La normalità della devianza (seconda parte)
Si potrebbe ritenere verosimile che l'essere devianti o criminali non sia, almeno in alcuni casi, una condizione innata dell'individuo, ma, piuttosto, una conseguenza del suo rifiuto di sottostare a regole imposte dall'esterno, dalla società. A questo punto, è interessante vedere in che modo ci rapportiamo ad una norma, sia essa giuridica o sociale, e cosa ci porta a decidere per il suo rispetto o, al contrario, per la sua violazione.
Si potrebbe ritenere verosimile che l'essere devianti o criminali non sia, almeno in alcuni casi, una condizione innata dell'individuo, ma, piuttosto, una conseguenza del suo rifiuto di sottostare a regole imposte dall'esterno, dalla società. A questo punto, è interessante vedere in che modo ci rapportiamo ad una norma, sia essa giuridica o sociale, e cosa ci porta a decidere per il suo rispetto o, al contrario, per la sua violazione.
Senza, naturalmente, aver la presunzione di arrivare a una risposta definitiva o, quantomeno, di esaurire il discorso in poche righe, è possibile schematizzare il probabile atteggiamento di un soggetto di fronte alla possibilità di trasgredire una regola secondo tre direttrici:
- può decidere di rispettarla, perché riconosce e condivide il valore per la cui tutela è stata predisposta;
- oppure, sceglie di non violarla perché, nonostante avverta una spinta verso la trasgressione, la consapevolezza del rischio di essere punito per tale violazione riesce a svolgere una efficace funzione deterrente;
- infine, può decidere di trasgredirla, volontariamente e consapevolmente, perché la pena minacciata non rappresenta un sufficiente deterrente, oppure perché non si riconosce nei valori tutelati.
In questo ultimo caso, si attiva un meccanismo di analisi costi - benefici: poiché nel prendere ogni decisione ognuno cerca sempre di massimizzare i benefici e di minimizzare i costi, si può ipotizzare che chiunque potrebbe decidere di commettere un reato o, più in generale, un'azione disapprovata socialmente nel momento in cui dovesse ritenere i costi sufficientemente bassi rispetto ai benefici attesi.
La maggioranza degli individui, in effetti, può essere probabilmente inserita in questa terza categoria: basti pensare agli studenti che, almeno nella maggioranza dei casi, studiano solo in vista dell'esame finale, e non per il piacere di accrescere la propria cultura; o al fatto che chi si serve dei mezzi pubblici paga il biglietto non (solo) perché lo considera giusto, ma per evitare la multa.
Altro fattore da non trascurare nel meccanismo che porta alla scelta se rispettare o meno una regola è sicuramente la certezza della pena. Ad esempio, pensiamo al divieto di superare i limiti di velocità sulle strade, che si prefigge come scopo quello di diminuire gli incidenti e la morte di altre persone sulle strade. In realtà, ciò che ci fa rallentare non è tanto il rischio di causare un incidente mortale, quanto la presenza dei dispositivi di rilevazione automatica della velocità e, dunque, la certezza che se dovessimo violare la regola imposta, saremmo sicuramente puniti per la nostra condotta.
È necessario, infine, prendere in considerazione un ulteriore elemento. L'efficacia deterrente della pena, infatti, è differente a seconda che si tratti di una condotta rientrante tra quelli che abbiano definito i delitti naturali o tra quelli variabili.
La commissione di reati come l'omicidio o la violenza sessuale presenta una componente emozionale spesso dominante (fatta eccezione, naturalmente per le ipotesi in cui si tratti di reati premeditati) rispetto a quella razionale e, di conseguenza, è più difficile che il filtro della ragione e, dunque, della comparazione tra costi e benefici riesca a inserirsi nel processo decisionale che porta al loro compimento.
Viceversa, nel caso di reati-mezzo, cioè di reati strumentali, commessi con un fine ben preciso (tipici il furto, la rapina o la truffa) è frequente una preventiva fase di analisi razionale dei vantaggi e degli svantaggi, nel corso della quale la previsione di una punizione, sia essa sociale o giuridica, può portare alla desistenza.
In conclusione, sebbene si possa essere portati a ritenere di essere differenti da coloro che noi reputiamo devianti o criminali, nessuno può essere certo che, se avesse la certezza assoluta di non essere punito, penalmente, ma anche solo socialmente, riuscirebbe a resistere alla tentazione (presente, in fondo, in ognuno di noi) di trasgredire.
