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Menzogne, istruzioni per l’uso: la voce e il sistema nervoso autonomo

Bugie o menzogne che dir si voglia, è un argomento molto discusso. La bibliografia sull’argomento, soprattutto straniera, è davvero vasta. Citiamo in nota solo alcune delle opere di riferimento per chi voglia sbizzarrirsi. È apparso da non molto sugli schermi televisivi un telefilm il cui protagonista è una sorta di esperto di menzogne che, semplicemente ascoltando e guardando una persona mentre parla, è in grado di smascherare qualsiasi bugiardo.

PinocchioBugie o menzogne che dir si voglia, è un argomento molto discusso. La bibliografia sull'argomento, soprattutto straniera, è davvero vasta. Citiamo in nota solo alcune delle opere di riferimento per chi voglia sbizzarrirsi (1).
È apparso da non molto sugli schermi televisivi un telefilm il cui protagonista è una sorta di esperto di menzogne che, semplicemente ascoltando e guardando una persona mentre parla, è in grado, nel giro di brevissimo tempo, di smascherare qualsiasi bugiardo.
Al di là delle esagerazioni legate al contesto televisivo, non tutto quello che si vede nel corso delle puntate è pura invenzione cinematografica, anche se è d'obbligo una premessa: nella realtà non esistono "sintomi" precisi e diretti dai quali si possa con sicurezza dedurre che una persona sta mentendo.
Esistono, però, dei segnali, degli indizi (nella voce, nelle mimica, nei gesti e nel linguaggio) che lasciano effettivamente trasparire delle emozioni diverse da quelle mostrate. È risaputo che quando gli individui parlano e, in particolare, quando mentono, compiono dei movimenti involontari e, così facendo, inviano segnali e danno informazioni ulteriori rispetto al contenuto verbale del messaggio.
 
La principale difficoltà che si incontra nel tentativo di svelare una menzogna risiede nel fatto che, in teoria, si dovrebbero prendere contemporaneamente in considerazione numerosi aspetti, tra cui il contenuto del messaggio, la velocità di esposizione, le pause, il tono di voce, le espressioni del viso, i movimenti del corpo e della testa, la posizione assunta, il ritmo della respirazione e molti altri.
D'altra parte, tale varietà di aspetti rende difficile anche mentire, poiché riuscire a tenerli simultaneamente tutti sotto controllo è un compito tutt'altro che semplice. Infatti, in linea di massima, chi mente tende a concentrarsi, per quanto riguarda la comunicazione non verbale, sugli aspetti comunemente ritenuti maggiormente monitorati da chi cerca di scoprire la verità: parole e viso.
Innanzitutto le parole, perché sono il mezzo che permette di comunicare una quantità di messaggi maggiore rispetto alle altre vie; inoltre, attraverso l'esperienza personale, si apprende fin da bambini che le persone concentrano la loro attenzione sul contenuto dei messaggi e tendenzialmente chiedono spiegazioni soprattutto su cosa si è detto, piuttosto che su come lo si è detto. Ancora, il contenuto verbale della menzogna che si intende dire è facilmente gestibile e organizzabile, almeno quando è possibile preparare in anticipo la propria versione dei fatti, rivederla e correggerla in modo da renderla il più possibile coerente e credibile.
 
In secondo luogo il viso, non solo perché viene generalmente considerato segno distintivo e simbolo dell'identità personale. Ma anche perché è la sede principale in cui si manifestano le emozioni e, durante una conversazione, il viso viene continuamente monitorato in quanto fonte dei segnali necessari sia per comprendere i messaggi, sia per coordinare correttamente il ritmo del dialogo.
La maggior parte delle persone, d'altra parte, nel tentativo di scoprire se una persona sta mentendo, sorveglia soprattutto cosa è stato detto e quali espressioni del viso hanno accompagnato le parole, lasciandosi quasi sempre ingannare, dal momento che, come abbiamo appena visto, parole e viso sono i primi ad essere tenuti sotto controllo. Sarebbe più utile, invece, indirizzare la propria attenzione sulla voce e sul corpo. La voce è collegata alle zone dell'encefalo attivate dalle emozioni e, pertanto, è difficile nascondere i cambiamenti che si verificano quando si è emozionati, anche perché la percezione che ognuno ha della propria voce è differente rispetto a come viene percepita dagli altri all'esterno e le informazioni che se ne possono trarre non sono del tutto attendibili.
 
Per quanto riguarda il corpo, il fatto che sia una buona fonte di indizi non deriva dalla difficoltà di controllarne i movimenti, ma dal fatto che, in genere, si trascura di esercitare tale controllo, essendo raro che qualcuno chieda spiegazioni in merito a un particolare movimento, per esempio, del piede o della gamba.
Il contenuto verbale, in ogni caso, mantiene la sua importanza, sia isolatamente (si pensi alle contraddizioni interne al discorso), sia in relazione alla mimica, alla voce e ai movimenti del corpo: molto spesso ciò che permette di rendersi conto di trovarsi di fronte ad una persona che non dice la verità è il contrasto tra aspetti verbali e aspetti non verbali.
Vedremo nelle prossime puntate quali sono i segnali principali che ci possono aiutare a capire se chi ci sta parlando ci sta mentendo oppure ci sta dicendo la verità.
 
(1) Argyle M., Social interaction, Methuen, Londra, 1969; Zuckerman H.D. e Driver R.E., Telling lies: verbal and non verbal correlates of deception, in A.W. Siegman e Feldstein S. (a cura di), Multichannel integrations of non verbal behaviour, Hillsdale, LEA, pp.129-148, 1985; Ekman P., Friesen W.V. e O'Sullivan M., Smiles when lying, in Journal of personalità and social psychology, vol. 54, pp.414-420, 1988; Burgoon J.K., Buller D.B., Woodall W.G., Non verbal communications: the unspoken dialogue, Harper and Row, N.Y., 1989; DePaulo P.J., DePaulo B.M., Tang J. E Swing G.W., Lying and detecting lies in organizations, in Giacalone R.A., Rosenfield P. (a cura di), Impression management in the organization, LEA, Hillsdale, 1989; Alonso -Quecuty M.L., Deception detection and reality monitoring: a new answer to an old question?, in Losel F., Bender D., Bliesener T. (a cura di), Psychology and law, Walter de Gruyter, Berlino, 1992; Miller G.R. e Stiff J., Deceptive communication, Sage Londra, 1993; Ekman P. e Friesen W.V., The repertoire of non verbal behavior categories, origins, usage and coding, in Semiotica, vol.1, pp.49-98, 1969.
 
Tra le opere in italiano: Anolli L (a cura di), Manuale di psicologia della comunicazione, Il mulino, Bologna, 2002; De Cataldo Neuburger L. e Gulotta G., Trattato della menzogna e dell'inganno, Giuffrè, Milano, 1996; Ekman P., I volti della menzogna, Giunti, 1995; Pacori M., Come interpretare i messaggi del corpo, De Vecchi editore, 2005.

 

Copyright 2009, by the Contributing Authors. Cita/attribuisci la Risorsa. lorena. (2009, November 19). Menzogne, istruzioni per l’uso: la voce e il sistema nervoso autonomo. Retrieved February 11, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/scienze/copy_of_menzogne-istruzioni-per-l2019uso-la-voce-e-il-sistema-nervoso-autonomo. Il presente lavoro è licenziato sotto una Creative Commons License Creative Commons License