Personal tools
Log in


Forgot your password?
New user?

Become a registered user!

And discover all the benefits of sharing resources, partecipate to projects, access documentation, be published and more.

For more information click here.

Rubriche e speciali

Invia eCard

ButtonCartolina.png

Separatore Orizzontale

Linguistica

AntoLinguistica.jpg

Separatore Orizzontale

Cioccolata a colazione

cioccolata.jpg

Separatore Orizzontale

Archivi

 Separatore Orizzontale

Riservato alla redazione

Centro di documentazione

Chi siamo

Per saperne di più, vai alle pagine

email: redazione@contesti.eu

La testata è realizzata con software opensource

Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/06/2009
Direttore Responsabile Rosanna Caraci

 

Il tatuaggio come sintomo di devianza

Hai un tatuaggio? O sei un delinquente, oppure una prostituta. Naturalmente non sono io a dirlo, ma una persona ben più autorevole di me: Cesare Lombroso, il padre della criminologia italiana. Tra le sue teorie più famose, troviamo quella del delinquente nato.

Uomo delinquenteHai un tatuaggio? O sei un delinquente, oppure una prostituta. Naturalmente non sono io a dirlo, ma una persona ben più autorevole di me: Cesare Lombroso, il padre della criminologia italiana.

Tra le sue teorie più famose, troviamo quella del delinquente nato. In breve, Lombroso era convinto che alcuni individui, appunto, i così detti delinquenti nati, siano irrimediabilmente portati a commettere reati dalla loro stessa natura, senza che le condizioni ambientali esterne possano esercitare alcuna influenza.

A questa sorta di ineluttabile predisposizione interna corrisponderebbero evidenti anomalie congenite, che si manifestano sia esteriormente, in precisi particolari anatomici (tra i quali, ad esempio, malformazioni dello scheletro, asimmetrie nel cranio e nel viso, fronte bassa, zigomi pronunciati, strabismo, sopracciglia folte e prominenti, naso storto, orecchie grandi, mascella sporgente o rientrata, braccia troppo sviluppate), sia internamente, in altrettanto precise caratteristiche psicologiche, tra le quali, oltre alla crudeltà, alla pigrizia e alla mancanza di senso morale, Lombroso inseriva l'inclinazione al tatuaggio.

Vediamo quale è stato il percorso che ha portato il grande criminologo a convincersi dell'intimo collegamento tra tatuaggi e devianza.

Lombroso aveva notato, innanzitutto, che i tatuaggi erano diffusi quasi esclusivamente all'interno di gruppi sociali bene definiti e , in particolare, tra i carcerati.

Il passo successivo, nel tentativo di comprendere più a fondo tale fenomeno, fu quello di porre a confronto 4880 soldati con 898 carcerati. Da questa comparazione emerse che mentre tra i primi, considerati "normali", la percentuale di tatuati era pari solo all'1%, tra i secondi, i "devianti", saliva al 9%. Inoltre, i tatuaggi erano maggiormente diffusi tra i recidivi (persone che avevano commesso più di un reato) e tra i delinquenti nati.Uomo delinquente

Partendo, poi, dalla constatazione che il tatuaggio non solo aveva origine antichissime, essendo già diffuso presso le popolazioni preistoriche, ma era (ed è tuttora) molto frequente anche tra le popolazioni "selvagge", l'analoga diffusione tra la popolazione di carcerati avrebbe confermato la correttezza della sua teoria dell'atavismo: il delinquente nato sarebbe un soggetto il cui sviluppo, dal punto di vista evolutivo, non è stato completo, bloccandosi a uno stadio primordiale, che lo rende più simile ai primitivi, piuttosto che all'uomo contemporaneo. Sarebbe, in sostanza, un individuo in cui l'istinto irrefrenabile di commettere reati sarebbe causato dal riaffiorare di caratteri ancestrali, tipici, appunto, di un primordiale stato di umanità.

Proprio questo motivi, secondo Lombroso, giustificava il fatto che all'interno della società "civilizzata", il tatuaggio fosse caratteristico degli strati inferiori della società: delinquenti e prostitute.

