Cenerentolà: la differenza è tutta nell'accento!
Cenerentolà, scritta e diretta da Laura Jacobbi, è un altro esempio di come questa autrice e regista sappia usare delicatezza, professionalità e cultura sia nelle opere serie che in quelle leggere, parodistiche e divertenti: come sappia fare e regalare teatro.
È tutta sintetizzata nel guizzo dell’accento finale la differenza tra questa fiaba teatrale Cenerentolà e quella che tutti abbiamo letto o ascoltato o visto al cinema. Un’opera recitata, musicata, un po’ ballata, da una compagnia di attori bravi, coesi , e diretti in modo come sempre perfetto da una regista colta e raffinata come Laura Iacobbi.
Una fiaba in cui la precisione e l’originalità dei costumi; la scelta azzardata di far vestire i panni da matrigna ad un attore maschio, il bravo Nicola Trambusti, che è stato capace di tenere il suo ruolo nel difficile equilibrio di ironia e regalità - in un momento sociale di identità alla ricerca del sé – hanno reso lo spettacolo un esempio di come solo il teatro, anche quando è un’occasione per lasciare la mente libera alle sorprese dello svago, può essere bello. Abbiamo ammirato il ciambellano del re, interpretato da Luca Marengo, che ha saputo dare ad un ruolo non protagonista un’interessante personalità, come quando ci affacciamo da una finestra che, sebbene piccola, mostra poi un fantastico panorama su una parte di valle.
Cenerentolà è una commedia, una favola scenica, in cui ridono i bambini, i loro genitori e chi sceglie di godere delle rare capacità drammaturgiche e direttive di Laura Iacobbi, non nuova all’esperienza della trasposizione teatrale delle fiabe e soprattutto non nuova nel saper rendere godibile la magia e il senso della poesia – che lei conosce davvero, non solo perché ha letto molta letteratura, ma perché nella sua vita ne ha fatto esperienza, mestiere e forse anche ideologia sia come attrice sia , da qualche anno a questa parte, in ruoli più creativi. E la sua grazia – non priva di autorità – ha sugli attori un effetto sempre notevole.
Riesce così a guidare e a rendere in questo caso ironica e allo stesso tempo ingenua Cenerentolà, la protagonista, interpretata da Ilenia Cerioni, che conferma di saper sempre muoversi sul palcoscenico, qualsiasi sia il ruolo che recita, l’impegno fisico o psicologico che questo comporta, regalando allo spettatore tutto il piacere e la gioia del teatro. In quest’opera riesce a convincerlo che anche il sogno e l’irrealtà possono avere una funzione catartica poiché – lei ci dice, recitando le frasi scritte dalla Iacobbi - chi ama chiederà ogni tanto – non tutti i giorni – all’altro “Come stai?” in quel modo che solo lui sa fare perché non solo lo comprende ma, appunto, lo ama.
In questa fiaba compare anche un alter ego di Cenerentolà: nera, scaltra e intelligente: Dark. E’ questo un personaggio cinico del quale Sara Mansi sottolinea le note più comiche, senza sbavature o compiacimenti scenici, ma rispettando i tempi dello spettacolo, soprattutto durante un divertentissimo gioco con lo specchio in cui la sua contrapposizione a Cenerentolà diventa spunto per scambi di battute e di mimiche davvero originali. E poi ci sono le sorellastre, i topini, la fata, il principe. E anche uno smemorato strano personaggio che cerca qualcosa di magico attraverso gli oggetti comuni della quotidianità: così come facciamo tutti.
Cenerentolà, scritto da Laura Iacobbi. Regia di Laura Jacobbi. Con Nicola Trambusti, Matteo Vacca, Morgana Giovannetti, Simona Pettinari, Ilenia Cerioni, Sara Mansi, Francesca Pacchiarotti, Francesca Rotolo, Claudia Amendola, Elena Giofrè, Meri Poltroni, Mattia Moretti, Andrea Ricciardi, Luca Marengo, Elisa Bagnoli. Al Teatro Sette di Roma e poi in tournè
