Il fascino del crimine
Fiction televisive, rappresentazioni teatrali o cene con delitto, libri gialli o noir e notizie di cronaca nera riscuotono da sempre enorme successo nel pubblico. Sebbene, almeno apparentemente, dovremmo provare repulsione e, dunque, rifuggire da omicidi, rapimenti, violenza e sangue, il seguito del pubblico sembra dimostrare il contrario, a tal punto da avere portato ad una moltiplicazione delle serie televisive che affrontano questo tipo di tematiche (CSI, Criminal Minds, NCIS, Dexter, per nominarne solo alcune).
Nonostante il materiale in italiano su questo argomento sia piuttosto scarso, affrontiamo comunque il tema, di grande interesse. Per un approfondimento, è possibile consultare, ad esempio, i seguenti articoli e la rispettiva bibliografia: prof. Isabella Corradini (C'è la droga sotto la condotta disinibita in www.ilmiopsicologo.it); Danilo Levote (Macabra attrazione in www.crimelist.it).
Fiction televisive, rappresentazioni teatrali o cene con delitto, libri gialli o noir e notizie di cronaca nera riscuotono da sempre enorme successo nel pubblico. Sebbene, almeno apparentemente, dovremmo provare repulsione e, dunque, rifuggire da omicidi, rapimenti, violenza e sangue, il seguito del pubblico sembra dimostrare il contrario, a tal punto da avere portato ad una moltiplicazione delle serie televisive che affrontano questo tipo di tematiche (CSI, Criminal Minds, NCIS, Dexter, per nominarne solo alcune). Addirittura, si parla di un effetto CSI, espressione con la quale si vuole indicare l'influenza esercitata da alcune serie televisive come, appunto, CSI, sulla percezione comune delle scienze forensi, in particolare delle perizie scientifiche e, in generale, di tutte le attività svolte sulla scena di un crimine alla ricerca di fonti di prova ai fini della soluzione di un caso di polizia (Wikipedia).
La principale conseguenza dell'effetto CSI sarebbe un significativo incremento delle aspettative delle persone in relazione alle indagini effettuate dalla polizia, a tal punto da portarle a ritenere che il livello qualitativo e, soprattutto, gli esiti debbano essere identici a quelli visti in televisione, perdendo di vista la distanza esistente tra i due mondi, quello reale e quello della fiction. Con conseguente insoddisfazione sempre crescente e scarsa fiducia nelle indagini svolte dalle forze di polizia.
In un episodio realmente avvenuto, il proprietario di un negozio, vittima di un furto, dopo aver preso in disparte uno degli agenti intervenuti "sulla scena del crimine", orgoglioso della propria importante scoperta, gli mostrava un mozzicone di sigaretta: poiché nessuno dei dipendenti era fumatore, sicuramente era stato perso dal ladro e, pertanto, era certo che la polizia, grazie a quel reperto, sarebbe sicuramente stata in grado di estrarre non solo le impronte digitali, ma anche il DNA del colpevole dalla saliva residua, risolvendo prontamente il caso!
Se si pensa, inoltre, che alcuni dei più famosi assassini rinchiusi in carcere ricevono fiumi di lettere da ammiratori e ammiratrici, non si può che rimanere, almeno in parte, stupiti e chiedersi da dove nasca questa attrazione per eventi così macabri come gli omicidi e, più in generale, per i reati e per i loro autori. Per fare un po' di luce su questo argomento, possiamo partire dalla constatazione che ogni individuo, analogamente agli altri animali, è programmato per garantire la sopravvivenza della specie. Da questo derivano alcuni dei nostri comportamenti, primi fra tutti l'istinto di procreare e l'istinto di sopravvivenza.
Da quest'ultimo discenderebbe, a sua volta, la necessità di prestare attenzione a tutti gli eventi che, in qualche modo, potrebbero mettere in pericolo la nostra vita. Per esempio, anche il quasi irresistibile istinto di rallentare per osservare la scena di un incidente stradale, sarebbe il risultato di un meccanismo che scatta in modo automatico e ci spinge ad acquisire ogni informazione che ci permetta, in futuro, di evitare di essere coinvolti in un evento simile.
Tuttavia, gli eventi reali, spesso possono essere fonte di intenso turbamento, se non di veri e propri traumi, per lo spettatore. Ecco che, a questo punto, entra in gioco la finzione: assistere a omicidi e violenze non più reali, ma frutto di invenzioni cinematografiche, offre l'occasione per acquisire informazioni utili, evitando, però, shock e turbamenti eccessivi. A volte, tuttavia, è anche possibile che in alcune persone tale attrazione superi i confini (peraltro assolutamente elastici) considerati normali.
È il caso, ad esempio, dei fruitori dei così detti snuff movies ("snuff" nello slang americano significa annientare, uccidere brutalmente). Si tratta di filmati caratterizzati da un livello elevatissimo di violenza, mostrando, il più realisticamente possibile, efferati delitti e torture, primi fra tutti omicidi e atti di violenza sessuale. A volte, addirittura, si tratta di fatti realmente avvenuti. È stata anche individuata una categoria di individui, chiamati sensation seeker, cacciatori di emozioni. Si tratterebbe di persone dotate di scarso senso morale e disprezzo per le regole e per i limiti, pronte, pur di provare nuove emozioni, ad affrontare anche le esperienze più estreme, sia dal vivo, sia attraverso la finzione.
In conclusione, questa attrazione per il male non sarebbe altro che un comportamento normale e, per di più, vantaggioso per l'Uomo, anche se, in alcuni casi, può arrivare ad assumere aspetti morbosi anormali.
