Testimoni: quello che si vede; che si immagina, che si diventa oppure si è.
Nello spettacolo teatrale di Angelo Longoni le identità si intrecciano; i personaggi sono qualcosa, diventano altro, cambiano ancora. In una messa in scena in cui il ritmo non annoia, c'è tempo per il divertimento e per lodare la bravura dei tre attori.
Sono due amici e le loro identità stanno per cambiare insieme. Hanno assistito ad un delitto e devono essere protetti. Così le loro azioni quotidiane si svolgono in un luogo segreto in cui la loro vita – dall’interno, nella memoria, nella psicologia e nelle parole – comincia a cambiare, velocemente. Un cambiamento che stravolge i fatti.
Testimoni – scritto e diretto da Angelo Longoni, la cui esperienza teatrale è lunga , sia come regista sia come drammaturgo, e che si è espresso come autore e direttore di opere sia cinematografiche sia realizzate per la televisione – è interpretato da tre attori bravissimi: Giampiero Ingrassia, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo.
I primi due sono Marco e Franco, gli amici che diventeranno Piero e Luigi nel programma di protezione, l’altro è il poliziotto misterioso, l’agente senza nome – in codice C1 – che ha l’incarico di trasformarli e allenarli alla nuova identità ma che spesso ha modi da persona ambigua, simili a quelli dei malviventi che perseguita. I due protagonisti, che si muovono e parlano nello scantinato grigio in cui sono rinchiusi, possiedono ancora la naturalezza della loro precedente esistenza; leggono i giornali e vogliono telefonare alle loro amate – una compagna o una madre – non adattandosi alla stessa maniera all’esistenza nuova che è stata preparata per loro.
Franco vuole lasciare la sua vita precedente, liberarsi delle ossessioni che lo rendevano debole – seppure intelligente e consapevole – mentre Marco, che era contento di sé, della sua piccola esistenza borghese, della sua innamorata e del suo lavoro che gli sembrava stesse prendendo una buona piega di successo, vorrebbe che tutto ciò non fosse né stravolto né abbandonato. Ma la storia politica prende il sopravvento su quella personale. Le esigenze di una società non solo cinica ma soprattutto distratta, onnivora, che velocemente metabolizza le persone per un bene comune che non viene percepito come tale, non si incontrano con la loro sensibilità.
La solitudine del luogo – forse un sottosuolo, ma forse un antro della mente – in cui sono rinchiusi – li rende insicuri. Anche se le battute che pronunciano sono spesso leggere, piacevolmente comiche, tanto da mantenere sempre vivace l’attenzione del pubblico per tutta la durata dello spettacolo. Il pubblico non può essere condotto verso una soluzione. Le luci restano fredde e la musica – da Bach al rock – è sempre forte – quando c’è – e sempre volutamente e sapientemente distante dall’emotività sia dei personaggi sia di chi li osserva.
Perciò i protagonisti, i testimoni, restano soprattutto passanti, che hanno assistito testimoni per caso a ciò che verrà eliminato, ad una morte che è solo una fine. La causa è un ingranaggio, l o scopo è sfuggente.
Testimoni, scritto e diretto da Angelo Longoni. Con Giampiero Ingrassia, Cesare Bocci, Giovanni Vettorazzo. Fino al 14 marzo al Teatro Sala Umberto di Roma e poi in tournèe
