Francesco Paolantoni attore bravissimo
Nella commedia di Eduardo De Filippo Uomo e Galantuomo Paolantoni e Taiuti sono bravi e divertenti. L'opera ci fa ridere e pensare al teatro e al mondo.
Uomo e galantuomo è una commedia che Eduardo De Filippo scrisse per Vincenzo Scarpetta e che oggi il regista Armando Pugliese ripropone in scena con Francesco Paolantoni nella parte del protagonista don Gennaro.
La commedia è divertente, scritta dalle mani di un autore che conosceva ed amava il teatro, spesso senza distinguerlo dalla vita. Per questo all’interno dello spettacolo oltre ad una catena di equivoci comici sul tema a lui caro della finta pazzia, si evidenzia l’espediente del teatro nel teatro – il meta teatro – in cui una povera compagnia allestisce le prove di uno spettacolo avendo a disposizione pochi mezzi economici ed attori non molto bravi. Pieni invece di capacità sono gli attori che ne interpretano i ruoli: Francesco Paolantoni è bravissimo, preciso, pienamente in sintonia con il ritmo dello spettacolo in una difficile interpretazione di don Gennaro – dovendosi misurare con una tradizione di illustri predecessori – la sua spalla Tonino Taiuti – che interpreta il ruolo del suggeritore – è altrettanto bravo nel continuo scambio di battute esilaranti. Anche Nando Paone bene interpreta il suo personaggio, regalando a noi che ascoltiamo, durante quasi tre ore di spettacolo, un divertimento sempre costante, in cui il tempo che ci interessa è solo quello dello svolgimento, così ben scandito.
L'opera ha i toni di un periodo storico ormai passato, ma gli insegnamenti del capocomico sono una lezione di recitazione sempre viva – anche se contemporaneamente servono come occasione di risata e di elemento sdrammatizzante. Rivelano quindi una sapienza d’autore oltre che essere un importante esercizio per l’attore che vuole misurarsi con il ritmo della recitazione, con il tempo della comicità, con tutti gli espediente dell’arte teatrale che vanno dal testo al palcoscenico e viceversa. In un continuum in cui la vita degli attori in scena entra all’interno del copione o, al contrario, la loro capacità di recitare influenza il loro modo di affrontare gli eventi.
Francesco Paolantoni non è mai eccessivo, mai enfatico nella sua interpretazione. L’uso che fa del dialetto napoletano è piacevole, morbido, e riesce a rendere comprensibilei le sue parole anche a chi è geograficamente lontano dalla sua terra di origine e da quella di questa commedia. La sua recitazione, per esempio il suo modo di ripetere una battuta che all’interno della commedia è una sorta di leit motiv leggero e divertente – la famosa frase “Tengo una boatta” – è completamente in sintonia con lo svolgimento ed anche l’uso che fa del suo corpo sul palcoscenico delinea bene il suo personaggio che, pur non essendo complicato psicologicamente, presenta delle caratteristiche così nette – a volte stereotipate - che devono essere rese uniche ogni volta da colui che ne indossa i panni, il cappello, la giacca macchiata. Franceso Paolantoni riesce a trasmettere, a noi che guardiamo, il piacere e il privilegio che sembra provare lui, recitando questo ruolo scritto da un maestro. Il piacere del suo camminare leggero lungo il palcoscenico, indirizzando a noi – al suo pubblico - una voce che ci guida verso una risata che ci libera e ci arricchisce.
Uomo e galantuomo, di Eduardo De Filippo. Regia di Armando Pugliese. Con Francesco Paolantoni, Nando Paone, Tonino Taiuti, Ciro Capano, Fulvia Carotenuto, Patrizia Spinosi, Susy Del Giudice, Giuseppe Mastrocinque, Federica Aiello, Sergio Celoro, Antonio Fiorillo. Al Teatro Sala Umberto di Roma e poi in tournè.
