La tredicesima storia: chi ha paura di Jane Eyre?
Avete presente quando alla fine di un libro vi mettete a piangere? E no, il finale non è nemmeno così triste.
Quelle, signore e signori, sono lacrime di addio. Consapevolezza della separazione, sofferenza per l'abbandono. Perché quando un libro va tanto in profondità, non può non toccare certe corde. Le sensazioni sono talmente ben descritte che, per una settimana o forse più, diventano le vostre. I personaggi sono talmente strutturati da diventare voi stessi. La tredicesima storia di Diane Setterfield è uno di quei romanzi. Leggendolo non potrete non dedicargli tutta la vostra mente, almeno per qualche giorno.
Il romanzo dalle tinte fosche e le atmosfere romantiche, richiama per molti aspetti grandi classici come Jane Eyre di Charlotte Brontë o Il giro di vite di James Henry. Due romanzi più volte citati dalla stessa autrice, soprattutto il primo. Il Times sapientemente scrive "Una fuga straordinaria, per chi ama la letteratura" ed è di letteratura, infatti, che tutto il libro è impregnato.
La trama narra le vite di due donne molto diverse tra loro che s'incrociano: da una parte Margaret Lea, giovane e solitaria biografa; dall'altra Vida Winter, anziana scrittrice, estroversa e quasi leggendaria, di cui nessuno conosce la vera storia. Ma il momento della verità è giunto e Margaret è lì per ascoltarla. Il lettore viene così condotto dalle parole di miss Winter in un lontanissimo passato tra le mura di villa Angelfield, una tetra tenuta popolata da gemelle inseparabili, governanti, medici e fantasmi. E fin dall'inizio, infatti, miss Winter ci mette in guardia chiedendo a Margaret: "La vuole ascoltare una storia di fantasmi?". E voi, la volete ascoltare?
