
Si chiama
Opera Pop perché ricorda a tutti i quarantenni il loro semplice e polare passato: sono trascorsi poco più di vent'anni dal periodo di plastica, dal decennio 1980, in cui l'edonismo e la fiducia - ma anche la prima disoccupazione e le insoddisfazioni politiche - erano il contesto sociale in cui padri e figli , madri senza marito e giovani alla ricerca dell'arte costruivano le loro esistenze. Allo stesso modo vivono e si muovono gli attori di
Karma Party, la commedia Opera pop in scena a Roma, al
Teatro Vascello, firmata
Centrone,
Lenzi e
Polizzi. La scenografia ricorda l'opera di Mondrian; le musiche citano gli innumerevoli autori rock di quegli anni - e vantano non solo le voci interpretative di personaggi che sanno cantare, ma anche di due musicisti presenti sul palcoscenico.
La storia non è originale, proprio come spesso non lo è la vita. Ci sono gli illusi; gli adolescenti un po' confusi ma sostanzialmente buoni; i padri che hanno saputo costruirsi un riscatto economico ma non un solido io che lo possa sostenere fino in fondo. Ci sono donne innamorate e illuse oppure apertamente votate alla loro professione e ironiche. Soprattutto ci sono delle attrici e degli attori bravissimi, che riempiono la scena senza aver mai bisogno di essere enfatici ma che, supportati dalla tecnica e dalla serietà - sia emotiva che professionale - sanno rendere credibile il personaggio che interpretano con leggerezza, regalandogli contemporaneamente corpo fisico. Tra questi sono particolarmente bravi Gianluca Enria, nel ruolo del padre - Claudio - capace di essere a volte cinico, altre confuso; addirittura comico malgrado se stesso. Ed anche Letizia Piva, nel ruolo della moglie Alice: molto madre, aggraziata ma in grado di pensare e quindi di dubitare.
Alice è devota ma mai cieca di fronte a ciò che i figli sono, e poi potranno essere. Ed è soprattutto consapevole di quello che il Karma Party le sta mostrando. Si tratta ovviamente del cenone di Natale: momento emblematico di molte commedie di genere, dal teatro fino alle fiction televisive. Momento in cui la retorica è voluta, consapevole, necessaria alla spiegazione di un evento che non distrugge la magia e forse neppure le illusioni di un personaggio come Michela, una sorprendente Magda Gomes, non solo bellissima ma anche capace di usare la bellezza in teatro, di farla diventare corpo sinuoso e voce da ascoltare. Una commedia in cui "Morto un atto se ne fa un altro" come narra uno dei personaggi, dove non c'è posto per la tragedia - neppure quando questa accade veramente. Poiché le stupidaggine della gioventù sembrano tutte effimere: proprio come i saluti durante gli aperitivi; gli abiti neri dei Dark; la ricerca di una spiritualità che più che altro è rituale sociale. Come accadeva negli anni Ottanta, trampolino di lancio di un missile che non ha mai scoperto una nuova civiltà.
Karma Party, di Centrone Lenzi, Polizzi. Regia di Francesco Polizzi. Con Magda Gomes, Gianluca Enria, Vittorio Centro, Letizia Piva, Pietro Masotti, Letizia Mongelli, Francesco Campanile, Carlotta Piraino, Raffaele Mortellato Lampis, Roberto Petroli, Fabio Servilio. Al Teatro Vascello di Roma e poi in tourneè.