A cena con amici
Siamo a teatro, ma non ne siamo sicuri. Gli attori mangiano e recitano sul palcoscenico, i loro costumi volutamente banali, leggermente sciatti, somigliano agli abiti che vediamo indosso alle persone in tram o negli uffici comunali, tutti i giorni. Le luci leggermente gialle, le voci e i gesti dei protagonisti hanno il suono cordiale e familiare di tutti i nostri conoscenti, se non addirittura degli amici.
Siamo a teatro, ma non ne siamo sicuri. Gli attori mangiano e recitano sul palcoscenico, i loro costumi volutamente banali, leggermente sciatti, somigliano agli abiti che vediamo indosso alle persone in tram o negli uffici comunali, tutti i giorni. Le luci leggermente gialle, le voci e i gesti dei protagonisti hanno il suono cordiale e familiare di tutti i nostri conoscenti, se non addirittura degli amici.Però, A cena con amici di Donald Margulies, Premio Pulitzer 2000, con la bella regia di Paolo Zuccari in scena al Teatro Vascello di Roma, è un'opera teatrale. E' la storia leggermente drammatica di due coppie in cui la separazione all'interno di una delle due provoca crisi e riflessioni anche nell'altra. È la storia di quattro personaggi di ceto medio, di buoni sentimenti, di buona volontà culturale, immersi in una sconcertante e paralizzante banalità, loro malgrado. L'esistenza che conducono - educando figli, facendo sesso, lavorando - è apparentemente serena. Ma dietro il concetto di apparenza sembra non esserci altro. Sono incapaci di essere drammatici: la loro amicizia, appena sfiorata da un tentativo di seduzione che l'avrebbe sconvolta, prosegue su un concetto di affetto molto simile a quello che gli stessi personaggi riservano agli animali che allevano. Loro sono come le luci sulla scena, i vestiti che indossano, le parole che pronunciano.
E soprattutto come il cibo che continuamente - durante lo spettacolo o evocandolo nelle frasi - mangiano. Piatti buoni, dagli ingredienti sani, preziosi e prelibati che sanno preparare ed apprezzare. Ma che non è mai veicolo di scambio di passione o d'erotismo. Anzi: nel suo essere continuamente presente - in senso materiale o nelle citazioni - analizzato e masticato, il cibo perde completamente la sua carica di veicolo di senso. E di eccitazione dei sensi. In questa commedia recitata in modo magistrale, con un ritmo perfetto, con naturalezza dei sorrisi, delle azioni e addirittura delle espressioni mimiche degli attori, l'entusiasmo non c'è. Solo a tratti la passione può rinascere, dalla rabbia, ma poi il carattere dei personaggi porta tutto nuovamente alla composizione dello schema.
"Ho passato vent'anni a liberarmi della mia famiglia ed altri venti a costruirne un'altra. Sperando che fossero i miei amici." È la frase più drammatica che pronuncia Chiara, interpretata da un'attrice così naturalmente brava da rendere la commedia bellissima anche quando il testo e l'intreccio non sostiene la sua bravura. Non c'è tragedia infatti nella vita di questi personaggi, ma solo un eterno ritorno dell'uguale che nel loro caso è un eterno ritorno del banale. Paolo Zuccari ne ha sottolineato la potenza attraverso la totale sottrazione di tutto ciò che poteva essere enfatico realizzando così una macchina dall'equilibrio perfetto, mettendo in evidenza la contemporaneità, quasi sconcertante, della banalità. Paolo Giovannucci è bravissimo nell'interpretazione di un marito che a tratti cerca di giocare, di inventare inutilmente sorprese, ma che riesce solo a provocare quel particolare stato dell'animo che precede la tristezza. Il tutto racchiuso nella sincronia di un piccolo spettacolo eccellente.
A cena con amici, di Donald Margulies. Regia di Paolo Zuccari. Con Paolo Giovannucci, Antonella Attili, Paolo Zuccari, Elodie Treccani. Al Teatro Vascello di Roma fino al 22 novembre e poi in tournèe.
