpretare i tatuaggi come affermazioni di sé, della consapevolezza che ciascuno ha del proprio corpo, del proprio vissuto. Della propria anima.
