Doppiofondo: una storia teatrale
Tratto da i Racconti di George Simenon lo spettacolo di Luigi Romagnoli mette in scena la storia di alcuni personaggi che attraverso le luci e le ombre del palco svelano i lati oscuri e quelli luminosi del loro essere.
La scena ci appare senza mobili, quadri; senza fiori. Le pareti sono scure e il pavimento melangiato di grigio è pulito ma spoglio. Il luogo del ricordo è senza segni e lì dentro la voce di Luigi Romagnoli – interprete oltre che scrittore e regista di Doppiofondo, l’opera teatrale ispirata ai Racconti proibiti di George Simenon che lui realizza – si erge chiara per narrarci quello che accade a lui padre, quello che accadeva a lui figlio.
Il racconto inizia dalla sue note vocali e prosegue attraverso i suoi occhi chiari, che le luci – unico elemento scenografico, sapientemente usato - rivelano essere ancora più smarriti delle parole, come se il personaggio avesse perduto le lenti che li proteggevano, che ingrandivano le lettere del mondo rimediando ad una miopia psicologica, oltre che di fatto. Una mancanza di veduta che improvvisamente diventa orizzonte larghissimo e chiarissimo. Durante una crisi di asma del figlio, infatti, costretto a cercare velocemente delle medicine in casa della madre, il protagonista troverà alcune lettere che gli porteranno alla mente non solo i ricordi dei suoi parenti durante l’infanzia; degli umori di suo padre, di sua madre, e della bella zia dalla pelle candida e dai capelli rossi. Troverà spiegazione allo sguardo sfuggente del padre, al suo umore, alla sua solitudine. Troverà spiegazione al dolore che aveva provato per i suoi giocattoli, che erano stati distrutti durante una terribile mattina, e per quelle sere invernali, caratterizzate spesso da una indefinibile paura.
Attraverso le parole del protagonista prendono corpo sulla scena – con le vesti degli attori Claudio Morici e Paola Fulci – il padre Richard e la zia Elise. Sono innamorati e coinvolti in una passione che sanno di non poter vivere liberamente – poiché complicata dai rapporti familiari e dall’ossessivo comportamento del marito di lei - ma che consumano tra momenti di grande felicità e momenti di alta disperazione, così come avviene in ogni passione, in cui la mancanza di equilibrio è sempre una delle caratteristiche principali. La bella Paola Fulci ha una voce limpida, convincente, con la quale risorge per declamare le sue lettere e fa trasparire tutta la sua sensualità, chiara e composta, così simile alla sua pelle, levigata dalle luci del teatro, che ne sottolineano la delicatezza dei toni fino a quando – invece – la tristezza non trasforma l’espressione del suo volto in una maschera fatta di ombre nette, in cui poi si anniderà la pazzia.
Doppiofondo è un’opera teatrale che evoca la storia di molte morti, cominciando da quella elusa del figlio fino all’esistenza vissuta – ma scivolata via - della madre; fino allo svelamento – luminoso anch’esso, ma solo nel ricordo – di un’espressione di identità che con la morte confina. Narra di un dramma, che non ha mai i toni della tragedia, perché appare terribilmente quotidiano, e possibile.
Doppiofondo, di Luigi Romagnoli. Con Luigi Romagnoli, Paola Fulci, Claudio Morici.
Al Piccolo Teatro Campo d'Arte di Roma e poi in tournée