Anche in tempi più recenti, il fenomeno dei tatuaggi tra i carcerati è stata oggetto di numerose indagini. In alcuni casi si sono concentrate soprattutto sulle motivazioni che spingono i detenuti a tatuarsi, rilevandone la grande varietà: se nella maggioranza dei casi gli intervistati si sono tatuati per desiderio di imitazione, altre volte, più semplicemente, lo hanno fatto per noia, per gioco o per ricordare un evento particolare; ancora, altre volte si sono tatuati per acconsentire alla richiesta o all'insistenza mostrata da parte di un'altra persona o per immaturità, stupidità o ignoranza.

È interessante notare che, dalla constatazione che tra le donne detenute il tatuaggio era diffuso solo in una minima percentuale, mentre la percentuale aumentava decisamente tra le prostitute, alcuni autori traevano la conclusione che, con buona probabilità, una donna tatuata era una prostituta.

D'altra parte, l'idea che tatuaggio e prostituzione fossero collegati non era del tutto nuova: già Lacassagne (antropologo criminale francese vissuto tra il 1843 e il 1924) riteneva che il tatuaggio rappresentasse per le giovani donne un chiaro segnale precursore della prostituzione.

Attualmente, i tatuaggi continuano ad essere diffusi tra i detenuti e, forse più che in passato, quasi sempre hanno un significato preciso: ad esempio, cinque punti sulla mano simboleggiano la condizione di persona sola tra quattro mura; chi si fa tatuare tre punti, uno in prossimità della bocca, uno vicino agli occhi e l'ultimo vicino alle orecchie, dichiara il suo rifiuto alla collaborazione (non parla, non vede e non sente); con una lacrima al lato dell'occhio si rappresenta il dolore per la pena da scontare.

Alcuni disegni, poi, servono ad affermare il proprio rango (come l'asso di bastoni o di picche, pugnali, pistole,....) o il proprio orientamento politico.

Il significato dei tatuaggi che rappresentano personaggi dei fumetti, invece, diffusi per lo più sul corpo di chi è in carcere da molti anni, deve essere ricercato nel fatto che all'inizio della loro detenzione le uniche riviste che queste persone avevano a disposizione erano i fumetti, dalle cui pagine si prendevano sia l'ispirazione, sia i modelli per i tatuaggi.

La stessa diffusione è stato studiata e documentata dal criminologo Arkady G. Bronnikov tra i detenuti dell'ex Unione Sovietica. L'autore, dopo aver studiato questo fenomeno per molti anni, ha fatto emergere la stretta relazione che esisteva tra l'immagine tatuata e il rango del criminale, la sua storia, la sua identità. Tale relazione, tuttavia, si è notevolmente attenuata con il passare degli anni, soprattutto da quando la polizia è riuscita a decifrarne il significato e lo ha sfruttato nelle indagini.

In generale, nel corso del tempo l'interpretazione del tatuaggio da parte degli studiosi di criminologia è stata molto articolata, arrivando a considerarlo sintomo, di volta in volta, di immaturità, caratteropatia, psicopatia sessuale, sadismo, masochismo, alienazione, sfida al potere, espressione di ribellione o desiderio di opporsi all'ordinamento, alla società o alla gerarchia, espressione di disadattamento sociale, tentativo di compensazione dei sentimenti o di una situazione di inferiorità.

Ma, per fortuna, notizie più rassicuranti arrivano da parte della psicologia moderna, che interpreta il tatuaggio, più semplicemente, come segno di individualità, come tentativo di emergere dalla massa e di distinguersi. Perciò, se conoscete qualcuno che ha un tatuaggio, potete continuare a frequentarlo senza timore che, da un momento all'altro, possa rivelare la sua vera natura criminale.

 

(1) Psichiatra, antropologo e medico legale vissuto nella seconda metà dell' '800

(2) Per una disamina completa della vita e delle opere di Lombroso si rinvia a Pier Luigi Baima Bollone, Cesare Lombroso - Ovvero il principio dell'irresponsabilità, SEI, 1997

(3) Charuchet, 1985

(4) Les tatouages: etude antrhopologique et medico legale, Paris : J.-B. Bailliere, 1881

(5) Anacleto Flori www.cepic-psicologia.it

(6) http://www.corriere.com

Copyright 2009, by the Contributing Authors. Cite/attribute Resource. lorena. (2009, December 01). Il tatuaggio come sintomo di devianza. Retrieved February 10, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/scienze/criminalia-il-tatuaggio-come-sintomo-di-devianza. This work is licensed under a Creative Commons License Creative Commons License