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Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/06/2009
Direttore Responsabile Rosanna Caraci

 

Donne senza amore, senza lavoro. Che ci fanno ridere e soffrire.

— archiviato sotto: , ,

Lo spettacolo - e soprattutto il testo di Gianluca Reina, I love working. Cinque donne in carriera - descrive le scelte e le paure di alcuni personaggi femminili, usando sia la comicità sia la ripetizione di alcuni piccoli gesti, che in teatro diventano la chiave del segno.

La commedia scritta e diretta da Gianluca Reina, I love working. Cinque donne in carriera, è un’opera molto interessante. Il testo è ben scritto, divertente e coinvolgente; non annoia mai lo spettatore ma anzi stimola sia le sua capacità di ironia – e di autoironia – sia le sua volontà riflessive ed emotive. I personaggi femminili, protagonisti dell’opera, pur descrivendosi in cinque monologhi piuttosto lunghi durante il primo atto, sono pieni di ritmo, ed ognuno ha caratteristiche che,  oscillando tra la determinazione e la sfumatura d’intenti, li fa sembrare simili a molti di noi.

L’abilità che accomuna Bonaria Decorato Interpreta – l’attrice che rappresenta Susy – e di Francesca Romana Miceli Picardi – l’attrice che interpreta Elena, non è solo quella di sostenere due nomi lunghi e impegnativi nella vita, ma soprattutto quella di donare corpo e vigore a due donne che altrimenti rischierebbero di cadere nello stereotipo del gioco sessuale o in quello della frustrazione. Eppure la loro fisicità – dirompente e giunonica quella di Susy, che si appropria della scena senza alcuna aggressività e nonostante le sue inequivocabili grandi forme, molto carnali e caratterizzate da una bellezza fuori da qualsiasi banalità, occupa il palcoscenico con una grazia e una leggerezza difficile da immaginare se non la si osserva direttamente. Più interiore la recitazione di Elena, la cui ironia è molto più razionale, in cui il corpo è volutamente mortificato dalla psicologia del personaggio, che per il sesso ha un rifiuto più culturale che biologico:  è una donna a cui la vita sfugge, nonostante l’abbia rincorsa utilizzando la cultura per affermare se stessa e per costruire la propria presunta personalità.

Ma gli esiti e le azioni che mettono le cinque donne l’una accanto all’altra, nel contesto, sono il dispetto o il capriccio amoroso oppure la tragicità: sono queste la molla – leggera come un soffio – della loro consapevolezza – che interiormente hanno da subito ma che svelano attraverso tali  piccoli espedienti al pubblico. La regia di Reina è equilibrata, permette alle parole di non sfumare mai. La scena – forse un poco troppo scarna  - è di volta in volta una casa, un ufficio, un immaginario luogo della coscienza o del dolore.

E poi ci sono gli sbadigli, il sonno. Sono il piccolo e imprevedibile leit motive di quest’opera : un gesto facile, quotidiano, probabilmente involontario. Ma che deliziosamente ci stupisce.  E racchiude tutto il dubbio, tutto il desiderio di sparire e il sentire di essere comunque inadeguate proprio di queste cinque donne in cui il lavoro, l’amore, la maternità o il gioco sessuale non sono che costumi, scene, teatro. La vita è altrove. E loro la cercano.

I love working. Cinque donne in carriera. Scritto e diretto da Gianluca Reina. Con Marzia Croce, Bonaria Decorato, Chiara Pavoni, Ghila Manor, Francesca Romana Miceli Picardi. Al Teatro Agorà di Roma fino al 23 maggio 2010 e poi in tournè.