Caccia al giaguaro di Andrea Marfori: teatro di parola
L'opera teatrale scritta e diretta da Andrea Marfori - Caccia al giaguaro - attraverso una scena costruita soprattutto di suoni, ci conduce all'interno di conflitti individuali in cui la parola ha il potere di fare e distruggere.
Lo spettacolo scritto e diretto da Andrea Marfori, Caccia al Giaguaro, nasce da un testo radiofonico dello stesso autore ed è poi diventato un’opera teatrale forse ancora più interessante, mantenendo - tra le caratteristiche radiodrammatiche – alcune particolarità : quelle sonore, per esempio, che sulla scena sono state un ottimo esempio di come anche i piccoli espedienti in teatro possano assumere il valore di elementi grandemente significativi.
La storia di una tormentata relazione amorosa - trasportata attraverso i rumori all’interno di una città tropicale prima e della vera e propria foresta poi - diventa la storia di una passione in cui il sangue è solo l’elemento finale e tutto il significato dell’evoluzione torbida e sentimentale si svolge invece dentro le parole dei personaggi più che nelle loro azioni.
Eleonora de Longis e Luca Marengo – gli attori che interpretano rispettivamente i ruoli dei protagonisti, Regina e Sandro – compiono gesti sempre brevi, interrotti da molti bui: le movenze degli attori sono poche, lineari, e le parole invece risaltano in tutta la loro costruzione sintattica. Eleonora De Longis modula bene ogni frase, è ritmicamente perfetta in ogni sui intervento; Luca Marengo è molto bravo nell’interpretazione del personaggio forse più complesso e difficile del dramma: l’uomo debole ma in realtà determinato; l’uomo socialmente accusato di vigliaccheria, ma in realtà pieno di tenerezza e amore. Un personaggio in cui le contraddizioni non sono mai risolte. Regina è invece una donna bella, diabolica, volitiva e intelligente – come molti personaggi femminili di Marfori – le cui diverse qualità formano un tessuto interessante. Il dialogo che lei continuamente provoca sembra risolvere, con logica e attraverso le caratteristiche sensuali della brava de Longis, ogni apparente contraddizione suggerendo che la natura ambigua è tipica di ogni donna .
Interessante è anche il personaggio di Littorio – interpretato da Pierluigi Licenziato - lo strano albergatore emigrante, nostalgico di dittature passate, che accoglie la coppia in Guatemala. Lui è un uomo che vive fuori dal tempo: descrive la borghesia come quella di trent’anni fa, probabilmente perché non segue più cosa è accaduto nel frattempo nel tessuto social e. Eppure possiede una grande cultura, è affascinante nel suo parlare forbito, nelle sue lente movenze, piene di un’eleganza che va al di là della storia e risiede più nella sua costruzione mentale, nella volontà che lui stesso ha messo in atto per diventare educato e civile , che nell’educazione che ha ricevuto - sebbene anche questa sia stata originale e all’interno di un clima artistico. Sulla scena c’è poi Italo, il giovane bello, discreto, fisicamente prestante – interpretato da Matteo Pescarzoli.
Protagonisti originali sono infine alcuni oggetti, stilizzati nel cartone dai bordi disegnati. Appaiono bidimensionali, fatiscenti eppure fortemente caratterizzanti – insieme con i costumi ideati e realizzati da una bravissima e intelligente Milvia Petriachi - di un mondo scenico in cui i personaggi sono complessi e complicati, ma tutto il resto – secondo l’autore e regista - è semplice nella sua evidenza di inutilità: il denaro, la competizione, o il divertimento effimero.
Caccia al giaguaro, scritto e diretto da Andrea Marfori. Con Eleonora de Longis, Luca Marengo, Pier Luigi Licenziato, Matteo Pescarzoli. Al Piccolo Teatro Campo d’Arte di Roma fino al 30 Maggio e poi in tournè.
