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L'importanza di essere... franchi e audaci

— archiviato sotto: , ,

La messa in scena dell'opera di Oscar Wilde è una scelta difficile in cui si misura non solo il talento ma anche il coraggio.

locandinalImportErnestL’importanza di chiamarsi Ernest di Oscar Wilde è una commedia perfetta: l’autore scrive con saggezza e conoscenza delle tecniche teatrali. Il testo è piacevolmente comico ma soprattutto le affermazioni, spesso sottili e ricche di allusioni sul contesto sociale, sono lo schema di riferimento a cui può rivolgersi anche la ricerca linguistica. Tutto il potere risiede infatti nelle parole, che creano referenti e situazioni. Non solo perché questa è la sintesi del teatro di testo, ma perché è quello che spesso accade in un mondo in cui anche la politica si costruisce sugli effetti delle affermazioni più che sulla realizzazione vera e propria di queste.

Oscar Wilde costruisce personaggi che sono sia comici sia originali, privi di scrupoli,  dotati di personalità – gli uomini come le donne, appartenenti a qualsiasi categoria sociale, governanti comprese -  di un carattere deciso e ben delineato. Riuscire perciò a rendere con efficacia scenica  questo testo - lungo e complesso, anche se apparentemente basato su un intreccio il cui scioglimento appare facilmente realizzabile - non è semplice. Vi sono notevoli ribaltamenti tra le competenze che ci aspettiamo possano appartenere al pensiero e alle azioni di un personaggio di un determinato sesso o di una determinata età. L’autonomia che ciascuno dimostra – sebbene espressa attraverso il continuo dialogo con il proprio antagonista - è contemporaneamente sia reale sia simbolica.

Rappresentare oggi questa commedia pone perciò il problema di come e se affrontare una trasposizione temporale che la liberi dal rischio di fare museo o celebrazione dell’epoca storica a cui appartiene. Gli attori della compagnia in Vite in bianco e nero  hanno provato a realizzare, nella messa in scena con la regia di Massimiliano di Stefano al Piccolo Teatro Campo d’Arte di Roma, uno spettacolo che pur non avendo nulla di rivoluzionario ha messo in evidenza il potere del verbo, non solo creatore di mondi e universi, ma anche di società, economie e felicità individuali.

  Reduci dalla rappresentazione di un’opera in cui era vivo l’eco delle parole di Woody Allen, il lavoro degli attori ha saputo cogliere – anche attraverso la scelta di un percorso coerente nelle scelta delle opere da rappresentare -  la incredibile corrispondenza che questa commedia di cento anni precedente, ha con quelle dell’autore a noi vicino, con i suoi film, in cui l’affermazione del bene  e del piacere passano soprattutto attraverso l’affermazione di ciò che è bene e piacere per il singolo individuo. Un senso della gioia e del godimento che può differire da un soggetto ad un altro, senza implicare l’offesa di alcuna moralità.

La trasposizione scenica – accurata nella scelta dei costumi, nelle scene semplici ma evocative, piene di fiori colorati in rappresentanza di un giardino campestre e in particolare nella scelta registica di una recitazione in cui la leggerezza di alcune movenze – sia maschili che femminili – hanno fatto risaltare la bravura di alcuni attori confermando per esempio la padronanza scenica di Ilenia Ceroni, che pur  interpretando un personaggio non protagonista, Miss Prism, ha saputo essere sempre equilibrata e perfetta sia nei ritmi scenici sia in quelli espressivi. Il gioco sul cibo, la sua continua masticazione, e le mani usate come esempio di civiltà, hanno fatto da segno teatrale in molti momenti dello spettacolo, rendendo chiaro l’intento del regista e dell’intera compagnia, di evocare il mondo odierno attraverso l’ironia su quello passato.

Abbiamo però avuto l’impressione che siano restati volutamente un po’ lontani dal salto creativo rivoluzionario, necessario affinché il testo classico possa diventare davvero pre-testo per un teatro realmente nuovo. Sebbene siamo certi che gli attori di Vite in bianco e nero sapranno osare presto.

L’importanza di chiamarsi Ernest di Oscar Wilde. Regia di Massimiliano Di Stefano. Con Luca Marengo, Luca Laviano, Francesca Pacchia rotti, Ilenia Cerioni, Elena Giofrè, Arianna De Angelis, Alessia Colibazzi, Mattia Moretti, Andrea Ricciardi. Al Piccolo Teatro Campo d’Arte di Roma e poi in tournè.

 

Copyright 2009, by the Contributing Authors. Cita/attribuisci la Risorsa. lucilla. (2009, December 21). L\'importanza di essere... franchi e audaci. Retrieved February 09, 2012, from conTESTI.eu Web site: http://www.contesti.eu/teatro/limportanza-di-essere...-franchi-e-audaci. Il presente lavoro è licenziato sotto una Creative Commons License Creative Commons License