Corridoio naturale delle rotte tra Oriente e Occidente, la Siria è stata sempre essenziale a ogni dominio che desiderasse controllare le arterie del commercio mondiale. Il suo vasto territorio è attraversato almeno da tre grandi 'autostrade' della storia: l'Eufrate a nord-est, con la sua valle fertile di frutti e di civiltà; l'Oronte a ovest, parallelo alla linea di costa e alla catena del Jebel Ansariyyeh; e infine la via palmirena, il percorso carovaniero che da Damasco porta a Palmira e da qui alla Mesopotamia e all'Oriente. In questo triangolo, situato a un passo dal Mediterraneo e dai porti fenici del Libano, e direttamente collegato alle piste carovaniere del Sud, si sono sviluppate innumerevoli città-stato, regni e imperi, molti dei quali ancora da studiare e, forse, anche da scoprire.
Gli scavi e le ricerche archeologiche realizzate nell’ultimo secolo hanno dimostrato l’importanza strategica di Palmira, nota nell’antichità come Tadmor, non solo perché tappa imprescindibile delle rotte commerciali tra il mediterraneo e l’Oriente, ma anche per essere stata luogo di incontro di civiltà, religioni e culture diverse.
Molto meno nota è invece, finora, l'edilizia residenziale privata, ma la situazione di Palmira non risulta anomala, se inserita nel quadro più generale delle conoscenze sulle abitazioni urbane dell'età imperiale nell'Oriente Romano. Nasce così la prima missione archeologica italo-siriana a Palmira da un accordo fra il Rettore Enrico Decleva e il Direttore Generale delle Antichità e dei Musei di Damasco, Bassam Jamous. Di Palmira si conoscevano bene edifici pubblici, templi, tombe, ma non si sapeva dove vivessero i suoi abitanti. La missione italiana è invece riuscita a estendere il tradizionale campo d’indagine oltre i tradizionali siti relativi a luoghi sacri, monumenti pubblici e aree sepolcrali.
La missione, diretta dalla professoressa Maria Teresa Grassi, docente di Archeologia delle Provincie romane presso l’ Ateneo dell’Università Statale di Milano e dal dott. Walid Al-Assad, direttore delle Antichità e del Museo di Palmira, è finalizzata a esaminare il quartiere sud-occidentale della città.
campagna di scavo, intrapresa nel 2007, si è focalizzata sullo studio dell’edilizia residenziale di un enorme quartiere centrale dell’antico sito. Si tratta di un quartiere privato le cui dimensioni massime sono di 547x281 m e con una superficie totale di circa 114.000 mq., compreso tra l'Agorà, le cosiddette Mura di Diocleziano, la Via Colonnata Trasversale e la Grande Via Colonnata rimasto fino ad oggi escluso da indagini di scavo sistematiche ed approfondite. L'apparente assenza, in quest'area, di resti di edifici monumentali per i quali sia ipotizzabile una funzione di carattere pubblico induce gli studiosi a supporre una sua prevalente, se non esclusiva, destinazione residenziale ma risulta evidentemente necessaria una verifica a tale ipotesi attraverso l'esecuzione di un'approfondita indagine archeologica.
Alcune delle strutture identificate presentano dimensioni e un apparato decorativo tali da lasciar supporre che possa trattarsi di residenze private di alto livello (paragonabili a quelle venute in luce nei pressi del Santuario di Bel) o anche di complessi a totale o parziale funzione pubblica. La campagna archeologica ha permesso di disegnare con grande precisione, il quartiere finora assente nelle mappe del sito, grazie all’impiego, da parte dell’equipe dell’ Ateneo, di strumenti e software di ultima generazione. Nell'area della città antica restano ancora ampi settori da indagare: nuove ricerche sono indispensabili non solo per conseguire una piena conoscenza della strutturazione e della destinazione funzionale di tutti i quartieri del sito, ma anche per definire la cronologia del progressivo sviluppo urbanistico di Palmira.